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Manga contro eiga

Tuesday, 13 September 2005 00:00 Stefano Locati Articoli - Approfondimenti
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Il connubio tra manga e cinema è all'ordine del giorno da decenni, in Giappone. Primo media utilizzato è naturalmente l'animazione, ma elencare tutti gli esempi sarebbe qui impossibile (anche se ci sarà occasione di approfondire, in futuro); si è quindi preferito dare un assaggio - rimangono fuori decine di pellicole - del rapporto coi live-action, in particolare dell'evoluzione che ha portato da una prevalenza di film di cappa e spada, negli anni '70, fino all'emergere di una sensibilità più prettamente orrorifica.
Uno degli esempi più duraturi è Lone Wolf and Cub, tratto da un manga di Koike Kazuo e Kojima Goseki, di cui sono stati girati sei episodi (con strascichi in una serie televisiva) tra 1972 e 1974. Il primo, più noto come Sword of Vengeance, di Misumi Kenji, fissa lo stile sanguigno presentando in modo memorabile i personaggi; Ogami Itto, esecutore dello shogunato, perde il suo prestigio a causa degli intrighi della famiglia Yagyu ed è costretto a fuggire col figlio Daigoro. Stesso filone per i quattro episodi di Blind Oichi tratti da un manga di Tanashita Teruo; in Crimson Bat, Blind Sworswoman (1969), esempio di stile e purezza visiva, la spadaccina cieca aiuta un ex-galeotto a ritrovare la figlia abbandonata anni prima, facendo intanto chiarezza sui propri sentimenti. Ispirati a Koike Kazuo anche i due Lady Snowblood di Fujita Toshiya; nel primo e più riuscito, del 1973, Kaji Meiko interpreta una spadaccina solitaria che deve vendicare l'assassinio dei genitori, finendo in un tripudio di sangue e violenza. La stessa attrice aveva preso parte a Scorpion: Female Prisoner 701 di Ito Shunya, tratto dall'omonimo manga, nel ruolo di una detenuta che tenta la fuga ma viene catturata e torturata (il film genera ben cinque seguiti, l'ultimo nel 1977). Particolarmente vizioso anche il trittico incentrato sulla perversa figura di Hanzo the blade (dal 1972), tratti nuovamente da Koike Kazuo, in cui un detective del periodo Edo indaga su misteriosi crimini torturando le testimoni con metodi alquanto discutibili.
Più scanzonate le disavventure scolastiche dei due protagonisti di Be-bop High School (sei episodi dal 1985 al 1988), ispirate a un fumetto di Kiuchi Kazuhiro. Tratti invece da Aramata Hiroshi i tre episodi di Teito monogatari (il primo, dell'1988, è uscito anche in Italia come Megalopolis), oscura produzione apocalittico-fantascientifica. Da opere edite anche in italiano sono tratti il film dal vivo Cat's Eye (da Hojo Tsukasa), World Apartment Horror (che lo stesso Otomo Katsuhiro ha diretto nel 1990) e il ben più recente Poppoya. L'ultimo trend si concentra comunque sull'horror, che a differenza dell'occidente ha un pubblico in prevalenza femminile, erede degli shoujo manga a tinte forti moltiplicatisi da inizio anni '90. Capostipite è Eko eko azaraku (1995, conosciuto come Wizard of Darkness) di Satou Shimako, tratto da un fumetto di Koga Shinichi. Misa (un'incantevole Yoshino Kimika), è appena giunta in una nuova scuola in cui regna un clima perversamente morboso. Traballante nella prima parte, decolla nel finale, quando il gorgo di pulsioni e sospetti si libera in un catartico bagno di sangue. Dei due seguiti il più convincente risulta essere il primo (anche noto come Birth of the Wizard), più genuinamente inquietante. In Tomie (1999), di Oikawa Ataru, tratto da un manga di Itou Junji, la raggelante Kanno Miho è una conturbante adolescente che provoca nei suoi spasimanti il desiderio di farla a pezzi; lei però non muore, rigenerandosi all'infinito da ogni sua parte. Tomie Reply, decisamente inferiore, ha però uno degli incipit più cruenti, in cui lei rinasce dall'interno del corpo di una bambina alla quale è appena stato impiantato un suo organo. Uzumaki, sempre tratto da Itou Junji e diretto dal bizzarro Higuchinsky, narra la girandola di follia e terrificanti suicidi in cui cade un piccolo paese; interessante la regia spigolosa e il procedere sempre più vertiginoso degli eventi. Ultimo esempio è Ichi the Killer, 2001, dell'esuberante Miike Takashi, efferatissimo thriller gangsteristico ispirato al manga di Yamamoto Hideo, vagamente memore di Crying Freeman ma ben più malsano. Non di solo horror però si vive: ecco allora la chiusura del cerchio con Princess Blade, sempre del 2001, forsennato action all'arma bianca di Sato Shinsuke, ispirato dal solito Koike Kazuo e sorta di remake futuristico di Lady Snowblood.

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