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SPECIALE Far East Film 2004

Tuesday, 01 June 2004 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2004
Tutti i film
Retrospettiva Ichikawa Jun
Retrospettiva Zhang Yuan
Diari dal festival
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Introduzione
di Stefano Locati

Feff 2004 - PosterLa mutazione in atto al festival di Udine promette di continuare. Non è soltanto la rinnovata verve dei colori (i tappeti fucsia, le fantastiche poltrone-caramella arancioni, e bianche, e nere) e della scultura all'ingresso del teatro (lanterne come giunchi, con gong dorati illuminati - che quasi di notte si credeva dovessero sprizzare nel cielo, stile faro di Batman!). È il tipo di film selezionati che sta cambiando. Il Far East, nato come sguardo privilegiato su Hong Kong e apertosi subito a tutto l'est asiatico, era partito come intrusione e collante tra due modi di intendere cinema: quello autoriale, di rigore nei festival più gallonati, e quello di genere, più torvo, duro e diretto. Nel tempo la formula si è evoluta, evitando stravolgimenti, ed è almeno due edizioni (la scorsa e questa) che il set di film proposto cerca una nuova configurazione, meno facilmente catalogabile come "di genere", ma altrettanto lontana dal cinema "d'essai". Lo dimostrano la selezione di film come i giapponesi The Hunter and the Hunted e Josee, the Tiger and the Fish, attenti, partecipi. E lo dimostra anche la volontà di una retrospettiva ragionata, che affondi nel passato a spiegare il presente, come quella dedicata a Chor Yuen (11 film, 8 dei quali pre Shaw Brothers), molto più apprezzata (e seguita) che negli anni passati: un tentativo che si spera verrà approfondito nelle prossime edizioni. E lo dimostrano, infine, anche due proposte coraggiose come gli omaggi a Ichikawa Jun e Zhang Yuan. Al di là dei giudizi singoli e personali sui film, è la dimostrazione - ancora ce ne fosse bisogno - dell'accelerazione che il Centro Espressioni Cinematografiche tenta di dare ogni anno: Ichikawa Jun soprattutto era un nome noto, ma mai veramente visto o discusso, che è girato sempre in sordina, almeno in occidente.
Teatro Giovanni da UdineFatta questa doverosa premessa, curiosi di scoprire le direzioni del prossimo anno (cosa verrà confermato, in che direzione verrà corretto il tiro), cosa si può dire dei film in sé e per sé? La selezione è sempre instabilmente altalenante.  La Cina alla prova dei fatti è risultata deludente rispetto alle aspettative ingenerate (si veda il dubbio Baober in Love), ma ha fatto storcere il naso meno che in passato. Hong Kong, pur confermando il periodo di crisi, continua ad ammaliare: la qualità media sta tornando lentamente a livelli accettabili, e pur se con meno produzioni, aumentano in percentuale i sorrisi. Va sempre forte il poliziesco (questione di coppie? Andrew Lau/Alan Mak, Wong Jing/Marco Mak, Johnnie To/Wai Ka-fai), permane la commedia (ma è cosa da starci attenti, come dimostrano Elixir of Love e Dragon Loaded), con punte di lirismo non innovative, ma egualmente confortanti (Lost in Time). La Corea del Sud pare sempre sull'orlo del baratro, paradossalmente penalizzata dal clamore internazionale che sta suscitando, con tutti i festival che si contendono molti dei titoli a disposizione: giustamente non è sempre possibile accaparrarsi i migliori, e allora di tanto in tanto si scade nella routine (Dance with the Wind, Singles) o negli scarti (Legend of the Evil Lake), con qualche impennata d'orgoglio (la prima occidentale del blockbuster patriottico Tae Guk Gi). La selezione dalle Filippine diverte, ma è lontana dal convincere. Così come quella thailandese, che però ha il merito di proporre Beautiful Boxer. Il Giappone, infine, nasconde molti tesori, almeno così sembra da quello che riesce ad uscire dai confini nazionali, ma non sempre è facile accorgersene: al di là dell'inguardabile (Kisarazu Cat's Eye), restano i capolavori (Twilight Samurai), gli sperticati tentativi incassa soldi (Bayside Shakedown 2, peraltro in versione internazionale accorciata e con diversa colonna sonora) e dubbi amletici: Showa Kayo Daizenshu è inconsistentemente ruffiano com'è parso, o non era adatto a essere visto a mezzanotte, dopo una giornata passata davanti allo schermo?

Due note su questo speciale. Quest'anno abbiamo deciso di dividerlo, in modo da presentare un esame quanto più approfondito possibile. Su Asia Express trovate il resoconto dei film da Giappone, Corea del Sud, Cina, Thailandia e Filippine - oltre a due pagine dedicate agli omaggi a Ichikawa Jun e Zhang Yuan. In queste pagine si è cercato inoltre di dar conto delle diverse opinioni sui loro film più dibattuti, rispettivamente Dying at a Hospital e Green Tea. Su Hong Kong Express potete trovare il resoconto sui film hongkonghesi e sulla retrospettiva su Chor Yuen.

 



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