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Warsaw Film Festival 2013

Friday, 14 February 2014 09:09 Armando Rotondi Festival - Report
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warsaw film festival 2013 locandinaIl Warsaw Film Festival è una miniera inestimabile di pellicole provenienti da ogni angolo del mondo, con una cospicua presenza asiatica. Una kermesse che dà lustro a una città in grande fermento, sia culturale che economico. È ben evidente uscendo dalla stazione centrale di Varsavia, rimanendo intontiti di fronte ai modernissimi grattacieli che vanno a moltiplicarsi nel corso degli anni e che sovrastano la capitale socialista così come la capitale antica e storica. Una città in mutamento che è sede di un festival importante, attivo da 29 anni con una programmazione ricchissima, in dieci giorni di ottobre (quest'anno dall'11 al 20). Sede principale della manifestazione è quel Palazzo della Cultura e della Scienza, che fino a qualche anno fa era l'edificio più alto della città polacca, simbolo più odiato che amato dalla popolazione, “dono” voluto da Stalin al Paese alleato e costruito tra il 1955 e il 1956.

Proprio qui, insieme al vicino e ultramoderno multisala, ha vita e anima il festival che trova, in questo modo, una posizione strategica all'interno della città, punto di partenza per scoprirla e assistere, allo stesso tempo, a uno dei festival meglio organizzati al mondo. Cospicua è, come detto,  la presenza del cinema asiatico in ogni sezione della rassegna e, se una pecca si deve trovare, molte volte i film delle varie sezioni sono proiettati in contemporanea costringendo l'amante e il critico a dolorose scelte.
Si parta dagli Special Screenings che vedono  al suo interno il giapponese The Complex (Kuroyuri danchi, 2013) di Nakata Hideo, che ritorna al genere horror e a misteriosi rumori che la giovane protagonista sente dall'appartamento accanto al suo, e lo stupefacente On the Job (Mokra Robota, 2013) dell'esperto filippino Erik Matti. In quest'ultimo assistiamo alle vicende di alcuni prigionieri con lunga pena detentiva che vengono utilizzati come sicari in cambio di permessi e privilegi. Una pellicola complessa, tecnicamente efficace, che sarebbe perfetta nelle mani di Martin Scorsese per un remake hollywoodiano. Nella stessa sezione anche il cino-giapponese A Touch of Sin (Tian zhu ding, 2013) di Jia Zhang-ke, già presentato, con una buona dose di scandalo per le sue scene di violenza, al Festival di Cannes.
warsaw film festival 2013 trap streetDue i lavori nella competizione ufficiale. Il primo, Kids Return: The Reunion  (Kids Return – Saikai no toki, 2013) di Shimizu Hiroshi, è il sequel del celebre e campione d'incassi Kids Return (1996) di Kitano Takeshi, con i due protagonisti Shinji e Masaru qui diventati un pugile e uno yakuza. Dalla Cina il secondo lavoro in gara, Trap Street (Shuiyin Jie, 2013) di Vivian Qu, thriller che mescola elementi kafkiani e cinesi, mostrando una vita sotto stretta sorveglianza.
Buona la presenza asiatica anche nelle altre tre sezioni competitive. Nella 1-2 Competition sono presentati, dal Giappone, Kuro (id., 2013) di Shimote Daisuke, che si pone quasi come un tributo giapponese alla Nouvelle Vague, e, dalle Filippine, The Spider's Lair (Babagwa, 2013) di Jason Paul Laxamana, storia di reietti e di truffe su Facebook.
In gara per Free Spirit il nippo-canadese AKP: Job 27 (Kokorisha Nijushichi Jobu, 2013) di Michael L. Suan, film senza dialoghi che vede la storia d'amore tra un sicario giapponese in trasferta in Nord America e una prostituta. A questo si aggiungono il cinese Distant (Yuan Fang, 2013) di Yang Zhengfan, anch'esso senza dialoghi e mirabilmente composto da 13 singoli long take che mostrano l'alienazione e la solitudine degli individui, e il thailandese Three Marks of Existence (Na-mus-ta-India-Song-Grean-Pai-Rean-Pud, 2013) di Gunparwitt Phuwadolwisid, commedia romantica e viaggio spirituale di un giovane laureato in crisi e in viaggio verso il maggiore sito buddista in India.
warsaw film festival 2013 drops of heavenNell'apposita sezione compete il bel documentario giapponese Drops of Heaven (Ten no shikizu: Tatsumi Yoshiko Inochi no Soup, 2012) di Kawamura Atsunori, prima opera lungometraggio del regista, già attivo come video-giornalista da 39 anni. In questa pellicola, ritrae l'88enne Tatsumi Yoshiko, guru culinaria, celebre per la sua Zuppa della Vita, un piatto capace di nutrire non solo il corpo ma anche la mente e lo spirito.
Non in competizione, dalla Cina, il sentito e personale Love and Rock (id., 2013) di Xing Di presentato in The World Today: una commedia musicale amara, sul modello di tante opere viste in Europa (si pensi a Still Crazy) ma con la particolarità che il regista, che racconta la “lotta” di un gruppo di musicisti per tornare al successo, è egli stesso un cantante, leader degli Horizon.
Per la sezione Discoveries, infine, tre lavori: Japan's Tragedy (Nippon no higeki, 2012) di Kobayashi Masahiro, film intimo, claustrofobico, volutamente statico, basato su eventi reali e dedicato alle vittime dello tsunami del 2011; Emperor  Visits  the Hell (Tang huang you di fu, 2012) del cinese Li Luo, che mette in scena i primi tre capitoli de Viaggio verso Occidente; l'indonesiano What They Don't Talk About When They Talk About Love (Yang Tidak Dibicarakan Ketika Membicarakan Cinta, 2013) di Mouly Surya, film sincero  e toccante su un liceo per non vedenti a Giacarta e sulla vita di normali teenager che gli studenti vivono tra le mura scolastiche.
Un festival ricchissimo quindi. Con un'unica grande pecca, come detto: quella di dover scegliere.


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