404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Festival Mostra del cinema di Venezia 2009

Mostra del cinema di Venezia 2009

Monday, 02 November 2009 00:00 Giampiero Raganelli, Emanuele Sacchi Festival - Report
Print

Chengdu I Love YouVenezia, quantomeno quella mulleriana, è tradizionalmente ricca di Oriente e anche questa 66. edizione della Mostra non ha fatto eccezione, con quattro film in concorso e molti altri titoli sparsi tra le varie sezioni, tra cui il film di chiusura, affidato a Chengdu, I Love You. Si tratta di una co-regia, suddivisa tra il veterano Fruit Chan e il musicista rock Cui Jian, dedicata a Chengdu in Sichuan e ai terremoti che l'hanno afflitta nel 1976 e nel 2008. Due personaggi, Chan e Jian, noti per l'ostilità al regime di Pechino che si trovano imbrigliati nelle maglie della censura: il primo si dimostra insolitamente timido nell'affrontare l'episodio della morte di Mao - dove un tempo non esitava a usarne i discorsi in chiave iconoclasta - e si rifugia nel bozzetto della Cina che fu, mentre Cui Jian più semplicemente si trova a fare un mestiere che non è il suo, palesando una totale assenza di linguaggio cinematografico in una storia di flashback e flashforward che imbarca acqua da ogni dove. Passando ai film in concorso, Tsukamoto Shinya è tornato sul luogo del delitto, ovvero ha messo mano nuovamente al suo Uomo d'Acciaio, portando a termine l'idea,Tetsuo in origine tarantiniana, del remake per l'occidente di Tetsuo. Tetsuo: The Bullet Man, questo il titolo del film, si allontana dall'originale per tutte le caratteristiche che hanno reso Tetsuo il cult che è. Niente più sesso, niente più mistero, niente più immagini destabilizzanti e prive di spiegazione, ma un Tetsuo "presentabile" e spiegato in ogni minimo dettaglio, con tanto di tirata anti-militarista. Considerato che la carriera di Shinya è costellata di capolavori e priva di passi falsi, un discreto choc, che comunque si spiega con l'intento del regista di portare a termine un progetto in sospeso che aveva un intento "divulgativo". Ottime notizie invece da Hong Kong e dall'incontro tra Johnnie To produttore e Soi Cheang regista, così diversi ma così accomunati dal talento (nel caso del primo al servizio di una macchina-cinema pressoché impeccabile, per il secondo un talento in divenire, che va maturando di film in film).Accident Accident è un meccanismo oliato alla perfezione dalla sapienza Milkyway, ma è anche e soprattutto un'indagine impietosa - dalle parti de La conversazione di Coppola, ma Soi nega recisamente - nelle ossessioni di un uomo e nella sua incapacità di accettare l'esistenza delle coincidenze e di qualcosa che non sia pianificato da un demiurgo occulto. Troppa calligrafia, invece, nel didascalico Prince of Tears di Yonfan, giramondo tornato a Taiwan per mettere in scena un melò con forte sottotesto politico, sulla violenta repressione anti-comunista a Taiwan durante il Terrore Bianco. Fotografia al solito stupenda, ma le sottotrame rimangono inconsistenti e il richiamo a Everlasting Regret di Stanley Kwan - per più di un verso accostabile aPrince of Tears Prince of Tears - finisce per essere impietoso con Yonfan. Scelto invece come (secondo) film a sorpresa del concorso - secondo una ormai collaudata tattica mülleriana (che però non ha avuto successo, visto che nessuno dei due film a sorpresa ha ottenuto il becco di un premio) - Lola del filippino Brillante Mendoza, che torna a intrufolarsi, con macchina a mano nervosa, nei meandri di quel girone dantesco rappresentato dalle baraccopoli di Manila e altre città filippine: un dedalo di vicoli bui e sporchi, un brulicare umano in cui regna il caos. Mendoza racconta le storie parallele, e speculari, di due nonne la cui esistenza è sconvolta da un incidente che ha coinvolto i rispettivi nipoti: uno è la vittima, l'altro l'assassino, e le due si apprestano a scontrarsi in processo. Molti i riferimenti a Ladri di biciclette, ma con lo stile personalissimo del regista filippino. Mendoza comincia ad avere degli epigoni, come è il caso di Pepe Diokno che, con la sua opera prima Engkwentro, ha trionfato nella sezione Orizzonti. È un film che racconta degli squadroni della morte, gruppi di vigilantes finanziati sottobanco dalle autorità filippine, che, nell'ultimo decennio, sono stati responsabili di 814 uccisioni nel mondo della piccola criminalità. Il tutto è raccontato con lo sfondo sonoro beffardo dei discorsi radiofonici del sindaco di Manila e con i personaggi perennemente tallonati da una macchina a mano impazzita, quasi disperatamente bisognosa di riprenderne i corpi. Il risultato è un film composto di pochi, e lunghissimi, piani-sequenza, raccordati come se fossero uno solo. Lola Un po' come l'hitchcockiano Nodo alla gola, ma senza mai scadere nell'esercizio di stile. Un solo film per la Corea del Sud, ma comunque una presenza consistente, visto che Café Noir dura la bellezza di 197 minuti. Presentato nella Settimana della Critica, si tratta del debutto per Jung Sung-il, illustre critico cinematografico che non tarda molto a palesare la sua natura, inserendo forti riferimenti nuovelle vague nella sua rielaborazione de I dolori del giovane Werther di Goethe misti a Le notti bianche di Dostoevskij. Storia di un amore impossibile tra un professore e una donna sposata (e madre), Jung Sung-il si avvale di tutta la bravura di Shin Ha-gyun per dare corpo a un'operazione fortemente concettuale, un restyling di un topos classico della letteratura romantica. I momenti memorabili non mancano e, non fosse per la prolissità e perché ogni tanto si intravvede eccessivamente la mano che regge la marionetta, lo si ricorderebbe come uno dei film migliori visti alla Mostra.
