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Festival di Cannes 2008

Monday, 02 June 2008 00:00 Giampiero Raganelli Festival - Report
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Aria di svolta?

Un'ottima selezione, non si discute, ma di fatto nemmeno quest'anno si può dire che il cinema dell'estremo oriente abbia spadroneggiato sulla Croisette. La politica del più grande festival del mondo è apparsa peraltro abbastanza anomala, rispetto alle tendenze festivaliere recenti. Colpisce la presenza di un unico film, nemmeno in concorso, proveniente dall'Iran, fino a poco fa terra d'elezione per i selezionatori di tutti le manifestazioni cinematografiche. E non può passare inosservata la grande abbondanza di film provenienti dal Sud America, decisamente una situazione atipica.
Ashes of Time ReduxIn attesa di trasferirci, armi e bagagli, nella nuova webzine Brazil Express, occupiamoci della rappresentanza di opere orientali. Va detto subito che la più grande emozione in assoluto del festival è stata regalata da un recupero, vale a dire da Ashes of Time Redux, presentato per Sèances spéciales. Per la seconda volta nella storia del cinema, dopo Apocalypse Now, viene concepita l'edizione "Redux" di un film e questa volta è toccato al wuxia esistenzialista di Wong Kar-wai. La necessità di rimettere mano al montaggio del film è dovuta, secondo le dichiarazioni del regista, all'esigenza di fare piazza pulita delle tante versioni che circolavano dello stesso. A presenziare alla proiezione, lo staff quasi completo, unica assente Brigitte Lin. Wong Kar-wai, con gli occhiali scuri d'ordinanza, ha invitato a un minuto di silenzio per le vittime del terremoto in Cina.
24 CityVenendo al concorso ufficiale, le opere dell'estremo oriente sono state 24 City del Leone d'Oro Jia Zhangke, Serbis di Brillante Mendoza e My Magic di Eric Khoo. Il primo di questi è un documentario sulla demolizione della gigantesca fabbrica 420 nella città di Chengdu. La storia dello stabilimento è raccontata attraverso le interviste a otto persone, appartenenti a tre diverse generazioni. Un altro tassello del regista cinese nella sua indagine sulla trasformazione del paesaggio della madrepatria. Nonostante un palmarès che ha tentato di accontentare tutti, 24 City è stato scandalosamente escluso da qualsiasi premio, forse per compensazione con il Leone d'Oro.
Opera ambiziosa ed estrema, il filippino Serbis riprende, estremizzandolo, Good Bye, Dragon Inn di Tsai Ming-liang. Ambientato in un sex centre di Manila, con cinema porno annesso, il film è tutto girato con una macchina a spalle e ripreso in presa diretta con rumori di sottofondo che coprono i dialoghi dei protagonisti. Da Singapore un altro lavoro di Eric Khoo, che scrittura un noto fachiro e mangiafuoco, e gli fa interpretare la parte di un uomo che sbarca a malapena il lunario con un figlio a carico. Una storia dura, da bassifondi, ma raccontata con molta semplicità.
The ChaserDue film coreani nella sezione Hors compétition. The Chaser, opera prima di Na Hong-jin, incentrato sulla figura di un losco ex-detective che ha a che fare con un serial killer. Un autentico esempio di cinema della crudeltà spinto all'estremo, con tanto di teste e mani mozzate dentro un acquario. Ma è anche un film che rivoluziona i codici di un genere: il serial killer è smascherato nei primi dieci minuti del film e il protagonista è tutto il contrario dell'eroe positivo. E' stato il cult del festival, come lo fu Old Boy qualche anno fa. Un evento annunciato è stato The Good, the Bad, the Weird, action in costume di Kim Jee-woon, omaggio dichiarato a Sergio Leone. Ambientato nella Manciuria degli anni '30, il film riecheggia, citandolo a volte letterariamente, il quasi omonimo cult degli spaghetti western. Del maestro manca il respiro epico, ma l'operazione cinefila, costruita a tavolino, può dirsi riuscita.
