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The Ring vs. Ringu

Tuesday, 01 November 2005 00:00 Stefano Locati Articoli - Approfondimenti
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The Ring, di Gore Verbinski, ha riscosso un ampio consenso in tutto il mondo: insolito risultato, per un horror di confine che punta tutto su un'atmosfera plumbea e opprimente. Merito certo di una campagna pubblicitaria non indifferente, ma anche di una trama all’apparenza semplice, e ciononostante sottilmente inquietante. Vi diranno che è l'horror più pauroso degli ultimi anni; vi diranno che Verbinski ha confezionato un film ricco di suspence, in grado di mantenere la tensione sino alla fine; vi diranno persino che si tratta di un bel film. Eppure l'operazione della Dreamworks lascia con l'amaro in bocca. Perché che senso può avere girare il remake di un film di pochi anni precedente (Ringu, del 1998), con la sola variante di peggiorarlo? Capiremmo se si trattasse di una pellicola molto vecchia, o di un film introvabile. Capiremmo fosse una versione aggiornata o riveduta, che contiene novità formali ed estetiche. Potremmo persino capire se ne risultasse una dichiarazione d'amore incondizionato come quella tentata da Gus Van Sant per Psycho. Invece ci troviamo di fronte a un pallido riflesso, luccicante quanto si vuole, ma inafferrabile e disadorno. Dove l'originale aveva la forza di insinuarsi sottopelle, attanagliando lo stomaco col suo procedere ipnotico, rimane una novelization del tutto mediocre nello smontare le intuizioni originarie per farne un collage di scenette sì ben congegnate, ma del tutto derivative. Naturalmente poteva essere fatto di peggio, e c'è da dare atto che The Ring si eleva sopra la desolante media degli ultimi anni; si torna però alla domanda inziale. Qual è il senso di rifare un ottimo film horror, solo per peggiorarlo?
Certo gli instant-remake non sono una novità, oggi come ieri, a Hollywood come altrove - si pensi a Hong Kong (o si guardi al dubbio The Ring Virus coreano). Se però alcuni sono un tentativo genuino di rilettura e approfondimento, nella maggior parte dei casi si tratta di semplice vampirismo industriale. Qual è la logica che vi sta dietro? Tentiamo un'ipotesi, neanche troppo campata in aria: siccome Ringu era un film incontestabilmente giapponese, scritto da un giapponese (è tratto dall'omonimo libro di Suzuki Koji), diretto da un giapponese (Nakata Hideo), recitato da attori giapponesi - la casa di distribuzione statunitense ha temuto potesse essere eccessivamente distante dal sentire dello spettatore medio occidentale. Ne ha così acquistato i diritti, lo ha smontato pezzo a pezzo e lo ha rimontato in modo da renderlo più facilmente digeribile (non sia mai che il pubblico venga inquietato da qualcosa di non omologato, da qualcosa che non si aspetta). Il maquillage non è quindi solo di facciata - là giapponesi, qui caucasici - quanto strutturale. Mentre Ringu aveva il coraggio di far sgorgare la tensione dall'attesa, dal rumore di fondo, The Ring riscrive il terrore in chiave meno intransigente, perdendo in impatto: per accorgersene basta confrontare la scena "del televisore" (chi ha visto, sa). Nella controparte americana il montaggio e il gioco di inquadrature spazzano via ogni brivido; nell'originale giapponese la pur statica sequenza è in grado di gelare il sangue nelle vene.
Ecco che quello che dovrebbe essere il segno della superiorità produttiva di Hollywood su tutte le cinematografie locali - riuscire a portare al successo mediatico globale una pellicola copiata, riveduta e corretta - diventa solo il simbolo del suo velato “razzismo” e dell'impreparazione del pubblico occidentale ad accogliere il diverso (e il perturbante). In questo modo un film passabile, ma non eccelso, ha un successo impensabile in tutto il mondo - persino in Giappone! - mentre solo pochi fortunati (in Italia soprattutto) riusciranno a vedere il dimenticato progenitore. Per chi non lo avesse ancora visto, il consiglio è allora di recuperare Ringu, di dargli una possibilità - magari prima di avvicinarsi al corrispettivo statunitense. Sono disponibili diverse versioni in dvd: la più accessibile è quella inglese, la più economica quella hongkonghese - e forse uscirà anche una versione italiana. Del film esistono anche un prequel, del 2000 (Ringu 0), tutto sommato evitabile, e un sequel, Ringu 2 - meno inventivo ma altrettanto angosciante (il vero seguito andrebbe considerato Rasen / Spiral, ma visto lo scarso successo e la poca perizia con il quale è girato, si tende spesso a fare come se non esistesse).

Filmografia
1998 Ringu di Nakata Hideo
1998 Rasen/Spiral di Iida Jouji
1998 Ringu 2 di Nakata Hideo
1999 The Ring Virus di Kim Dong-bin
2000 Ringu 0 di Tsuruta Norio
2002 The Ring di Gore Verbinski

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