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Corea in nero: il noir nel nuovo cinema coreano

Tuesday, 02 November 2004 00:00 Stefano Locati Articoli - Approfondimenti
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Quale altro genere può meglio sviscerare i paradossi e le contraddizioni di una società, se non il noir, abituato a storie torbide e con una propensione a indagare senza remore il lato oscuro di ogni persona? E quale società ha una storia ricca di contraddizioni e capovolgimenti, se non quella coreana, che - dalla dominazione giapponese d'inizio secolo ai drammi della seconda guerra mondiale, dal doloroso conflitto nord/sud negli anni '50 fino all'attuale compresenza di degrado e sviluppo - è un conglomerato di bombe sociali pronte ad esplodere? Non è quindi un caso che la riconquistata visibilità dell'industria cinematografica nazionale - esito di una lotta quotidiana cominciata a inizio anni '90, ma che ha fruttato solo sul finire del decennio - accanto ai melodrammi, genere con cui i coreani paiono essere in particolare sintonia, debba molto proprio a un cinema di confine più duro e pulsionale.
È il 1999 quando Kang Je-gyu, già responsabile del seminale ma deludente melò-fantasy The Gingko Bed, dirige Shiri - un action adrenalinico imbastardito con innesti politici e violenza a fior di pelle. Il film frantuma ogni record e mette a tacere numerosi blockbuster americani, tanto da guadagnare la testa della classifica dei film più visti; si tratta del segnale definitivo di una ritrovata maturità. I servizi segreti devono fronteggiare un reparto di terroristi del nord, il cui scopo ultimo è la riunificazione forzata dei due paesi; testa di ponte è una misteriosa assassina che semina morte e prepara i piani per trafugare il CTX, bomba indistinguibile dall'acqua. Non si è molto lontani da un qualsiasi prodotto medio statunitense, ma a distinguerlo pensano una schietta dinamicità nelle scene d'azione e un'attenzione insolita ai sentimenti - non banalizzati. Due pellicole contribuiscono a consolidare il trend: il virtuosistico Nowhere to Hide, abbellito da movimenti di macchina mozzafiato e ciononostante irritante nella sua vacuità, e il più promettente Tell Me Something, indagine violenta e grafica su alcuni cadaveri ritrovati avvolti in sacchi dell'immondizia.
Il definitivo salto di qualità avviene però l'anno successivo con Joint Security Area, di Park Chan-wook. Nei pressi del 38° parallelo avviene uno scontro a fuoco che coinvolge soldati dei due paesi divisi: le versioni ufficiali divergono. A fugare ogni dubbio è chiamata la Commissione di Supervisione delle Nazioni Neutrali che invia un'ufficiale per sondare il terreno. JSA si configura come un'amara e lucidissima riflessione sulla semplicità con cui la cieca obbedienza può cancellare ogni tentativo di vicinanza emotiva, strappando l'uomo dal centro del mondo solo per sostituirlo con la fredda razionalità della logica al rialzo; dannazione e morte è quello che resta. Di segno opposto l'esordio no-budget di Ryu Seung-wan; sepolcrale, demistificatorio, diretto, Die Bad è l'intelligente unione di quattro cortometraggi girati nell'arco di tre anni. Il protagonista, Seok-wan (interpretato dallo stesso regista), è il violento cantore di gironi infernali fatti di risse tra studenti, boss di quartiere, poliziotti di dubbia moralità. A fare da collante, coreografie brutali e sanguigne e un senso di vuoto interiore dilagante. Più controllato Kilimanjaro, di Oh Seung-wook, con un poliziotto - gemello di un malvivente appena suicidatosi - che torna al suo paese natale e viene scambiato per il boss. Finisce col precipitare in un crescendo di violenza raggelante.
A dimostrazione del nuovo equilibrio che anima gli esperimenti di genere più riusciti - tra memoria, rimpianti e conflitto - arriva Friend, il più grande incasso di tutta la storia coreana (in grado di richiamare nei cinema 8 milioni di spettatori, il doppio dei rivali My Sassy Girl e Harry Potter). Basato su spunti autobiografici, racconta un'intera epoca seguendo nei decenni le alterne sorti dell'amicizia tra quattro giovani, due dei quali si ritrovano nemici in organizzazioni malavitose rivali. Lo sguardo di Kwak Kyung-taek è sognante, pregno di affettuosa disperazione per un destino segnato eppure scelto con consapevolezza; Friend indaga a cuore aperto le passioni umane, scoprendo nervi in grado di far rabbrividire e commuovere. Più terrigno e incentrato su una storia a incastri di stampo hard-boiled è Last Witness, di Bae Chang-ho, che partendo da omicidi nel presente precipita in territori poco noti della guerra di Corea (il campo di concentramento per dissidenti politici sull'isola di Geoje, vicino Pusan). Nonostante una splendida fotografia preda dei paesaggi e delle intemperie (dallo sporco notturno della città alla pioggia fangosa del campo) e l'acume per la direzione degli attori, il film cade sotto i colpi dei troppi innesti tentati, dal melò al giallo, dai complotti alla macchinazione politica.
Il 2002 parte in salita con Public Enemy, in cui un poliziotto corrotto e disilluso ritrova interesse per la professione indagando sull'efferato omicidio di una coppia benestante (sospetta del figlio-in-carriera, ma nessuno pare più disposto a credergli). Cinica analisi dell'eterna diseguaglianza tra le classi, la pellicola si stempera però in un insano connubio tra il tenente Colombo (i metodi del nostro antieroe) e l'ispettore Callaghan (la violenza e la morale di fondo). Nonostante l'aumentato budget, anche Ryu Seung-wan stenta a trovare la propria voce in No Blood No Tears, curioso ma incompleto confronto tra sessi in salsa pulp. L'anno pare destinato a chiudersi in peggio, con lo sguaiato polpettone fanta-noir 2009 Lost Memories - tra viaggi nel tempo, paradossi e citazioni ormai stagionate da John Woo; ma a spianare la strada pensa l'immenso Sympathy for mr. Vengeance, atteso ritorno di Park Chan-wook. Il gioco al massacro che s'innesca tra il sottoproletario Ryu e il ricco Dong-jin - in seguito alla morte accidentale della figlia di quest'ultimo - non è altro che l'esasperata espressione di una lotta inevitabile e ancestrale, l'implosione umorale di ogni dissidio sociale. Chiuso alla speranza, violentissimo e opprimente, il film di Park rappresenta uno dei film più radicalmente intensi degli ultimi tempi, uno dei pochi noir con cui è semplicemente impensabile scendere a patti.

Filmografia

1999
- Shiri di Kang Je-gyu
- Nowhere to Hide di Lee Myung-sae
- Tell Me Something di Chang Yoon-hyun
2000
- Joint Security Area di Park Chan-wook
- Kilimanjaro di Oh Seung-wook
- Die Bad di Ryu Seung-wan
2001
- Friend di Kwak Kyung-taek
- Last Witness di Bae Chang-ho
- Out of Justice/This is Law di Min Byung-jin
2002
- Public Enemy di Kang Woo-suk
- 2009 Lost Memories di Lee Si-myung
- No Blood No Tears di Ryu Seung-wan
- Sympathy for mr. Vengeance di Park Chan-wook

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