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Scotland Loves Anime 2010

Wednesday, 12 January 2011 00:34 Armando Rotondi Festival - Report
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Una kermesse tutta dedicata al mondo dell’animazione giapponese, divisa nel corso di due week-end tra le due principali città scozzesi, al GFT di Glasgow e alla Filmhouse di Edimburgo, tra l’8 e il 17 ottobre 2010: non c’è che dire, questa prima edizione di Scotland Loves Anime è stata un’esperienza di successo e da ripetere, con la visione di alcune pellicole popolari, come quelle di One Piece, e vere e proprie chicche. Il tutto condito da incontri con Nishimura Satoshi e Kitayama Shigeru, rispettivamente regista e produttore di Trigun, e interessanti introduzioni alle pellicole a cura di Jonathan Clements.
summer_wars_0Si comincia, in ordine sparso, dall’ultima pellicola di Hosoda Mamoru, Summer Wars (2009), vincitore del Japan Academy Prize for Animetion of the Year nel 2010. La storia ruota intorno al giovane Koise Kenji, studente introverso e timido, genio della matematica ed esperto fruitore di Oz, un mondo virtuale più avanzato di internet, dove tutti hanno un avatar. Con sua grande sopresa viene invitato dalla bella Shinohara Natsuki a seguirla per un fine settimana a casa dei parenti, per festeggiare, nell’enorme palazzo di famiglia, il novantesimo compleanno di sua nonna, fingendo di essere il suo ragazzo. Hosoda si dimostra abilissimo a giocare con due linee narrative differenti, che sembrano appartenere a tutti gli effetti a film diversi: una prima che ci porta nel mondo di Oz, messo in pericolo da un virus che il povero Kenji crede di aver scatenato per sbaglio. La seconda, la più interessante, ci mostra una superba galleria di personaggi, i vari parenti di Natsuke, e si sviluppa come un dramma familiare, un dramma di interni, mettendo in luce i vari conflitti e le varie incomprensioni che legano i parenti e che vengono visti con l’occhio spaesato di Kenji. Sembra di essere davvero di fronte a due film giustapposti, la cui parte migliore è sicuramente quella intimista a dispetto di quella fantascientifica. Ma Hosoda è bravo nel mantenere un certo equilibrio, creando in tal modo una pellicola di grande fascino e forza visiva.
Grande divertimento e una notevole perizia tecnica caratterizzano Trigun Badlands Rumble (2010), primo film d’animazione dedicato al personaggio di Vash the Stampede e a ben dodici anni di distanza dalla fine della serie. Il film, basato sul quattordicesimo volume di Trigun Maximum, è un frenetico susseguirsi di scene d’azione e di gag che già caratterizzavano l’anime televisivo. Si tratta quindi di un’opera che non dice niente di nuovo, ma che si lascia vedere con grande gusto.redline_0 Al limite dello sperimentale e del puro virtuosismo è Redline (2010) di Koike Takeshi: un’incalzante pellicola di corse futuristiche, ritmate da una musica tecno assordante. Un film che non lascia davvero un attimo di respiro allo spettatore, intrigante visivamente e ben costruito. Niente di eccezionale, invece, One Piece Strong World (2009) di Sakai Munehisa, decimo film ispirato alla serie di Oda, con Luffy e la sua ciurma che si scontrano contro Shiki il Leone Dorato. Un film carino per chi ama il manga e l’anime, un po’ noioso per gli altri. Professor Layton and the Eternal Diva (2009) di Hashimoto Masakazu sappresenta invece un nuovo tassello delle avventure del Professor Lyaton, archeologo inglese con la passione per gli enigmi, già protagonista di cinque giochi per Nintendo DS. Le vicende narrate nella pellicola prendono le mosse proprio dalla fine del gioco Professor Layton and the Specter’s Flute e si sviluppano con uno stile sia di regia che nel disegno molto diverso dalle altre pellicole presenti alla kermesse.
Una chicca è la proiezione speciale, solo per il pubblico di Glasgow, di Cowboy Bebop: The Movie (2001) di Watanabe Shinichirō, pellicola ben nota a tutti gli appassionati, mentre solo alla Filmhouse di Edimburgo è stato possibile ammirare Evangelion 2.0: You Can (Not) Advance (2009) di Anno Hideaki, secondo capitolo del progetto Rebuild of Evangelion, che, per struttura e piccole variazioni per come sono mostrati i personaggi, risulta quasi più godibile e avvincente della serie originale.
disappearance_of_haruhi_suzumiya_0Sempre a Edimburgo viene presentata, in prima europea, quella che è stata la pellicola migliore della rassegna, sicuramente, stando alle file e alle prenotazioni, la più attesa: The Disappearence of Haurhi Suzumiya (2010) di Ishihara Tatsuya e Takemoto Yasuhiro. Adattata della quarta light novel della serie di Haruhi Suzumiya, si tratta di un’opera fiume, davvero lunghissimo per essere un film di animzione. Quasi tre ore che, tuttavia, non si fanno sentire, ma scorrono come se niente fosse, mischiando sagacemente elementi comici e inquietanti che ricordano da vicino, anche nella vicenda raccontata e nella struttura, due film della serie Urusei Yatsura, ovvero Beautiful Dreamer (1984) di Oshii Mamoru, per il giorno che si ripete inesorabilmente, e Lamu the Forever (1986) di Yamazaki Kazuo, per la scomparsa enigmatica di Haruhi, parimenti a quella di Lamu.
Chiude la manifestazione Akira (1988) di Otomo Katsuhiro. La sua fama basta e avanza e non è necessario spendere altre parole. Sicuramente una chiusura di grande effetto. Un piccolo evento poterlo vedere sul grande schermo.

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