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Festival del film di Locarno 2009

Thursday, 01 October 2009 00:00 Giampiero Raganelli Festival - Report
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Festival del film di Locarno 2009
Concorso internazionale
Open Doors
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Il trionfo degli anime

Pardo d'OroIl Festival di Locarno 2009 ha dedicato una poderosa e nutrita rassegna agli anime giapponesi. Manga Impact, questo è il discutibile titolo visto che il termine "manga" riguarda i fumetti, ma forse è più di richiamo, è stata realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, dove la retrospettiva verrà replicata nell'autunno 2009. Grande merito va dato a queste due importanti istituzioni per aver sdoganato l'animazione giapponese, dando dignità a quello che viene spesso considerato come un prodotto sottoculturale. Locarno e Torino in realtà non arrivano primi perché già l'anno scorso una grande mostra su manga e anime era stata realizzata dal Deutsches Filmmuseum di Francoforte insieme all'Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles, l'organizzazione, per intenderci, che assegna i Premi Oscar. Va pur detto che il Festival di Locarno si era già segnalato negli ultimi anni per un'attenzione verso quel mondo, avendo presentato Final Fantasy - The Spirits Within, Metropolis, Appleseed, Vexille e Casshern, l'adattamento live action di Kyashan.
Con Manga Impact il festival ticinese onora la sua tradizione di retrospettive di altissimo livello. Da sola ha rappresentato un programma alternativo rispetto ai vari concorsi: in pratica si potevano passare le giornate vedendo solo anime, mattino, pomeriggio, sera e, a volte, anche la notte! Collaterale alle proiezioni una mostra, anche se solo un'anticipazione di quella che sarà allestita a Torino, mentre il catalogo, tanto decantato, era ancora in via di realizzazione.
Grave of the FirefliesTra gli ospiti presenti, il grande Takahata Isao, il co-fondatore dello Studio Ghibli, che ha partecipato a una tavola rotonda insieme all'animatore francese Michel Ocelot. Tra i due registi è emersa una grande empatia, visto che il primo ha distribuito in Giappone il film del collega, come Kirikù e la strega Karabà e Azur e Asmar, curandone personalmente il doppiaggio. Lo Studio Ghibli ha poi un debito con l'animazione francese, avendo preso come modello uno dei suoi classici, Le roi et l'oiseau di Paul Grimault. Di Takahata sono stati proiettati il sempre commovente Grave of the Fireflies, considerato uno dei più begli anime mai realizzati; la sua opera d'esordio, Little Norse Prince del 1968, che rappresenta l'archetipo dell'animazione nipponica e dove si odono gli echi di quel periodo di contestazione, compresi velati riferimenti al marxismo e alla guerra del Vietnam; Pom poko, presentato in Piazza Grande, opera di impegno ambientalista che vede protagonisti i tanuki, creature del folklore nipponico; My Neighbors the Yamadas, parodia della famiglia giapponese media, animato al computer, con disegni molto stilizzati, tra I Simpson e Calvin and Hobbes. Peccato che mancasse il bellissimo Only Yesterday.
Mobile Suit GundamPresente anche Tomino Yoshiyuki, noto per aver rivoluzionato il genere robotico, prima con serie ironiche come Daitarn 3, e poi con la sua creatura più famosa, Gundam. Quest'ultimo si discosta dal modello allora dominante del robot supereroe (o super robot) di Nagai Go, in favore del mecha più assimilabile a un'arma (real robot), impiegata all'interno di guerre spaziali che si svolgono secondo dinamiche complesse, prendendo spunto da eventi storici e sconfinando nella fantapolitica. Coerentemente a questo approccio, non c'è distinzione manichea tra buoni e cattivi e le morti sono frequenti e drammatiche, tanto che Tomino non lesina a far fuori gli stessi protagonisti, meritandosi così il soprannome "Kill'em All Tomino". Oltre ai tre riassemblaggi della serie originale, Mobile Suit Gundam I, Mobile Suit Gundam II: Soldiers of Sorrow e Mobile Suit Gundam III: Encounters in Space, di questo autore è stato possibile vedere anche un anime fantasy, Aura Battler Dunbine, e Space Runaway Ideon: Be Invoked, che comprende il finale della serie Ideon, ancora una space opera con un robot macchina da guerra.
