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SPECIALE Far East FIlm 2005

Monday, 16 May 2005 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East FIlm 2005
Tutti i film
Retrospettiva Nikkatsu Action!
Diari dal festival
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Introduzione
di Stefano Locati

Ogni anno il Centro Espressioni Cinematografiche stupisce per come riesce a evolvere la stessa formula in diverse declinazioni, mutando instancabilmente. Arrivato alla settima edizione, il Far East Film Festival è ormai un appuntamento maturo, completo non solo dal punto di vista dei film in rassegna, sempre di più, ma anche da quello degli eventi collaterali. Il foyer del teatro Giovanni da Udine accoglie con Fame Flame Frame, evocativa personale del fotografo di scena Jupiter Wong. Le foto, in formati assortiti a seconda del luogo in cui erano appese, sono disseminate in uno spazio completamente ridisegnato da un tunnel rosso acceso e da poltrone-palla arancioni di diverse dimensioni, divertente passatempo gommoso tra uno spettacolo e l'altro. Novità di quest'anno è anche l'apertura del multisala Visionario, centro culturale effervescente e secondo polo del festival: qui era ospitata una mostra sui fumetti giapponesi, Mangashi - Il fumetto in Giappone da Toba Sojo a internet, con tavole originali e cimeli assortiti, e l'importante retrospettiva, che finalmente assume una connotazione propria. Una scelta coraggiosa, con l'unico limite delle sovrapposizioni, comunque inevitabili in un festival che abbia aspirazioni. Si è dovuto scegliere tra gli action della Nikkatsu, indispensabile punto di vista sul cinema giapponese pop noir degli anni '50 e '60, e le pellicole rappresentanti del dibattito sulla fotografia nel cinema asiatico. Una manciata di film occasione per una panoramica panasiatica, che ha permesso un confronto sulle immagini e sulle differenti scelte artistiche di alcuni direttori della fotografia (Kim Hyung-koo, Tamra Masaki e Gu Changwei). Scelta sofferta, anche se la verve dei polizieschi Nikkatsu (ma non sono mancati mélo e persino western!) ha conquistato molti.
E la rassegna principale? La selezione è apparsa equilibrata, considerato che il festival di Udine deve ormai fare i conti con un panorama internazionale agguerrito, in cui i film più importanti hanno l'opportunità di andare in concorso a Cannes, Berlino o Venezia. Si distingue l'esordio della Malesia, anche se con un horror sottotono (Pontianak - Scent of the Tuber Rose), e il rimpolpo alla sezione tailandese, con quattro film. E se le Filippine deludono le aspettative, assente giustificata è Taiwan, il cui cinema locale appare da anni privo di sbocchi commerciali sicuri. Tra le "grandi potenze" dell'industria cinematografica, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud e Cina si arrangiano tra alti e bassi, con sporadici picchi di entusiasmo. L'evento cinese è stato senza dubbio il millantato ritorno all'horror/thriller, con Suffocation, in realtà poca cosa. Tolto un tentativo di cinema popolare che richiama Hong Kong (A World without Thieves), vincono ancora i drammi più o meno sentiti: dal toccante Peacock al più sibillino Letter from an Unknown Woman. Sorpresa traballante è allora l'indipendente The Last Level, che tenta di raccontare una Cina nuova, tra videogame e internet café, purtroppo non ancora in forma compiuta. Hong Kong appare sempre sottotono rispetto al passato, eppure dal basso qualcosa si muove: Il noir torna a risplendere (One Nite in Mongkok, Love Battlefield, Explosive City), e anche i piccoli film urbani persi tra commedia, dramma e piccole situazioni quotidiane si fanno sentire (soprattutto Crazy n' the City). Caso a parte Edmond Pang, che divide tra entusiasti e detrattori per il divertissement AV e il più complesso Beyond Our Ken, con tanto di incursione prima della proiezione di Gianna Nannini, inaspettatamente nella colonna sonora. Il Giappone è perso tra controproducenti megaproduzioni belliche (Lorelei - The Witch of the Pacific Ocean), horror in crisi di idee (One Missed Call 2, Tales of Terror) e mélo storpiati da lungaggini (Crying Out Love, in the Center of the World). Fortunatamente ci pensano una commedia riottosa e coloratissima (Kamikaze Girls) e un dramma tra il grottesco e i pugni nello stomaco (We Shall Overcome Some Day), sulla difficile integrazione degli immigrati coreani, a salvare la giornata. Arrivando alla Corea del Sud, mancano i risultati eclatanti, segno di un'annata prolifica ma non sempre rassicurante. A Family e Someone Special se la cavano egregiamente, ma tutto il resto rimane nel limbo della sufficienza, esclusi notevoli scivoloni come lo pseudo scandaloso Green Chair e il demenzial horror To Catch a Virgin Ghost. Nel complesso la selezione è stata oculata e rappresentativa di mercati diverssissimi tra loro, ma sempre ricchi (fortunatamente!) di sorprese. E per chi non era in vena di restare nel confortante buio delle sale, è rimasta l'opportunità di un giro per le strade della città, con un tempo non sempre clemente. Meta privilegiata la mostra a tema al Castello di Udine, che ospitava una piccola collezione di armi antiche, La perfetta lama. Poi, per festeggiare, tutti al concerto delle Afrirampo, trascinante duo giapponese, la sera di chiusura. Un peccato molti (me compreso, maledizione!) fossero già partiti.

Una nota su questo speciale: come per gli anni passati, abbiamo deciso di dividerlo in modo da presentare un esame quanto più approfondito possibile. Su Asia Express trovate il resoconto dei film da Giappone, Corea del Sud, Cina, Tailandia, Malesia e Filippine - oltre a una pagina sulla retrospettiva Nikkatsu. Tenete invece d'occhio Hong Kong Express per il resoconto sui film da Hong Kong.

 



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