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Introduzione al noir tailandese

Monday, 01 November 2004 00:00 Matteo Di Giulio Articoli - Approfondimenti
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Se gli appassionati di cinema orientale ieri guardavano a Hong Kong e oggi dicono quasi all'unanimità Corea del Sud, domani potrebbero rivolgere la propria attenzione alla Tailandia. La cui cinematografia da un paio d'anni a questa parte è in forte crescita, e la cui partecipazione ai festival specializzati (Bruxelles, Toronto, Rotterdam) è sempre meno folkloristica. Dopo una crisi profonda, il paese ha ceduto completamente a Hollywood. Una situazione per certi versi simile a quella di Hong Kong nel suo momento migliore: lo star system è composto da popstar (adolescenti) e comici e il rispetto per i generi, in special modo la commedia (romantica e non, come The Iron Ladies) e il film storico (Bang Rajan, Suriyothai), è totale. Gli attuali filmakers hanno studiato o maturato le prime esperienze negli Stati Uniti e hanno una formazione pubblicitaria. Nel calderone sono emerse due tendenze: l'horror e il noir. Quest'ultimo genere impressiona per la varietà di influenze e per la peculiarità dei prodotti visti. Vi confluiscono violenza estrema mostrata nel dettaglio (e anche il mélo Le lacrime della tigre nera non risparmiava primi piani a base di sangue), sensualità forte e una cura formale ben evidente. Troppo facile etichettare come narcisisti registi come Nonzee Nimibutr (l'uomo ovunque del cinema thai: il suo Dang Bireley's And The Young Gangsters, 1997, è stato il primo action-movie a sbancare i botteghini) e Yuthlert Sippapak. L'approccio pulp, sovraccarico, ai limiti del barocchismo, di Killer Tattoo, 2001, opera prima di Sippapak, è molto occidentale - il riferimento neanche troppo celato è Quentin Tarantino -, e si basa su un umorismo grottesco che crea uno sconcertante contrasto con le sparatorie in wire-work. Anche 6ixtynin9 di Pen-Ek Ratanaruang, 1999 (visto a Udine tre anni fa), percorre i sentieri della black comedy movimentata, mentre il grande vecchio Sananjit Bangsaphan è tornato a girare con Prisoner No. 8, dramma sociale in un penitenziario femminile. Come nella vicina Hong Kong (che adesso più che mai ama le esotiche locations tailandesi, meno costose), dove impazzavano le triadi, anche qui la piaga è la criminalità giovanile. Goal Club di Kittikorn Laiwsirikun, 2001, è stata una delle più belle sorprese dell'ultimo Far East. Partendo dagli stessi presupposti narrativi di To Be No. 1 di Raymond Lee, 1996, narra le gesta di quattro amici ambiziosi che una volta finita la scuola si buttano anima e corpo nel calcio scommesse (fenomeno illegale in Tailandia). Partendo da una base di storie verosimili e mescolando cronaca e racconti sentiti in prima persona dagli amici, Laiwsirikun imposta il discorso con i toni duri del documentario. Sontuosa la realizzazione, che si basa sulla fotografia sporca e sul montaggio frenetico ad esaltare l'azione: un lavoro poco conciliante in vista dei prossimi mondiali di calcio, che mostra una gioventù allo sbando. Allo stesso modo Extreme Game, 1996, e Friendship Breakdown, 1999, immortalano i rebels without a cause locali a un passo dal baratro, tra pallottole e gang. Chiudono il cerchio che porta idealmente a Hong Kong i Pang brothers (così firmano infatti i lavori in coppia i gemelli Oxide e Danny Pang), che con lo splendido Bangkok Dangerous, 2000, portano il noir tailandese a completa maturazione: nati e cresciuti a Hong Kong, i fratelli hanno trovato in Tailandia la loro strada come registi. Il loro secondo film, protagonista un killer sordo-muto, richiama di pari passo Johnnie To e Wong Kar-wai, e sa alternare azione rarefatta (poche sparatorie, molti omicidi) e sentimenti soppressi (la storia d'amore tra il killer e la farmacista), che sfociano nell'usuale vendetta senza possibilità di redenzione (fisica: il rimorso ha già colpito). Nelle immagini dei loro film, emerge per la prima volta l'idea di Bangkok come metropoli in espansione, caotica e pericolosa ma al tempo stesso affascinante e catartica. La dimensione ideale, in cui il crimine impazza liberamente e la polizia (che per ora si è vista poco) deve provare ad arginarne le iniziative.

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