SPECIALE Far East FIlm 2005

Indice articoli

di Matteo Di Giulio

La retrospettiva sui film Nikkatsu volge lo sguardo, come da consuetudine quando si tratta di parentesi curate con così evidente competenza da Mark Schilling, su un mondo appena toccato dalla critica occidentale, e ancora in gran parte sconosciuto. E' inevitabile che al logo composto dalle grandi lettere N e K corrisponda, nel nostro immaginario di spettatori poco preparati, a malapena il nome del grande vecchio Suzuki Seijun. Niente di più errato, visto che nell'armata di registi e attori che compongono questo fantastico mosaico quello di Suzuki costituisce una (magnifica) eccezione: al contrario i meno noti Masuda Toshio e Hasebe Yasuharu hanno mezzi, capacità e, come valore aggiunto, a fronte di una grande prolificità artigianale raggiungono un livello qualitativo medio invidiabile.
Season of HeatLa rassegna parte, cronologicamente, dagli albori di un genere di consumo come il noir e ne traccia una prima disamina storica che prevede capolavori, buoni film e qualche piccola preventivabile delusione. Un filone che inventa, stilisticamente, prendendo spunto da quell'occidente che a distanza di oltre quarant'anni ricambierà stima e cortesia riappropriandosi degli stilemi originali. Indubbiamente sono fonti di ispirazione i noir RKO (Rusty Knife), ma anche quelle derive sexy post-sessantottine (il mediocre Stray Cat Rock: Sex Hunter) e le psicheledie assortite legate ad un periodo di profondi mutamenti di costume, al pari della musica jazz (Season of Heat) e delle influenze dai generi più disparati, come commedia (il picaresco Dirty Work, molto surreale), dramma sociale (il meraviglioso Glass Johnny), thriller e horror.
The Velvet HustlerCosì Red Quay, e in misura maggiore il suo remake Velvet Hustler, prendono direttamente spunto da Il bandito della Casbah e ne rielaborano, rispettivamente, pathos criminale e ironia (nel secondo caso tenendo conto anche del gusto di Godard e della nouvelle vague). Allo stesso modo Fast-Draw Guy e Plains Wanderer sono western in piena regola, sovraccarichi di citazioni dai successi dei vari Leone, Tessari e Corbucci. Il discorso va però generalizzato, perché la ricchezza di potenziali sorgenti da imitare e la cultura onnivora degli artefici di questi piccoli gioielli giocano un ruolo fondamentale nella nascita di ibridi socio-culturali che cambiano continuamente forma e intenti e che rimasticano senza il minimo imbarazzo, anzi con un'invidiabile e salace presenza di spirito, circondario limitrofo, pulsioni autoctone e lontani miraggi.
A Colt is My PassportDue volti ci ricordano la temperie, con la stessa grinta sfoggiata su grande schermo: Masuda Toshio, regista spigliato con la macchina a mano e realmente abile quando si tratta di rendere passionale un polar,  e Shishido Jo, contrassegnato chirurgicamente dal suo status di star, prestante e ancora voglioso di scherzare e dimostrarsi all'altezza di ogni situazione. A Colt Is My Passport è il capolavoro che consegna quest'ultimo agli annali del cinema poliziesco: una vicenda che implicitamente ridimensiona John Woo (che certo deve aver visto anche Crimson Pistol, storia di un gangster e della sua amata, cieca, che lui vuole curare), similmente sfocia nel male bonding e ne svela le origini prima di infuocarsi in un epilogo balistico di rara violenza. Ugualmente riusciti sono Gangster VIP, pessimista e malinconico, e Red Handkerchief, che sfuma nel melodramma.
Black Tight KillerUn passo più avanti nell'analisi della virulenza che scaturisce quando corruzione, borghesia e crimine vanno a braccetto è Roughneck, di Hasebe Yasuharu, capace di concentrare onore e gloria e di mediare tra i magnifici loser con anima di Fukasaku Kinji, Kanto Wanderer di Suzuki e Afraid to Die di Masumura Yasuzu. Proprio Hasebe, con il bondiano Black Tight Killers, divertissement colorato e sprezzante del kitsch, dimostra di conoscere i tempi della parodia sopra le righe, delle possibilità del mezzo-cinema come veicolo di messaggi al contempo superficiali e impegnati. Non stupisce che con un altro lavoro, il durissimo Bloody Territories, che al pari dei decantati capolavori di Suzuki (Tokyo Drifter; Branded to Kill; Fighting Elegy; Tattoed Life) non avrebbe sfigurato nel parco titoli del Far East, l'autore cambi completamente registro senza perdere la padronanza della camera e dei suoi interpreti, sempre in parte.
Al pari di tanti colleghi (Nomura Takashi, Kurahara Koreyoshi, Saito Buichi) e degli attori (il macho Akira Kobayashi, Ishihara Yujiro, Watari Tetsuya, lo stesso versatile Shishido, la dolce Asaoka Ruriko) si tratta di volti e presenze da incontrare e riconoscere, cui affezionarsi e della cui compagnia, dopo tanti momenti di sorprendente intesa, non si riesce davvero più a rinunciare.


 

TITOLO Regista (Anno) B
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BLACK TIGHT KILLERS Hasebe Yasuharu (1966) 7 7,5 6,5 7 - - 7 8
COLT IS MY PASSPORT, A Nomura Takashi (1967) 8 - 9 8 - - 9 9
CRIMSON PISTOL Ushihara Yoishi (1961) 4 - - 6 - 5 7+ 8
DIRTY WORK Saito Buichi (1961) - - 6,5 6 6 - 6+ 8
FAST-DRAW GUY Nomura Takashi (1961) - - 6+ - 5 - - -
GANGSTER VIP Masuda Toshio (1968) 7 - 8,5 9 8 - 8 8
GLASS JOHNNY - LOOK LIKE A BEAST Kurahara Koreyoshi (1962) 8 - 8 8,5 7,5 - - -
PLAINS WANDERER Saito Buichi (1960) - 2 - 6 - 4 6 7
RED HANDKERCHIEF Masuda Toshio (1964) - - 7,5 8,5 7 - - 8
RED QUAY Masuda Toshio (1958) - 6 7+ - 6 - - -
ROUGHNECK Hasebe Yasuharu (1969) 7 - 6/7 - 6,5 - 7 -
RUSTY KNIFE Masuda Toshio (1958) - - - - - - - -
SEASON OF HEAT Kurahare Koreyoshi (1960) 6,5 5,5 - 8,5 - 6 8 10
STRAY CAT ROCK - SEX HUNTER Hasebe Yasuharu (1970) - - 5 - 5 - 8 8
TALES OF A GUNMAN: QUICK-DRAW RYU Noguchi Hiroshi (1987) - 4 - - - 5 - 8
VELVET HUSTLER, THE Masuda Toshio (1967) 5 - 7 6 7 - 7 8