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Festival del film di Locarno 2009 - Concorso internazionale

Thursday, 01 October 2009 00:00 Giampiero Raganelli Festival - Report
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Festival del film di Locarno 2009
Concorso internazionale
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 She a ChineseNaturalmente il cinema far east a Locarno non si è esaurito con gli anime e la retrospettiva Manga Impact. Il film vincitore del concorso è stato She, a Chinese, coproduzione tra Regno Unito, Germania e Francia, di Guo Xiaolu, regista e scrittrice cinese residente in Inghilterra. E' la storia della deriva di una donna cinese, che, dopo una serie di peripezie, trova rifugio a Londra. Uno sguardo alla Cina delle nuove generazioni, dove emerge la globalizzazione degli stili di vita, omologati in tutto il mondo, e rende il senso di cosmopolitismo di un'autrice apolide.
WakaranaiIl film più bello in competizione è stato in realtà il giapponese Wakaranai, non premiabile perché il regista Kobayashi Masaki vinse il Pardo d'Oro solo due anni fa con The Rebirth. Si tratta del ritratto intimo di un adolescente lasciato a se stesso, che è costretto a ricorrere a ogni espediente per mantenersi e pagare le spese ospedaliere della madre gravemente malata. Evidenti i riferimenti, a volte un po' "telefonati", con il Truffaut di I 400 colpi, vedi il richiamo simbolico e catartico al mare e la dedica esplicita ad Antoine Doinel, e di L'argent de poche, uno dei cui personaggi, il ragazzo disagiato, somiglia anche fisicamente al giovane interprete del film giapponese. Dopo il minimalismo delle frittatine della precedete opera, Kobayashi sembra normalizzare il suo cinema, ma è solo un'apparenza. Wakaranai inizia con un ampio uso di piani sequenza e senza ricorrere a dialoghi, dando così il senso della solitudine e della sofferenza psicologica del ragazzo. Prosegue con una narrazione tradizionale, per poi tornare a uno stile di regia estremo. Un andamento esattamente speculare rispetto a The Rebirth, che riflette il ribaltamento di prospettiva nei confronti dell'altro film, in cui la società giapponese, disgregata e alienata, era vista dal punto di vista dei genitori, mentre qui lo sguardo passa attraverso il filtro dei figli.
Sham MohIn concorso anche, per la prima volta nella storia di questo festival, un film malese, Sham moh, terza opera del regista Ho Yuhang. E' ispirato da un fatto di cronaca, che il regista ha ricostruito dopo un lungo lavoro di ricerca volto a capire, mediante interviste, chi fossero esattamente i protagonisti della vicenda. Un approccio antropologico, quindi, per raccontare una società moralistica e, allo stesso tempo, legata a valori materiali, con una riflessione sul voyeurismo e sul sensazionalismo dei mass media.
Un'opera decisamente criptica, e densa di significati, è stata proposta in Cineasti del Presente, il mediometraggio giapponese Nokotoko tou dei registi Dairiki Tayuka e Miura Takashi. La prima parte del film si svolge su un traghetto, dove non succede nulla se non che i tre protagonisti disquisiscono di questioni filosofiche. Arrivati a destinazione, su un isolotto di un arcipelago vulcanico, le loro discussioni proseguono durante l'escursione. I paesaggi mozzafiato, fotografati in un bianco e nero seppia per evitare l'effetto cartolina, danno un senso panico in cui vengono posti interrogativi metafisici ed esistenziali. Tutto questo nell'ambito di un continuo spostamento, ma viene da chiedersi se il movimento sia falso, come l'assunto dei primi film di Wim Wenders.
In Between DaysNumerosi i film asiatici anche nella sezione Ici & Ailleurs. Kawase Naomi era presente con ben tre opere. Una è il mediometraggio In Between Days, una corrispondenza cinematografica, tra lei e il cineasta spagnolo Isaki Laquesta. Delle lettere per immagini, a montaggio alternato, dove si incontrano due paesi, due lingue, due culture, due concezioni cinematografiche. La regista nipponica ha partecipato anche al progetto Readings: Masterpieces of Japanese Literature, una serie di mediometraggi, ognuno dei quali consiste nel mettere in immagini il "reading" di un attore, di un'opera della letteratura giapponese contemporanea. Tsukamoto Shinya ha messo in scena Tokage (Lucertola) di Banana Yoshimoto, Aoyama Shinji il racconto Yakeato no Iesu di Ishikawa Jun, la Kawase si è cimentata con Kataku no hito, racconto di Katsura Kazuo, e Kurosawa Kyoshi Kaze no Matasaburo di Miyazawa Kenji.
KomaCome ormai tradizione, a Locarno è stato presentato l'ultima opera, intitolata Visitors, del Jeonju Digital Project, l'operazione del festival sudcoreano di Jeonju, iniziata nel 2000, che consiste nell'affidare a tre registi un mediometraggio in video. Le tre opere sono Lost in the Mountains, in cui Hong Sang-soo, con la sua solita leggerezza, racconta una storia di tradimento; Koma sempre della Kawase, in cui, attraverso la storia di un immigrato coreano, sono messi in luce i legami ancestrali tra Giappone e Corea; Butterflies Have No Memories di Lav Diaz, storia di tre ex-minatori, rimasti senza lavoro, che passano il tempo a ubriacarsi.

 



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