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Ultimi aggiornamenti

Intervista a Midi Z

Midi Z alla Mostra del cinema di VeneziaDi origini cinesi, nato in Myanmar nel 1982, emigrato a Taiwan ancora adolescente, Midi Z ha uno sguardo decentrato su nazionalità e confini. Fin dal suo esordio la sua attenzione si è concentrata sulla questione birmana e sul significato di dignità e migrazione. Return to Burma (2011), passato al festival di Rotterdam, è un ritratto meditativo e dolente di un paese povero, indecifrabile, strenuamente vivo. In seguito Midi Z si è dimostrato attivissimo, grazie a co-produzioni tra Taiwan, Myanmar e paesi europei. Ha presentato al festival di Berlino i successivi Poor Folk (2012) e Ice Poison (2014), ha diretto il documentario Jade Miners (2015) e una manciata di cortometraggi, mentre il più recente The Road to Mandalay (2016) è passato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori.

 

Intervista a Ko Kai

Ko Kai in The Road to Mandalay (2016)Ko Kai, conosciuto anche come Ko Chen-tung, è giunto al cinema quasi per caso. Nato nel 1991 a Taiwan, ha esordito a 20 anni nella commedia generazionale You Are the Apple of My Eye (2011) di Giddens Ko. Lo spropositato successo della pellicola in tutto l'est asiatico lo ha catapultato sul mercato.

 

YASUJIRO OZU. SCRITTI SUL CINEMA (2016)

Yasujiro Ozu. Scritti sul cinema (2016)Ozu Yasujiro (1903-1963), tra i più grandi registi giapponesi e della storia del cinema mondiale, ha lasciato molti scritti sul cinema e sul suo mestiere, per lo più occasionati da richieste esterne - un intervento su un giornale, un articolo per una rivista. Il merito di averli trovati, riuniti, catalogati è studiati è del critico Masasumi Tanaka (1946-2011), che in Giappone ha curato diverse raccolte in grado di gettare nuova luce interpretativa su un autore già molto studiato, in molti casi canonizzato. Scritti sul cinema, a cura di Franco Picollo e Yagi Hiromi, raccoglie e traduce una selezione di quegli scritti, tracciando un percorso toccante nella sensibilità artistica di Ozu.

 

Transilvania International Film Festival 2016

Transilvania International Film Festival 2016Nella sua lettera di saluto posta a introduzione del catalogo, il Ministro della Cultura romena, Corina Şuteu, scrive di come Scott Foundas, Programming Executive degli Amazon Studios ed ex-capo redattore di Variety, le abbia una volta confidato come TIFF significhi ormai per lui Transilvania International Film Festival e non più acronimo per il festival di Toronto. E in effetti  il Transilvania International Film Festival di Cluj-Napoca, giunto alla sua 15ma edizione e svoltosi  dal 27 maggio al 5 giugno 2016, ha visto anno dopo anno una crescita esponenziale sia da un punto di vista dei visitatori, delle pellicole e degli ospiti, sia da un punto di vista qualitativo. Tutto grazie all’intraprendenza del suo fondatore e presidente Tudor Giurgiu.

 

Intervista a Sono Sion

Sono SionIl Transilvania Film Festival di Cluj-Napoca è da sempre attento alle cinematografie provenienti dall'est asiatico, con particolare riguardo per Giappone e Corea del Sud. In questa edizione 2016, la 15ma, la kermesse guidata da Tudor Giurgiu, presidente del TIFF, dedica una retrospettiva al grande quanto controverso autore giapponese Sono Sion. Dieci le pellicole proposte: Suicide Club (Jisatsu Circle, 2001), Noriko's Dinner Table (Noriko no shokutaku, 2004), Love Exposure (Ai no mukidashi, 2008), Be Sure to Share (Chanto tsutaeru, 2009), Guitly of Romance (Koi no tsumi, 2011), The Land of Hope (Kibo no kuni, 2012), Love & Peace (Rabu & Pisu, 2015), Tag (Riaru onigokko, 2015), Shinjuku Swan (2015) e The Virgin Psychics (Eiga: Minna! Esupa da yo!, 2015). Presentiamo di seguito la testimonianza di Sono Sion, raccolta sabato 28 maggio alla proiezione di Guilty of Romance al cinema Florin Piersic, quasi del tutto pieno, alla presenza anche della protagonista Kagurazaka Megumi.

