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Asiexpo 2008

Monday, 22 December 2008 00:00 Leung Wing-fai Festival - Report
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Un piccolo bijoux

affiche Asiexpo 2008Nei prossimi anni mi chiederanno dov'ero quando Obama è stato eletto primo presidente afroamericano degli Stati Uniti e in questo modo ricorderò l'Asiexpo (dal 4 al 9 novembre 2008). Spero che non sarà l'unica ragione perché ricordi questo festival. Asiexpo è una piccola raccolta di film, documentari e altre attivita culturali che si tiene a Lione e che celebra tutto ciò che viene dall'Asia (dato che siamo in Francia, Asia non significa soltanto il subcontinente indiano). Quest'anno era la 14a edizione. La maggior parte dei film in concorso erano titoli indipendenti, visti di rado e taglienti. Il programma era completato dagli anime, da strambi prodotti commerciali e da retrospettive. Quest'anno era il turno di Bollywood Story: Panorama of Indian Cinema 1949-2008 e di Homage to Choi Min-shik, l'attore coreano conosciuto ai più per il suo ruolo da protagonista in Old Boy. Prima che vi eccitiate troppo, ho perso il signor Choi, dato che è arrivato il giorno che sono partita. In ogni caso la perdita è stata compensata da gemme minori.

Tropical ManilaIl film d'esordio di Lee Sang-woo, che ha studiato negli Usa, Tropical Manila (co-produzione tra Corea del Sud e Filippine, 2008) mostra grandi potenzialità. In uno slum di Manila un fuggiasco coreano aspetta il giorno in cui potrà tornare in patria, soprattutto perché sua madre sta morendo di cancro. Le vite interconnesse ma difficili dell'uomo, della moglie filippina e del figlio "kopino" (coreano+filippino) Philip sono affascinanti. Il film - viscerale, sessualmente attivo e violento - è repellente e poetico al contempo. L'estetica di Lee è pulita ma vibrante: si può quasi respirare le Filippine attraverso le sue immagini. Non è una sorpresa che Lee sia un protetto di Kim Ki-duk.

Feast of Villains (Pan Jianlin, Cina, 2008) è la descrizione realistica di un giovane poveraccio di Pechino rapito da una rete di donazioni illegali d'organi. Tecnicamente ingenuo anche se socialmente significante, il film può essere accusato di perpetuare lo stereotipo dei "sudisti" cattivi che si ritrova spesso nell'immaginario popolare della letteratura e del cinema della madrepatria. Vermillion Souls (Iwana Masaki, 2008) è una stranezza. Regia d'esordio per un sessantatreene maestro di Butoh che oggi risiede in Francia, il film è più sperimentale che narrativo, una contemplazione filosofica della morte che si dipana tra sogno e realtà, di cui è testimone un bambino di sette anni. Gli attori sono danzatori di Butoh e la loro performance è spesso fisica e lirica, tradendo l'origine teatrale del cineasta.

È stato magnifico rivedere un classico bollywoodiano come Mangala (Mehboob Khan, 1952), non da ultimo per il glamour della sua protagonista Nadira. Nadira è un'attrice di origine irachena di ascendenza ebraica (al tempo era ancora considerato tabu apparire sullo schermo per una donna indiana). La sua scalata al successo è iniziata con i ritratti di donne inusualmente forti. Dil Se (Mani Ratnam, 1998) si è dimostrato essere più popolare tra gli emigrati indiani della diaspora (ad esempio in Gran Bretagna) piuttosto che in India, forse a causa dei suoi temi di fondo (movimento separatista, terrorismo) e del finale. Ultimamente in Inghilterra è trasmesso su Channel 4 a tarda notte e vale la pena recuperarlo.

Tokyo Gore PolicePotete immaginare il mio sollievo nel vedere Tokyo Gore Police (Nishimura Yoshihiro, 2008) dopo parecchi giorni di temi pesanti, inclusi diritti umani, turismo sessuale, attacchi suicidi e traffico di organi. Tokyo Gore Police è esattamente ciò che si legge nel titolo: gore senza tregua, una cosiddetta forza di polizia guidata dalla Eihi Shiina di Audition, il tutto ambientato in una Tokyo futuristica. Non aspettatevi di troverare armi sottili come aghi, qui: stiamo parlando di arti smembrati che si trasformano in seghe circolari, artigli giganti e geyser di sangue. Non vedo l'ora di gustarmi il seguito!

Asiexpo è un piccolo bijoux francofilo. A parte uno o due titoli, tutti i film erano sottotitolati solo in francese, da cui deriva la poca presenza internazionale. Un piccola lamentela riguarda la disorganizzazione, specialmente riguardo le lunghe file e i problemi con i sottotitoli. Considerato che il festival è organizzato da volontari (tutti trés gentils, a proposito) è giusto chiudere un occhio. Ho incontrato qualcuno a Lione che ha chiesto se Obama farà davvero la differenza. L'Asiexpo ha un posto da giocare nel panorama del cinema asiatico? Bé, è più un piccolo passo verso il cambiamento...

Un ringraziamento a Asiexpo, Lee Sang-woo e Iwana-san.


(traduzione dall'inglese di Stefano Locati)

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