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Festival di Cannes 2013

Wednesday, 12 June 2013 08:31 Giampiero Raganelli Festival - Report
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cannes2013_locandinaIl cinema orientale torna a giocare un ruolo da protagonista sulla Croisette, in quella che sarà ricordata, in generale, come un'ottima edizione del festival. Le due sezioni più importanti, il concorso e Un Certain Regard, hanno visto le opere dell'est asiatico competere per i massimi premi. Grande esclusa quest'anno però la Corea del Sud, al contrario dell'anno scorso in cui era l'unica nazione asiatica in concorso e con ben due film, di Hong e Im Sang-soo, mentre è risultata significativa la presenza delle Filippine.

Ritorna in concorso Miike Takashi, dopo essere stato esiliato alle proiezioni di mezzanotte nell'edizione 2012. Ma ci sono dei validi motivi. L'ultima opera del regista, Shield of Straw, è effettivamente tra le sue più riuscite degli ultimi anni, un road movie giocato sul persistente clima di sospetto, sul tema della giustizia privata, sul confronto tra la legge ufficiale e quella da far west. Ovvio che Miike non fosse appetibile per una qualsiasi palma, al contrario degli altri due film orientali, tra le opere più pregevoli in competizione. Si tratta di A Touch of Sin di Jia Zhangke e Like Father, Like Son di Koreeda Hirokazu. Il primo è un nuovo capitolo del discorso che porta avanti l'autore sulla Cina e le sue trasformazioni culturali, sociali, paesaggistiche, sulla compresenza nel paese di situazioni diversissime, di arretratezza e modernità, di ambienti rurali e urbani, sui vari divari sociali e culturali. Con un riferimento al wuxia già nella citazione del titolo internazionale a un caposaldo del genere, A Touch of Zen di King Hu, un omaggio e una ripresa delle tematiche filosofiche di quel film. Ma Jia (anche lui) annuncia un wuxia vero e proprio! Staremo a vedere. Il film giapponese è invece l'ennesima variazione del suo autore sul tema della famiglia, raccontando, con il suo solito stile narrativo pacato e contemplativo, di una situazione che mette in crisi i legami parentali stessi: la storia di uno scambio di neonati. La giuria presieduta da Steven Spielberg, in cui sedeva anche Kawase Naomi, ha attribuito a Jia il Prix du scénario, mentre a Koreeda il Premio della giuria. Da ricordare un bellissimo momento che ha visto entrambi i cineasti presentare la proiezione, per Cannes Classics, della versione restaurata di Il gusto del sakè di Ozu Yasujiro. Entrambi hanno ricordato i momenti della propria formazione in cui hanno studiato il cinema del maestro. Koreeda rivendica di averne ripreso il tema della famiglia, adattandolo al Giappone contemporaneo, mentre Jia si definisce un suo epigono in quanto testimone di un paese in vertiginosa trasformazione, il Giappone a cavallo della Seconda guerra mondiale come la Cina dei giorni nostri.
cannes2013_bendsDue autentici galli orientali nel pollaio di Un Certain Regard. Il documentarista cambogiano Rithy Pahn che torna a parlare della ferita ancora aperta del genocidio compiuto dai Khmer rossi con un'opera di grande impatto visivo, L'image manquante, che utilizza immagini di pupazzi, nemmeno animati, mescolandole con cinegiornali di repertorio. Il filippino Lav Diaz approda per la prima volta sulla Croisette con Norte, the End of History, un film relativamente contenuto, per lui, nella durata, sulle quattro ore, e a colori dopo tante immagini in bianco e nero. Colori straordinari per raccontare ancora una parabola dostoevskijana su colpevolezza e innocenza. Due capolavori assoluti nella stessa sezione. La giuria si è accorta solo del primo, cui ha assegnato il primo premio, mentre ha scandalosamente ignorato Diaz. Sempre per Un Certain Regard, ancora un film notevole, l'hongkongese Bends dell'esordiente Flora Lau. I rapporti in continuo mutamento tra la regione amministrativa speciale di Hong Kong e la Repubblica popolare cinese si riflettono nelle vite di una ricca donna e del suo autista, che attraversano ogni giorno il confine tra i due territori. Un film di solitudini, dalla narrazione rarefatta, costruito sui silenzi. Con un altro filippino, Death March di Adolfo Alix Jr., si chiude la rappresentanza orientale di Un Certain Regard. Il film è incentrato sulla marcia della morte di Bataan, il trasferimento forzato a piedi di prigionieri filippini e americani, operato, a costo di innumerevoli vittime, dall'esercito giapponese nel 1942. Il regista spinge sul piano della ricerca visiva, in bianco e nero, con fondali teatrali dipinti, e con scene in slow motion, che ascrivono il tutto in una dimensione onirica, come a dare la sensazione di una processione di sonnambuli verso la morte, ma che complessivamente non convince.
cannes2013_ilo_iloPresentato fuori concorso, come proiezione di mezzanotte, Blind Detective di Johnnie To è incentrato sulla coppia Andy Lau, nei panni di un investigatore cieco, e Sammi Cheng, nel ruolo di una collega. La struttura invertita di The Killer per un thriller sentimentale scatenatissimo, dal ritmo mozzafiato, dalle continue invenzioni. Due soli orientali alla Quinzaine des Réalisateurs. Da una parte Ilo Ilo, l'esordio di Anthony Chen, cineasta di Singapore che racconta la crisi del 1997 tramite le vicissitudini di una governante, risultato vincitore della Camera d'or. Dall'altra nientemeno che Erik Matti, segnale dell'apertura al cinema di genere della rassegna parallela. Il regista filippino comunque non sfigura, tutt'altro, e con On the Job firma un thriller ottimamente congegnato in un contesto sordido di corruzione e degrado morale che coinvolge le istituzioni filippine, come quelle carcerarie, per arrivare ai gangli stessi del potere.
Da ricordare infine l'altro restauro di un film orientale a Cannes Classics, insieme a Il gusto del sakè: Manila in the Claws of Light, capolavoro del 1975 di Lino Brocka, discesa in quel girone infernale rappresentato dalla capitale delle Filippine. Suggello del ruolo di primo piano della cinematografia dell'arcipelago in questa Cannes.

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