 

Handmaiden, The (2016)

The Handmaiden (2016)Corea, 1930. Durante l’occupazione del Giappone, la giovane Sookee diviene cameriera al servizio dell’ereditiera giapponese Hideko, che vive segregata in una ricca dimora con lo zio Kouzuki. Ma la ragazza nasconde un segreto: è in realtà una ladra assoldata da un Conte giapponese per spingere Hideko a sposarlo e impossessarsi così del suo patrimonio. Il progetto sembra concretizzarsi, ma inaspettatamente Sookee e Hideko si innamorano e decidono di cambiare il loro destino, in un continuo gioco di inganni e false verità.

 

Intervista a Khashem Gyal

Il regista tibetano Khashem GyalKhashem Gyal è una delle voci più interessanti dei documentari e del cinema in genere tibetani. Il suo lavoro Valley of the Heroes (2013), visto in Italia nell’edizione 2014 di Intima Lente – Festival di Film Etnografici, rappresenta uno splendido e potente esempio di cinema di indagine e di documentazione che si fa anche passione civile per una cultura, quella tibetana, in una provincia lontana, una cultura che deve essere salvaguardata. Questa salvaguardia passa anche attraverso l’opera di  Gyal, da sempre attento al suo Tibet.

 

Tokyo Love Hotel, dal 30 giugno in sala

Tokyo Love HotelDal 30 giugno 2016 esce nei cinema italiani Tokyo Love Hotel (Kabukicho Love Hotel) del regista giapponese Hiroki Ryuichi, distribuito dalla meritoria e coraggiosa Tucker Film. Il film, presentato al Toronto International Film Festival nel 2014 e in seguito proiettato anche al Far East Film Festival di Udine, è un racconto corale che ruota intorno all'Atlas, un love hotel come tanti del quartiere Kabukicho di Tokyo. Tra sesso, umorismo e spleen esistenziale, Hiroki segue i suoi protagonisti stralunati e stanchi lungo un giorno e una notte. Tra segreti e sogni inconfessati, uno sguardo al Giappone contemporaneo lontano dagli stereotipi.

 

Trento Film Festival 2016

Trento Film Festival 2016Numerosa la presenza asiatica nelle varie sezioni del Trento Film Festival, la grande kermesse dedicata alla cinematografia di montagna giunta alla sua 64° edizione, svoltasi dal 28 aprile all’8 maggio 2016. La Cina il paese più rappresentato con ben quattro pellicole. Si parta da  Himalaya: Ladder to Paradise (2015) di Han Xiao e Liang Junjian. Si tratta di uno splendido documentario che porta lo spettatore nel monastero di Rongbuk, a pochi chilometri dalla cima dell’Everest. Un monastero che è il tempio più alto al mondo, ma che vede la presenza di un solo monaco, Agusta Sanjay, che vede l'Everest come l'incarnazione di Dakini, colui che vive lontano dal caos del mondo.

 

Apprentice (Singapore, 2016)

Apprentice (2016)Il padre di Aiman è morto quando questi era ancora un bambino, in seguito alla condanna a morte per la sua attività di spacciatore. Nonostante ciò, Aiman decide di lavorare proprio in una prigione, per aiutare le persone che hanno sbagliato nel loro percorso di rieducazione. Per una serie di circostanze, il ragazzo lavora a stretto contatto con Rahim, il boia che ha ucciso suo padre, e finisce per diventarne l’assistente.

 

Exile (Cambogia, 2016)

Exile (2016)Il segno lasciato, anche a distanza di anni, dalla visione di L’immagine mancante (2013) - e più in generale dalla filmografia di Rithy Panh (si veda lo scioccante S21: La macchina di morte dei Khmer Rossi, del 2003), quasi interamente dedicata alla rielaborazione della tragedia cambogiana - è indelebile, proprio come il dolore che vi è raccontato. Uno dei molti meriti dell'opera di Panh è quello di aver riaperto una ferita troppo profonda per essere dimenticata e archiviata come semplice avvenimento storico. Quanto messo in opera dagli Khmer rossi di Pol Pot costituisce il più terribile esperimento di esasperazione rivoluzionaria, condotto a spese di un popolo annullato culturalmente quando non fisicamente.

 


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