1428La Cina continentale sbarca in pompa magna al Lido e ne popola le sezioni collaterali, anche con alcuni documentari. Notevole e impietoso Women cengjing de wuchanzhe (Once upon a Time Proletarian - 12 Tales of a Country), ritratto della Cina contemporanea fatto dalla regista Guo Xiaolu, definita da Marco Müller quale il Michael Moore cinese (sic). Da noi è più nota per aver vinto l'ultimo Festival di Locarno con il film di fiction She, a Chinese, dove peraltro viene citato, non a caso, Crazy English (1999) di Zhang Yuan, il più clamoroso precedente di documentario sulla pericolosa deriva della Cina post-marxista. 1428 di Du Haibin è un documentario sulle conseguenze del disastroso terremoto del Sichuan, verificatosi alle 14:28 del 12 maggio 2008. Più sul versante cinéma vérité, rispetto al precedente, il film si è aggiudicato il Premio Orizzonti per il miglior documentario. Per l'evento speciale sui diritti umani, presentati un corto e un mediometraggio, non inediti, di Liu Wei, A Day to Remember sull'anniversario dimenticato del massacro di Piazza Tiananmen, e Year by Year sui "questuanti", le persone che si recano in pellegrinaggio a Pechino, da tutta la Cina, per esporre le proprie rivendicazioni. Tornando al cinema di fiction, CowDou niu (Cow) di Hu Guan, sempre in Orizzonti, è ambientato in uno sperduto villaggio cinese, nei primi anni '40, durante la guerra con il Giappone, e racconta di un contadino cui viene affidata una mucca, che custodirà con grande affetto. E' probabile l'ispirazione al classico del cinema iraniano Gaav (The Cow, 1969), anche se le vette poetiche di quell'opera sono irraggiungibili e il film cinese preferisce abbandonarsi a patinate scene di paesaggio. Touxi (Judge) di Liu Jie, alla sua seconda apparizione veneziana dopo la vittoria a Orizzonti nel 2006 con Courthouse on Horseback, affronta temi forti, come la pena capitale e i trapianti di organi. Sempre in Orizzonti si è potuto vedere il film vietnamita Choi voi (Adrift) di Thac Chuyen Bui. E' il racconto di una coppia, unita con un matrimonio combinato, e di un'attrazione lesbica che rimane latente. Sullo sfondo di una società in cui il conflitto tra tradizione e modernità appare irrisolto, il regista riesce a tratteggiare una storia delicatamente intimista di sentimenti inespressi. Seo-wool eui ul-gul (Faces of Seoul) di Gina Kim è un ritratto della capitale sudcoreana, in cui la regista mescola riprese, fatte negli ultimi quattordici anni, con i propri ricordi. Ne emerge l'evoluzione di una metropoli, ormai dominata dall'architettura hi-tech, e dove il concetto occidentale di restauro degli edifici storici, che implica una sorta di difesa contro il tempo che scorre, comincia a prendere il sopravvento sulla concezione ciclica orientale. Deludente, rispetto alla grande attesa,Yona Yona Penguin l'anime Yona Yona Penguin di Rintaro, un film per famiglie, dove si narra di una bambina, Coco, che indossa un costume da pinguino, sognando di spiccare il volo. Si ritroverà in un mondo fantastico, popolato di folletti e angeli. L'universo immaginifico dell'autore mescola elementi occidentali, come gli angeli, e della cultura nipponica, come i Sette Dei della Felicità, ma tutto viene rovinato dall'uso (abuso) dell'animazione CG che snatura il tutto, rendendolo sterile e asettico. Presentato in una copia work in progress, il malese Woman on Fire Looks for Water di Woo Ming Jin, è ambientato nel mondo dei pescatori di un villaggio sulla costa. Evidente la discendenza cinematografica con quel filone lirico sulla vita di contadini o pescatori che ha avuto i propri maestri in Flaherty, Dovzhenko, Epstein, Ivens e Shindo. Ma qui l'armonia con la natura è compromessa da un senso forte di contaminazione ambientale, rappresentata dalla moria di rane, dai rifiuti e dai pneumatici galleggianti. Va segnalato anche Earth, mediometraggio del regista di Singapore Tzu Nyen Ho, che si è segnalato con Here all'ultima Quinzaine di Cannes. Si è trattato di un evento in collaborazione con Circuito Off Venice International Short Film Festival, la manifestazione parallela che si svolge all'isola di San Servolo. Earth, concepito come videoinstallazione, è stato presentato con l'accompagnamento sonoro dei musicisti Morinaga Yasuhiro e Stefano Pilia. Oggetto dell'opera è uno scenario, forse post-apocalittico, costruito da un agglomerato caotico di corpi immersi in un liquido, che vengono continuamente celati e disvelati da movimenti di macchina.
Un importante evento è stato il convegno su Kurosawa Akira, AK 100 - Kurosawa compie 100 anni. Vi hanno partecipato personalità del calibro di Donald Ritchie, che conosceva il grande cineasta fin dal 1947, Michel Ciment, direttore di Positif che lo ha sempre osannato a differenza dei rivali dei Cahiers che gli preferivano Mizoguchi, Aldo Tassone, autore della monografia per il Castoro. Tutti si sono concentrati sulla trasversalità culturale del grande cineasta, sulla sua immensa cultura che lo portò ad adattare Shakespeare, Dostoevskij e Gor'kij. La testimonianza più toccante e affettuosa è stata quella di Nogami Teruyo, ora ottantaduenne, che fu assistente alla sceneggiatura di tutti i film del sensei, da Rashomon in poi. La sua collaborazione è oggetto del suo bellissimo libro Divertent Waiting on the Weather: Making Movies with Akira Kurosawa. Tsukamoto Shinya, presente tra il pubblico, ha regalato un divertente siparietto facendosi autografare una copia del volume.