Tokyo!Per Un certain regard sono state presentate tre opere molto interessanti, Tokyo!, Tokyo Sonata e Parking. La prima di queste, Tokyo!, rientra solo parzialmente nell'ambito del cinema orientale. Si tratta di un film in tre episodi, sul modello di New York Stories, tre ritratti della grande città, diretti da Michel Gondry, Leos Carax e Bong Joon-ho. La capitale giapponese è ormai gettonatissima in letteratura e anche il cinema non poteva non renderle omaggio. L'episodio di Gondry, Interior Design, è decisamente il migliore. Il regista francese sa raccontare la gioventù giapponese alle prese con l'ingresso nel mondo del lavoro, e lo fa con il suo stile surreale ma anche con una grande delicatezza. Un po' sopra le righe il segmento di Carax, dall'eloquente titolo Merde, che ironizza sulle creature mostruose, come Godzilla, partorite dall'immaginario nipponico. Buona la prova del regista di The Host, Bong Joon-ho, che, nell'episodio conclusivo, Shaking Tokyo, racconta in modo grottesco la storia di solitudine un hikikomori, i giovani asociali che si isolano dal mondo.
Tokyo SonataTokyo Sonata è l'ultimo, straordinario, lavoro di Kurosawa Kiyoshi. Non un j-horror ma la storia di una normale famiglia borghese in disgregazione. Un padre che, trovatosi improvvisamente disoccupato, trova segretamente un nuovo lavoro molto umile; il figlio maggiore che decide di arruolarsi in Iraq, mentre il minore cerca di coltivare la sua aspirazione, violentemente ostacolata dai genitori, di diventare pianista. L'orrore è dunque presente, ma non e' dovuto a elementi soprannaturali. E' quello, ancora più angosciante, della vita quotidiana che si annida dietro le apparenze di tante famigliole per bene, ma anche quello degli eventi bellici che ci entrano in casa ogni giorno dai telegiornali. Segno della maturazione artistica di un regista che lascia il genere di appartenenza, senza abbandonare le sue ossessioni? Potrebbe rappresentare un interessante percorso autoriale, come lo fu quello di Brian De Palma.
Parking è l'opera d'esordio del taiwanese Chung Mong-Hong, un interessante film minimalista che racconta di una serie di bizzarri incontri fatti dal protagonista, nel tentativo di trovare il proprietario della macchina che lo ha imbottigliato. Nel caos urbano di Taipei, un detour in stile Tutto in una notte, dalla vita ordinata di un personaggio banale.
The Good the Bad and the WeirdGrandi festeggiamenti per i 40 anni della Quinzaine des Réalisateurs, la sezione parallela fondata da Truffaut e Godard. Solo due opere di cinema far east però ci sono state nel paniere dell'importante rassegna. Una di queste, il cinese Knitting, garbatissima storia femminile incentrata sul rapporto di solidarietà che si crea tra due donne di estrazione sociale umile, è il secondo film della scrittrice Lichuan Yin. L'altra è stata il fluviale Now Showing, film di quasi cinque ore di Raya Martin, giovane esponente della nuova ondata del cinema filippino, noto finora solo a un pubblico festivaliero dal palato raffinato e dai gusti ricercati. Si tratta di un'opera complessa ed estrema che mette in discussione il modo tradizionale di concepire il cinema, evidentemente debitrice del lavoro di Lav Diaz, regista i cui film possono durare anche 14 ore. Quest'ultimo è in effetti citato in Now Showing (si vede il manifesto del suo Evolution of a Filipino Family) che pure era stato concepito per durare sulle 9 ore. Il film è incentrato sulla vita di Rita, il cui nome è un omaggio alla Hayworth amata dalla nonna attrice. Nella prima parte la protagonista è vista da piccola e, nella seconda, è cresciuta e fa la commessa in un negozio di dvd pirata. Le due metà del film sono inframmezzate da una lunga sequenza di spezzoni dei film anni '30 della nonna di Rita.
Infine vanno citati due straordinari recuperi per Cannes Classics, Hanyo (The Housemaid, 1960), importante lavoro di uno dei registi finora più invisibili, il grande sudcoreano Kim Ki-young (ma ora cominciano a uscire i primi cofanetti) e Zigeunerweisen (1980), il primo capitolo della trilogia Taisho di Suzuki Seijun, anche questa una delle opere più inedite del grande regista. Il restauro della pellicola del primo film è merito della World Cinema Foundation, organizzazione fondata da Martin Scorsese, insieme a un gran numero di registi di tutto il mondo, tra cui Wong Kar-wai, per aiutare i paesi in via di sviluppo a preservare i propri archivi cinematografici. Il film di Suzuki invece è stato presentato dal Kawakita Memorial Film Institute, fondato nel 1982, con lo scopo di promuovere il cinema giapponese nel mondo, dalla signora Kawakita Kashiko, grandissima mecenate di cultura cinematografica. Anche nel recupero di classici, Cannes non è da meno da qualsiasi altro festival.

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