Il terzo ospite d'onore è stato Itano Ichiro, diventato famoso per aver realizzato le spettacolari scene di esplosioni, definite "Itano Circus", rappresentate da scie luminose e vortici colorati, in Megazone 23 e Macross. Messosi in proprio, ha realizzato serie come Blassreiter (2008) e Gantz (2004), presentate in versione lungometraggio, appositamente montate dall'autore per il festival.
Lo Studio Gainax, diventato ormai un laboratorio di serie cult, è stato oggetto di un focus tematico. Si sono viste le opere ormai storiche come Daicon III, Royal Space Force: the Wings of Honneamise, Nadia - Secret of Blue Water, Neon Genesis Evangelion, il parodistico Otaku no video, e le nuove produzioni come Gurren lagann e Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone, il primo capitolo del progetto "Rebuild of Evangelion", quasi un remake della mitica serie.
JumpingLa rassegna Manga Impact comprendeva una quarantina di lungometraggi e una ventina di serie tv, comprese alcune chicche, come i corti delle origini. Tra questi spiccavano quelli del pioniere Ofuji Noburo, che è stato l'inventore della tecnica dell'animazione di silhouette, in cui impiegava figure tagliate nel chiyogami, una carta colorata tradizionale, sincronizzando il suono con registrazioni in vinile. La sua produzione artistica abbraccia un periodo che va dai primi anni venti sino alla sua morte, nel 1961. Autentici capolavori sono poi i film di Kawamoto Kihachiro, animatore di pupazzi a passo uno. Le sue opere riprendono storie tratte da antiche raccolte di fiabe, come il Konjaku monogatari risalente all'era Heian, secondo uno stile raffinatissimo che fa uso di fondali acquerellati, riproducendo la pittura su rotolo risalente allo stesso periodo. Straordinari anche i corti di animazione sperimentale di Tezuka Osamu, che rappresentano una produzione atipica del padre dei manga. Notevoli Jumping, lunga soggettiva di qualche strano essere che fa balzi sempre più vertiginosi, e Broken Down Film, omaggio metalinguistico in stile Tex Avery, al cinema muto e al western. Nutrita anche la rappresentanza di animazione artistica di autori indipendenti contemporanei. Tra questi Katô Kunio, con il suo La maison en petits cubes, vincitore dell'Oscar per i cortometraggi d'animazione e trionfatore anche ad Annecy. Questo corto, con un'animazione fine e poetica, mostra un palazzo in fondo all'oceano, dove un vecchio rievoca le immagini di quando la casa, abitata, era sulla terraferma.
AkiraNella cornice delle Piazza Grande, è stata organizzata anche Manga Night, una maratona notturna, in cui la proiezione più spettacolare è stata quella di Akira. Il film di Otomo è stato presentato in una copia ristampata in digitale di altissima qualità, in DCP, dai colori splendenti e molto più vivaci della versione in pellicola. Ad aprire la Manga Night, è stato First Squad: the Moment of Truth, opera di Ashino Yoshiharu, Misha Shprits e Aljosca Klimov. Si tratta di una curiosa operazione che vede protagonisti lo studio giapponese 4°C, con coproduzioni russa e canadese, e che consiste nell'adattamento, in stile anime, di un fumetto russo. Ambientato nel 1942, durante l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, racconta di una guerra parallela ai due eserciti, condotta da individui dotati di poteri sovrannaturali. Purtroppo, anche se gli ingredienti di base sono tutti buoni, l'amalgama non è riuscito e la maionese, per riprendere una metafora dei Cahiers du cinéma, è impazzita.