Tutti i voti della Mostra del cinema di Venezia 2009


a cura di Sergio Di Lino, Giampiero Raganelli, Emanuele Sacchi 

TITOLO Regista (Paese) D
I

L
I
N
O
R
A
G
A
N
E
L
L
I
S
A
C
C
H
I
ACCIDENT di Soi Cheang (Hong Kong) 8 8 8
ADRIFT di Thac Chuyen Bui (Vietnam) 4 6
CAFE' NOIR di Jung Sung-il (Corea del Sud)
7 6,5
CHENGDU, I LOVE YOU di Fruit Chan e Cui Jian (Cina) 5
4,5
COW di Hu Guan (Cina)
6
ENGWENTRO di Pepe Diokno (Filippine) 8 7
JUDGE di Liu Jie (Cina)


LOLA di Brillante Mendoza (Filippine) 8 8
ONCE UPON A TIME PROLETARIAN di Guo Xiaolu (Cina)
6
PRINCE OF TEARS di Yonfan (Taiwan) 5 4 6-
TETSUO: THE BULLET MAN di Tsukamoto Shinya (Giappone) 7 6 5
WOMAN ON FIRE LOOKS FOR WATER di Woo Ming Jin (Malesia)
7
YONA YONA PENGUIN di Rintaro (Giappone) 6 5
sitemap
Share on facebook