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Glasgow Film Festival 2010

Thursday, 11 February 2010 00:00 Armando Rotondi Festival - Report
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Il Glasgow Film Festival si configura come una rassegna competitiva giovane e ambiziosa, nonostante i suoi pochi anni di vita, e rappresenta uno dei tanti tentativi, molto dei quali riusciti, con cui la città di Glasgow cerca di imporsi come centro culturale al pari della rivale Edimburgo, sede di un prestigioso e navigato festival cinematografico.
Bare Essence of LifeTra le varie sezioni in cui la kermesse glaswegiana si suddivide, sezioni che potrebbero essere considerate veri e propri piccoli festival collaterali, grande spazio è stato destinato quest'anno alla cinematografia giapponese. Departures - New Japanese Cinema si configura infatti come una selezione di alcuni prodotti recenti della filmografia del Sol Levante, con una incursione nel passato grazie alla proiezione su grande schermo del capolavoro Ran di Kurasawa e di Akira di Otomo, che non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni. La rassegna mutua il nome dalla pellicola vincitrice dell’Oscar come film straniero 2008-09, Departures , per l’appunto, per dare allo spettatore una panoramica attraverso generi e stili diversi di quanto si produce oggi nel paese asiatico.
All Around Us (Gururi no koto, 2008) di Hashiguchi Ryosuke è un ritratto lirico e intimo del rapporto di coppia, un’immagine della coppia sposata, Kanao e Shoko, che fa da contraltare ai cambiamenti sociali che avvengono in Giappone. Uno sguardo sul sociale è rappresentato anche da Vacation (Kyuka, 2008) di Kadoi Hajime: una pellicola che pone la sua attenzione sul problema della pena capitale, argomento questo molto dibattuto, attraverso la storia di Hirai, guarda carceraria, e Kaneda, chiuso nel braccio della morte. Il regista si muove su un terreno difficile e spinoso, riuscendo tuttavia a evitare cadute nel melodramma o nei cliché del caso. Opera seconda di Yokohama Sakoto, sia regista che sceneggiatore, è Bare Essence of Life (Urutora Mirakura Rabu Sutôrî , 2009), dramma sentimentale che mette in scena, nella vicenda del giovane agricoltore Kenichi e dell’insegnate arrivata da Tokyo, le contrapposizioni tra realtà rurale e realtà cittadina.
Kakera - A Piece of Our LifeTratto liberamente dall’omonimo manga, Kakera (2009) di Ando Momoko segue le vicende, piene di passione di Haru, giovane liceale sognatrice, e di Riko, donna che lavora nell’ambito delle protesi mediche. Una pellicola che, per stile e tema, avvicina Ando a Sofia Coppola. Di grande interesse anche Island of Dreams (Yume no Shima , 2008), piccolo film debutto di Tetsuichiro Tsuta, girato a soli 23 anni, in bianco e nero: racconta le vicende di Alan, un giovane di origini indiane che lavora sull’isola di “spazzatura” nella baia di Tokyo, conosciuta anche come “isola dei sogni”. Egli diventerà un ecoterrorista, a cui il detective Terayama darà la caccia.
Zero FocusEccoci giunti ai pezzi forti dell'appuntamento. Senza una distribuzione britannica, lo Yattaman (Yatterman, 2009) di Miike Takahashi, probabilmente il titolo più atteso: un turbine di colori, divertente, avvincente, davvero fedele nello spirito all’anime originale, in cui non si può non fare il tifo per il trio Dorombo. Atteso anche Zero Focus (Zero no Shôten, 2009) di Inudou Isshin, tratto dal thriller di Matumoto Seicho, pubblicato nei tardi anni ’50 in forma seriale e già portato sullo schermo nel 1961. Il regista immerge questa sua nuova versione della vicenda (un marito che scompare misteriosamente dopo la loro prima notte di nozze) in una suspense quasi hitchcockiana. Forse la pellicola migliore è, tuttavia, Beetle Queen Conquers Tokyo (2009) di Jessica Orek, un film non giapponese, ma che del Giappone parla in modo del tutto particolare: con quel suo nome da film di fantascienza di serie B, è invece un notevole documentario sul fascino che gli insetti, il loro studio e la loro collezione, esercitano sul Giappone.
RookiesDelusione forte, invece, per Rookies: Graduation (Rookies - Sotsugyo , 2009) di Hirakawa Yuichiro, dal manga di Morita Masanori. Seguito della serie live action per la televisione, il film risulta noioso, ridicolo (involontario) nella recitazione, troppo lungo, anzi infinito: un susseguirsi di sorrisi da parte dei protagonisti che risultano privi di spessore e di storia. Il tutto accompagnato da una musica invadente che, dopo un po’, stanca inesorabilmente.
Il cinema giapponese è presente anche nella sezione Glasgow Youth Film Festival con, anche questi attesissimi, Evangelion: 1.0 You are (not) alone ed Evangelion: 2.0 You can (not) advance , pregevoli rifacimenti della serie culto di Anno Hideaki. Si tratta di due film dal grande ritmo e tecnicamente perfetti, che, pur nella loro brevità, non perdono la complessità tematica e concettuale alla base del successo originale. Anzi in alcuni casi la storia ne guadagna, privata com’è da qualche tempo morto o troppo cerebrale.

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