RedlineGli anime non sono rimasti confinati nella retrospettiva a loro dedicata, ma ne sono stati presentati molti anche in anteprima, nelle varie sezioni del festival. Nella Piazza Grande si è visto il non entusiasmante Redline, il primo lungometraggio di Koike Takeshi, che si era segnalato per il capitolo di The Animatrix, World Record. E' un film incentrato su una gara automobilistica senza regole, dove tutti i colpi bassi sono permessi e i partecipanti non sono certi di arrivare vivi al traguardo, un po' come in certe vecchie serie di anime. L'aspetto estetico molto curato, fatto di colori desaturati, personaggi caricaturali e automobili surreali, è opera del direttore artistico Ishii Katsuhito, il realizzatore della sequenza d'animazione di Kill Bill: Vol. 1, ma non basta a salvare un film decisamente insipido.
Summer WarsUn anime anche in concorso, il bellissimo Summer Wars di Hosoda Mamoru, l'autore di The Girl Who Leapt Through Time. Il film si gioca sull'alternanza tra due mondi paralleli. Uno è quello, reale, di una grande casa in campagna, dove avviene una riunione famigliare, a Nagano, città teatro di una battaglia, che vide protagonista Takeda Shingen, la figura storica protagonista, per intenderci, di Kagemusha. L'altro è quello di Oz, iperbolica città virtuale, di cui il protagonista fa parte attraverso un proprio alter ego, o avatar. Hosoda costruisce uno strabiliante universo immaginifico, che non è in conflitto con la vita quotidiana. Anzi, lo spirito di coesione della famiglia giapponese viene consolidato proprio dalla loro avventura virtuale.
MusashiAnche nel Concorso Cineasti del presente, un'opera d'animazione, Musashi: the Dream of the Last Samurai di Nishikubo Mizuho, sceneggiato da Oshii Mamoru. Pur incentrato sulla figura di Miyamoto Musashi, non si tratta dell'ennesimo film d'azione sulle gesta del mitico samurai, e, visto lo zampino dell'eclettico Oshii, non poteva essere altrimenti. E' invece un documentario animato, dove, partendo dai samurai, si mescolano varie epoche ed episodi storici, i cavalieri d'Europa, la Prima Guerra Mondiale, l'antica Persia, la Cina degli Han, considerazioni filosofiche e satira sulla società giapponese.
Mai Mai MiracleL'anime più bello però si è visto nella sezione Ici & Ailleurs. Si tratta di Mai Mai Miracle di Katabuchi Sunao, giovane autore che si è fatto le ossa nello Studio Ghibli, per approdare poi allo Studio 4°. Tratto da un romanzo di Takagi Nobuko, che vinse il prestigioso premio Akutagawa, il film racconta di una bimba e della sua amica immaginaria di mille anni fa. Una delicata e incantevole storia sull'immaginario infantile e un tuffo nell'aurea epoca Heian, il periodo del grande splendore artistico della storia giapponese. A Locarno non è stato presentato il montaggio definitivo del film, che uscirà a novembre in Giappone. L'autore ha rivelato che, non avendo potuto realizzare una nuova versione di Heidi per problemi di diritti, ha ripiegato su questa storia, per la quale si è ispirato a Lo spirito dell'alveare, il capolavoro del regista spagnolo Víctor Erice.


 She a ChineseNaturalmente il cinema far east a Locarno non si è esaurito con gli anime e la retrospettiva Manga Impact. Il film vincitore del concorso è stato She, a Chinese, coproduzione tra Regno Unito, Germania e Francia, di Guo Xiaolu, regista e scrittrice cinese residente in Inghilterra. E' la storia della deriva di una donna cinese, che, dopo una serie di peripezie, trova rifugio a Londra. Uno sguardo alla Cina delle nuove generazioni, dove emerge la globalizzazione degli stili di vita, omologati in tutto il mondo, e rende il senso di cosmopolitismo di un'autrice apolide.
