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Mostra del cinema di Venezia 2012

Thursday, 04 October 2012 08:41 Emanuele Sacchi Festival - Report
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venezia2012_locandinaEra iniziata all’insegna delle battute di Alberto Barbera sui film a sorpresa cinesi e dell’allontanamento dell’ingombrante ombra mulleriana; come tale, la 69. Mostra del Cinema di Venezia non poteva che tradursi in un ridimensionamento quantitativo della compagine dell’Estremo Oriente. Così è stato, ma è pur vero (e in fondo quanto avvenuto non stupisce più di tanto) che il Leone d’Oro è andato proprio laggiù, in Corea del Sud, quasi a ribadire che il precedente cerimoniere, oggi sfrattato, non detiene alcun diritto di esclusività sulle cinematografie di quell'area.

Le scelte di Barbera e del suo team di selezionatori si sono concentrate su un gruppo di autori consolidati, quasi ovvi, nonché avvezzi al mondo dei festival. La ricerca, lo stimolo da esploratore, la scommessa, sono stati i grandi assenti della selezione, benché la qualità non sia affatto mancata.
venezia2012_outrage_beyondIl cinema del Far East, ad esempio, non è e non può essere incarnato (solo) dai nomi di autori come Kitano, Wakamatsu o Kim Ki-duk; nessuno discute, e ci mancherebbe, sulla loro grandezza, meno che mai sui percorsi che li caratterizzano, diversi tra loro ma parimenti affascinanti. Kitano e Kim Ki-duk hanno elaborato entrambi, in modalità differenti, il proprio momento di crisi-svolta, fase forse inevitabile per lo sviluppo di un artista. L'approdo dell'uno, in Outrage Beyond, è quello dello schema di genere, dell'osservanza quasi divertita del Dogma yakuza, dove Kim ritorna a temi antichi, sussumendo in Pieta la sua poetica alla luce dell'evoluzione della società e dell'opprimente crisi economica. Efferato e pessimista come raramente in passato, il nostro trova l'unica via possibile dopo Arirang e convince la giuria. Anche Wang Bing si aggiudica un premio, quello di Miglior Film di Orizzonti, tornando nell’alveo sicuro del documentario: Three Sisters rappresenta un ridimensionamento rispetto a The Ditch, ma Wang non smarrisce la propria peculiare cifra stilistica. Come peraltro Brillante Mendoza, il cui Thy Womb regala un affresco insieme audace (le riprese subacquee) e forte di una sua classicità, storia di una donna generosa e amorevole fino all'autolesionismo che permette di curiosare come dei voyeur nelle abitudini di una comunità di pescatori filippini, mentre pirati di altri tempi scorrazzano e falciano vite nell'indifferenza generale. L'ennesima prova convincente di un autore ormai ambito da qualunque festival, da Venezia a Busan. E ancora ritornano i due temi ricorrenti, che legano con un fil rouge i film del concorso e delle sezioni collaterali: la Crisi e la Fede (incarnate pienamente e non casualmente nel Leone d'Oro).
venezia2012_tai_chi_0Di Hong Kong resta solo un pallido esemplare, l'exploitation di Tai Chi 0, sorta di Wild Wild West fuori tempo massimo, che mescola wuxia e steampunk in una produzione sbrigativa e raffazzonata, solo in parte giustificata dalla preannunciata natura seriale. Ma a convincere tutti ci pensano le quattro ore e mezza dell'intruso Kurosawa Kiyoshi, presente con una serie tv completa, quella Penance/Shokuzai capace di alternare diversi aspetti della femminilità e diversi registri narrativi, alcuni propri di Kurosawa (horror estetico e geometrico) insieme ad altri meno ovvi da attribuirgli (cenni di grottesco), con gusto, sapienza e capacità di adattarsi a un medium differente e alle sue esigenze. L'ennesimo gigante della macchina da presa che transita verso il piccolo schermo, fondendo con profitto il meglio dei due ambiti.

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