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Transilvania International Film Festival 2016

Friday, 17 June 2016 10:38 Armando Rotondi Festival - Report
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Transilvania International Film Festival 2016Nella sua lettera di saluto posta a introduzione del catalogo, il Ministro della Cultura romena, Corina Şuteu, scrive di come Scott Foundas, Programming Executive degli Amazon Studios ed ex-capo redattore di Variety, le abbia una volta confidato come TIFF significhi ormai per lui Transilvania International Film Festival e non più acronimo per il festival di Toronto. E in effetti  il Transilvania International Film Festival di Cluj-Napoca, giunto alla sua 15ma edizione e svoltosi  dal 27 maggio al 5 giugno 2016, ha visto anno dopo anno una crescita esponenziale sia da un punto di vista dei visitatori, delle pellicole e degli ospiti, sia da un punto di vista qualitativo. Tutto grazie all’intraprendenza del suo fondatore e presidente Tudor Giurgiu.

Il TIFF è un festival di grande prestigio, ben organizzato, indipendente e glamour allo stesso tempo, con un occhio rivolto alle cinematografie emergenti e/o indipendenti. L’edizione di quest’anno ha visto, ad esempio, sezioni apposite dedicate alla Lituania, al Libano, alla Croazia, oltre che alla Romania e all’Ungheria. E con più di un interesse, ovviamente, per le produzioni dell’est asiatico.
La prima sezione di nostro interesse è sicuramente la nutrita retrospettiva che il TIFF ha voluto dedicare quest’anno al grande e controverso regista giapponese Sono Sion, protagonista della “retrospettiva più esplosiva nella storia del festival”, come afferma il direttore artistico Mihai Chirilov. Che continua: “Uno spirito libero per eccellenza, che si sentirà come a casa al TIFF”. Dieci i film presentati che danno una panoramica a 360° della produzione del cineasta giapponese, approfondendo in particolare le quattro pellicole distribuite nell'anno appena trascorso: Suicide Club (Jisatsu Circle, 2001), Noriko's Dinner Table (Noriko no shokutaku, 2004), Love Exposure (Ai no mukidashi, 2008), Be Sure to Share (Chanto tsutaeru, 2009), Guitly of Romance (Koi no tsumi, 2011), The Land of Hope (Kibo no kuni, 2012), Love & Peace (Rabu & Pisu, 2015), Tag (Riaru onigokko, 2015), Shinjuku Swan (2015) e The Virgin Psychics (Eiga: Minna! Esupa da yo!, 2015).
Al di là dei lavori di Sono, molti altri sono stati i film asiatici che è stato possibile ammirare nelle varie sezioni del festival. Inserito in Supernova, è stata presentata la pellicola già vincitrice del Festival di Locarno 2015, il sudcoreano Right Now, Wrong Then (Jigeumeun matgo geuttaeneun teullida, 2015) di Hong Sang-soo.
Film di impatto sono quelli presenti, come intuibile, nella programmazione di No Limits. Qui troviamo Man on High Heels (Ha-i-il, 2014) di Jang Jin, pellicola poliziesca che allo stesso tempo affronta una tematica difficile per la società sudcoreana: l’omosessualità, con il cambio di sesso del protagonista Ji-wook, detective ligio al dovere, con l’apparenza di una mascolina indistruttibilità. Ancora dalla Corea del Sud e ancora per No Limits, The Treacherous (Gansin, 2015) di Min Kyu-dong, opera in costume (si svolge nel 1504) alla corte del tirannico re Yeonsan-gun, interessato solo a soddisfare i suoi piaceri carnali.
Filippino è il thriller politico Shadow Behind the Moon (Anino Sa Likod ng Buwan, 2015) di Jun Robles Lana, pellicola complessa  che segue la fragile amicizia di una coppia, sospettata di essere comunista, con un militare, un gioco psicologico e al massacro in cui i segreti più profondi dei protagonisti vengono disvelati.
Dal Giappone arriva Their Distance (Shiranai futari, 2015) di Imaizumi Rikyia, sezione The Usual Suspetcs, opera in cui il regista mostra la toccante relazione tra due persone sconosciute (un apprendista calzolaio e una donna ubriaca) che si incontrano per caso. Sempre dal Giappone, anche il documentario The Birth of Sake, in coproduzione statunitense, a firma di Erik Shirai, che descrive il perpetuarsi di una tradizione vecchia di 2.000 anni (quella della preparazione del miglior sake al mondo) da parte di un piccolo gruppo di artigiani in uno mondo sempre più votato alla produzione di massa.
Nella sezione EducaTIFF, di interesse è la co-produzione Italia-Giappone-Filippine Blanka (id., 2015) di Hasei Kohki, vincitrice del premio Lanterna Magica a Venezia nel 2015: la storia della piccola Blanka, sola a Manila, che sopravvive chiedendo l'elemosina e derubando i turisti, il cui unico sogno è avere una madre.

 

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