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Omosessualità e Tian'anmen: da Beijing Story a Lan Yu

Tuesday, 08 October 2013 12:26 Eleonora Fanile Articoli - Approfondimenti
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omosessulait_e_tienanmen_lan_yu_1Cosa succede quando due grandi tabù della società cinese vengono inseriti in un romanzo e poi addirittura trasposti in un film? Una prima conseguenza è inevitabilmente la censura. Ciò non avviene però quando l'autore ha la geniale e sofferta pensata di far circolare la sua sua opera in forma anonima sul web: è questo il caso di Beijing Story (1996). L'anonimato dell'autore non ha solo consentito che questi non fosse perseguitato nella vita privata, ma ha anche giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell'opera che ancora, dopo tanti anni, riesce a fare scalpore. Cinque anni dopo l'uscita del romanzo, nel 2001, il regista hongkongese Stanley Kwan decide di trarne un film di altrettanto successo, Lan Yu.

omosessulait_e_tienanmen_lan_yu_2La relazione tra Handong, uomo d'affari sulla trentina, e Lan Yu, giovane studente di architettura, muta nel corso del romanzo: da rapporto meramente sessuale diventa una relazione basata su un profondo affetto e una sconvolgente passionalità, ma caratterizzata da bruschi alti e bassi. Alla fine degli anni Ottanta, in un clima socio-politico teso, anche l'amore omosessuale, quello negato da tutti, è una forma di protesta contro il sistema. In una Cina che brulica di cambiamenti e dove l'apertura verso il pensiero e l'economia occidentale non è mai stata tanto significativa, i due protagonisti cercano di dare un senso alla propria esistenza, consapevoli di vivere in un periodo in cui tutto è confuso, persino il loro amore. Ma un ulteriore ostacolo si interpone tra i due amanti: la morale confuciana, secondo cui lo scopo della vita di un uomo è sposarsi e avere figli per portare avanti la discendenza. Questo esclude in partenza che una relazione tra due uomini possa mai essere accettata da una società ancora fortemente legata ai valori tradizionali come quella cinese.

Mentre i due si amano, si odiano, si cercano e si respingono, vediamo sullo sfondo una Cina che si trasforma, e Handong ne è l'emblema. Egli, con la sua spregiudicatezza, rappresenta la classe capitalista emergente cinese degli anni Ottanta in un periodo di forte ascesa economica e in un contesto di globalizzazione, tant'è che viene fatta spesso menzione nel romanzo dei suoi numerosi affari con l'estero e di come questi gli fruttino parecchi soldi. Il tema del capitalismo permea tutta la vicenda dal principio alla fine. L'azienda di Handong ha un valore di oltre un centinaio di milioni di yuan, cifra esorbitante, e il protagonista può quindi permettersi di acquistare regali costosi per Lan Yu, il quale però, operando una forma di ribellione, li accetta ma decide di non usarli quasi in nessun caso.

omosessulait_e_tienanmen_lan_yu_3La tendenza di Handong è quella di ridurre spesso e volentieri la relazione con Lan Yu a uno scambio commerciale: è egli stesso che paragona la loro storia a una transazione fra cliente e prostituta, ripetendogli più volte durante i loro litigi che non troverà mai un cliente generoso come lui, e rinfacciandogli di non ricambiarlo come dovrebbe. Se quindi da una parte possiamo definire Handong un "soggetto economico", la definizione attribuibile a Lan Yu è "soggetto rivoluzionario": da quella sorta di ribellione nei confronti delle imposizioni subite (i doni prepotenti di Handong) fino alla partecipazione alle proteste di piazza Tian'anmen, Lan Yu a suo modo prende parte a quel cambiamento che investe tutta la Cina. L'amore che troviamo in Beijing Story ha valore affettivo ma anche valore di scambio, e i protagonisti sono consapevoli dell'impossibilità di tracciare una netta separazione tra i due.

omosessulait_e_tienanmen_lan_yu_4Rispetto al romanzo, la trasposizione cinematografica è capace di trasmettere le sensazioni dei personaggi e la tensione di alcune scene anche attraverso un abile uso delle luci e delle ambientazioni. Lo stato d'animo dei protagonisti trova corrispondenza nella scelta di ambientare le scene per lo più in interni, spazi talvolta angusti che spesso suscitano quasi un senso di soffocamento. Ipotizzo che la scelta fatta non sia stata accidentale: la segretezza della relazione tra Handong e Lan Yu implica che essi si frequentino al riparo da sguardi indagatori e indiscreti, e cosa c'è di meglio di una stanza semibuia, con luce che filtra in fasci sottili dalle finestre per esprimere la clandestinità di tale rapporto? Altro espediente tecnico utilizzato da Kwan è il ricorso al tropo-immagine dello specchio. Come asserito da David L. Eng in un articolo pubblicato sulla rivista periodica Positions: Asia Critique, quasi ogni incontro tra i due amanti è caratterizzato da una serie di riprese incorniciate all'interno di uno specchio o di una superficie riflettente, che conferiscono al film una logica visuale che "non è solo quella di mettere insieme due spazi diversi, ma di unire anche i due amanti separati che occupano tali spazi". Questi spazi paradossali, che vanno oltre la logica visiva cui siamo abituati, vengono fatti corrispondere da Eng allo "spazio omosessuale della CIna". Altra scelta del regista è stata quella di non mostrare sullo schermo le proteste di Tian'anmen, ma piuttosto di farle ascoltare attraverso il rumore degli spari e di mostrarle "affettivamente" inquadrando l’abbraccio tra i due innamorati, creando un forte contrasto tra ciò che si sente in sottofondo e ciò che si vede sullo schermo.

Ecco così due forme d'arte, narrativa e cinematografica, che riescono a comunicare in due modi differenti non una semplice trama, una storia d'amore tormentata e dai riferimenti sessuali espliciti, ma molto di più. Beijing Story come Lan Yu racchiude dentro di sé una serie vastissima di contraddizioni che insegna al lettore/spettatore quanto fossero complesse le realtà politiche, economiche e sociali della Cina tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso, e dimostra anche che il discorso delle identità sessuali non può mai essere scisso dal suo contesto storico e politico.


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