WakaranaiIl film più bello in competizione è stato in realtà il giapponese Wakaranai, non premiabile perché il regista Kobayashi Masaki vinse il Pardo d'Oro solo due anni fa con The Rebirth. Si tratta del ritratto intimo di un adolescente lasciato a se stesso, che è costretto a ricorrere a ogni espediente per mantenersi e pagare le spese ospedaliere della madre gravemente malata. Evidenti i riferimenti, a volte un po' "telefonati", con il Truffaut di I 400 colpi, vedi il richiamo simbolico e catartico al mare e la dedica esplicita ad Antoine Doinel, e di L'argent de poche, uno dei cui personaggi, il ragazzo disagiato, somiglia anche fisicamente al giovane interprete del film giapponese. Dopo il minimalismo delle frittatine della precedete opera, Kobayashi sembra normalizzare il suo cinema, ma è solo un'apparenza. Wakaranai inizia con un ampio uso di piani sequenza e senza ricorrere a dialoghi, dando così il senso della solitudine e della sofferenza psicologica del ragazzo. Prosegue con una narrazione tradizionale, per poi tornare a uno stile di regia estremo. Un andamento esattamente speculare rispetto a The Rebirth, che riflette il ribaltamento di prospettiva nei confronti dell'altro film, in cui la società giapponese, disgregata e alienata, era vista dal punto di vista dei genitori, mentre qui lo sguardo passa attraverso il filtro dei figli.
Sham MohIn concorso anche, per la prima volta nella storia di questo festival, un film malese, Sham moh, terza opera del regista Ho Yuhang. E' ispirato da un fatto di cronaca, che il regista ha ricostruito dopo un lungo lavoro di ricerca volto a capire, mediante interviste, chi fossero esattamente i protagonisti della vicenda. Un approccio antropologico, quindi, per raccontare una società moralistica e, allo stesso tempo, legata a valori materiali, con una riflessione sul voyeurismo e sul sensazionalismo dei mass media.
Un'opera decisamente criptica, e densa di significati, è stata proposta in Cineasti del Presente, il mediometraggio giapponese Nokotoko tou dei registi Dairiki Tayuka e Miura Takashi. La prima parte del film si svolge su un traghetto, dove non succede nulla se non che i tre protagonisti disquisiscono di questioni filosofiche. Arrivati a destinazione, su un isolotto di un arcipelago vulcanico, le loro discussioni proseguono durante l'escursione. I paesaggi mozzafiato, fotografati in un bianco e nero seppia per evitare l'effetto cartolina, danno un senso panico in cui vengono posti interrogativi metafisici ed esistenziali. Tutto questo nell'ambito di un continuo spostamento, ma viene da chiedersi se il movimento sia falso, come l'assunto dei primi film di Wim Wenders.
In Between DaysNumerosi i film asiatici anche nella sezione Ici & Ailleurs. Kawase Naomi era presente con ben tre opere. Una è il mediometraggio In Between Days, una corrispondenza cinematografica, tra lei e il cineasta spagnolo Isaki Laquesta. Delle lettere per immagini, a montaggio alternato, dove si incontrano due paesi, due lingue, due culture, due concezioni cinematografiche. La regista nipponica ha partecipato anche al progetto Readings: Masterpieces of Japanese Literature, una serie di mediometraggi, ognuno dei quali consiste nel mettere in immagini il "reading" di un attore, di un'opera della letteratura giapponese contemporanea. Tsukamoto Shinya ha messo in scena Tokage (Lucertola) di Banana Yoshimoto, Aoyama Shinji il racconto Yakeato no Iesu di Ishikawa Jun, la Kawase si è cimentata con Kataku no hito, racconto di Katsura Kazuo, e Kurosawa Kyoshi Kaze no Matasaburo di Miyazawa Kenji.
KomaCome ormai tradizione, a Locarno è stato presentato l'ultima opera, intitolata Visitors, del Jeonju Digital Project, l'operazione del festival sudcoreano di Jeonju, iniziata nel 2000, che consiste nell'affidare a tre registi un mediometraggio in video. Le tre opere sono Lost in the Mountains, in cui Hong Sang-soo, con la sua solita leggerezza, racconta una storia di tradimento; Koma sempre della Kawase, in cui, attraverso la storia di un immigrato coreano, sono messi in luce i legami ancestrali tra Giappone e Corea; Butterflies Have No Memories di Lav Diaz, storia di tre ex-minatori, rimasti senza lavoro, che passano il tempo a ubriacarsi.

