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Florence Korea Film Fest 2010

Tuesday, 01 June 2010 00:00 Emanuele Sacchi Festival - Report
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April SnowOtto anni di Korea Film Festival. Otto lunghi anni di una manifestazione che dovrebbe essere un vanto nazionale ma che vive nella semi-penombra di un'Italia costellata di festival, ma spesso capace più di accatastarli che di valorizzarli. Quello del Korea Film Festival di Firenze è un tipico esempio: un gioiello raro, fortemente voluto da Riccardo Gelli, che regala una settimana di full immersion in una delle cinematografie più vitali e sconvolgenti dell'ultimo decennio abbondante. Il cinema sudcoreano, al di là degli autori più celebrati, si è insinuato sottopelle ovunque, tanto nelle produzioni americane che nelle serie tv (o qualcuno pensa che la coppia Kwon di Lost sia lì per caso?). E l'edizione 2010 non ha fatto eccezione e non è arretrata di un passo, consegnando la retrospettiva nelle mani di Hur Jin-ho, maestro del melò, da lui approfondito e osservato nelle sue mille sfaccettature: la malattia (Christmas in August, Happiness), il tradimento (April Snow), l'abbandono e l'ossessione (One Fine Spring Day ). Le declinazioni dell'amore – cieco, incrollabile, testardo fino all'ottusità – di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili quando non il suo mutare, analogo a quello delle stagioni; ciò che pareva eterno e si scopre effimero. Tutto questo Hur Jin-ho lo racconta con quel suo stile fatto di quasi niente, in cui il distacco minimalista ha la meglio sulle pulsioni ipodermiche che lo hanno reso un punto di riferimento internazionale: rivedere in sequenza titoli visti originariamente a distanza di anni aiuta a comprendere il fil rouge di un autore che pare girare sempre il medesimo film, laddove invece sposta – impercettibilmente ma sostanzialmente – obiettivo e punto di vista.
The ChaserFra i titoli in rassegna diversi erano i déjà vu – questo forse l'unico limite dell'edizione – ma, per i meno avvezzi e i non addetti ai lavori, l'opportunità di recuperare in un colpo solo i capolavori di una stagione (come il nerissimo thriller The Chaser o il lirismo tragico di Mother di Bong Joon-ho), i titoli più discussi (il blockbuster Scandal Makers e il deludentissimo A Frozen Flower dell'ex-enfant prodige Yoo Ha) o sorprese come il delizioso e minimal My Dear Enemy (vincitore del premio del pubblico) era di quelle da cogliere al volo. Il focus horror non manca mai e così, dal classico Whispering Corridors al sopravvalutato Into the Mirror (dis-onorato da un agghiacciante remake hollywoodiano con Kiefer Sutherland), sangue e smembramenti hanno accompagnato i sogni dei frequentatori più fedeli dell'Odeon.
Go Go 70sChiusura affidata ai Loveholics (si veda intervista relativa) e a Thirst di Park Chan-wook, preceduto dal gradevole Go Go 70s, invettiva politica abilmente nascosta sotto i panni di musical piacione e commercialotto arricchito di colori settanteschi e delle movenze sensuali della stupenda Shin Min-ah. Probabilmente non è il caso di soffermarsi in questa sede su Thirst e su un autore che sembra ormai aver smarrito le intuizioni e il coraggio di un tempo, canalizzandolo in uno sterile manierismo per épater les bourgeois e caricare di sensazionalismo un linguaggio che ha smarrito la sua purezza, ma quel che forse dovrebbe cambiare nel festival fiorentino è la voglia di rischiare maggiormente su autori nuovi, anziché ripresentare pellicole già transitate nei principali festival. Ma già così, sic stantibus rebus, il FKFF è un appuntamento imprescindibile che si avvia sereno e speranzoso verso la svolta del decimo anniversario.

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