 



Open Doors Screenings è una sezione del Festival di Locarno dedicata a cinematografie del Sud e dell'Est, con particolare attenzione alle produzioni indipendenti. Molti registi che partecipano a questa panoramica, parlano dei loro progetti in corso d'opera nella sottosezione Open Doors Factory Projects. Quest'anno era dedicata alla Cina e al mondo cinese, comprendente quindi anche Taiwan e Hong Kong.
Cry WomanLa tendenza più diffusa tra i cineasti della Cina continentale, è l'osservazione di una società in trasformazione. Walking on the Wild Side di Han Jie, racconta la storia, vera, di tre studenti liceali che inseguono il sogno della ricchezza nella Cina post-marxista. Le loro ambizioni si scontreranno ben presto con la cruda realtà. Cry Woman, secondo lo stile tipico del regista Liu Bingjian, al suo terzo film, si basa sullo humor nero per trattare scottanti temi d'attualità. Racconta infatti di una donna che fa la prefica professionista ai funerali. Grain in Ear, opera di un autore di origini coreane, Zhang Lu, ha per oggetto il mondo, fatto di stenti, degli immigrati clandestini coreani. The Sun Also Rises, di Jiang Wen, è un film in quattro episodi che raccontano quattro storie in diversi luoghi e in diversi momenti della storia cinese recente. Il più bello è il quarto, ambientato durante una cerimonia di matrimonio tra gli Uiguri, nel deserto di Gobi. Summer Palace, di Lou Ye, racconta il periodo di instabilità politica della Cina di fine anni '80, attraverso la storia d'amore di due studenti che partecipano alle contestazioni che sfoceranno nella piazza Tian'anmen. In Love We Trust è un dramma di vita coniugale, opera del regista di Le biciclette di Pechino Wang Xiaoshuai. Racconta la storia di una coppia la cui unica possibilità di salvare il figlio affetto da una malattia genetica, è quella di mettere al mondo un altro bambino.
FengmingMolti anche i documentari della Cina mainlander, a cominciare da Fengming, a Chinese Memory di Wang Bing, l'autore della monumentale trilogia West of the Tracks. Viene ripercorsa la storia della Cina dal 1949, attraverso i ricordi di un'anziana donna che fa emergere i fantasmi del passato. In un paese in rapido sviluppo, in cui aumenta il divario tra classi sociali, Yu Guangyi, in Timber Gang, racconta la vita dei taglialegna della provincia dell'Heilongjiang, sulle montagne della Manciuria, dove il regista è nato. Si tratta di un mestiere secolare ormai in via d'estinzione. Un piccolo mondo antico è raccontato anche in Oxhide II, che si occupa di una famiglia che gestisce una conceria sull'orlo del fallimento, per non volere utilizzare metodi di produzione moderni. La documentarista Liu Jiayin è più interessata al carattere dei personaggi e al loro modo di reagire all'avversa fortuna. In Petition - The Court of the Complainants, il regista Liang Zhao ha seguito per dieci anni le vicende dei querelanti, i diseredati che arrivano a Pechino, da tutta la Cina, per esporre le proprie rivendicazioni, trovandosi di fronte a un muro di indifferenza.
God Man Dog è un film taiwanese della regista Chen Singing, dove le vite di tre personaggi, uno dei quali è un venditore di statuette buddiste, si incrociano a seguito di un incidente provocato da un cane randagio. Si tratta di una riflessione sulla crisi dei valori religiosi, ormai assoggettati a merce in una mera ottica consumista.
Facendo un bilancio quantitativo della passata edizione di Locarno, si può rilevare che, di oltre 300 opere presentate, i film dell'estremo oriente hanno costituito circa il 40%, il che costituisce un record per un festival generalista, e di tradizione cosmopolita, come questo. Naturalmente il peso più grosso è stato rappresentato dal Giappone che, causa la rassegna, ha presentato ben 96 film. Si congeda così il direttore Frédéric Maire. Arigato Frédéric-san!

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