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SPECIALE Far East Film 2011

Wednesday, 22 June 2011 23:39 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2011
Tutti i film: Cina
Tutti i film: Corea del Sud
Tutti i film: Filippine
Tutti i film: Giappone
Tutti i film: Indonesia, Malesia, Mongolia, Singapore, Taiwan, VIetnam
Tutti i film: Thailandia
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 feff2011_locandinaTredicesima edizione della più grande festa europea del cinema di genere est asiatico: dal 29 aprile al 7 maggio 2011 Udine si è popolata dell'usuale folla multicolore di appassionati e cinefili, riuniti per nove giorni di continuate proiezioni. Quest'anno i film presentati erano quasi novanta, divisi tra concorso e retrospettive, proiettati al Teatro Giovanni da Udine e al Visionario. Un appuntamento che non muta le caratteristiche vincenti che lo hanno portato alla ribalta, in segno di continuità e rispetto col passato, ma che riesce a riproporsi ogni anno con rinnovato slancio.

Principali ospiti rimangono Giappone, Corea del Sud, Cina e Hong Kong, ma non mancano puntate anche nelle aree limitrofe, con la novità della Mongolia, ospite per la prima volta con un titolo. A deludere parzialmente è probabilmente solo la retrospettiva sulla commedia panasiatica, dal baricentro troppo sfumato, dato che abbraccia troppi decenni (si va dagli anni '20 agli '80) e generi (dalla slapstick comedy a quella sofisticata, passando per le parodie). La controparte sui pinku eiga prodotti da Asakura Daisuke, nonostante confermi l'alterità e ritrosia del metagenere a venire inquadrato in canoni occidentali, riserva comunque una manciata di sorprese.
La selezione contemporanea ha il solito problema di presentare un orizzonte altalenante. Nella volontà di dare una panoramica variegata dei generi e della produzione dei diversi paesi, e forse schiacciati dalla programmazione di altri festival, che sottraggono potenziali pellicole, si accostano capolavori con opere tutto sommato mediocri, di cui probabilmente non si sentirebbe la mancanza. Un rischio inevitabile con una quantità tale di film, che contribuisce comunque a coprire diversi gusti e possibilità.
Dal Giappone i film più apprezzati e discussi sono Confessions e Villain. Il primo è un dramma nerissimo su delitto e castigo nell'imploso universo giovanile: l'omicidio di una bambina da parte di due adolescenti, la vendetta ordita della madre, al contempo insegnante di quei ragazzi. Con uno stile ricercato e meticoloso, segno distintivo di Nakashima Tetsuya, uno sguardo agghiacciante e lucidissimo sulla contemporaneità, che parte dall'impianto thriller per raccontare l'abisso della crescita in un mondo ormai privo di orizzonti. Villain, di impianto più tradizionale, esplora la psiche di un giovane omicida e della relazione che troppo tardi intreccia con una donna isolata. Nonostante il tema noto, un film capace di assumere empaticamente diversi punti di vista e portarli alle estreme conseguenze. Non memorabili, ma comunque apprezzabili, sono anche la commedia romantica Cannonball Wedlock, su una giovane sbarazzina divisa tra cinque fidanzati, meno ingenuo di quanto possa apparire dalla sinossi, e l'omnibus Sabi Otoko Sabi Onna, stralunato feel good movie dal retrogusto amaro. Si entra poi nel territorio della medietà: The Lightening Tree è un melodramma in costume coraggioso nello spingere fino in fondo l'aspetto impossibile nella relazione tra un nobile e una reietta, ma non ha trovato molti estimatori. Poca presa hanno dimostrato anche il divertissement pulp Seaside Motel, la riflessione sull'alcolismo di Wandering Home e lo squilibrato gore-action Yakuza Weapon, già visto in tutte le salse nel recente passato.
Meglio è andata con la Corea del Sud: The Man from Nowhere è un thriller noir dagli spiccati toni fumettosi, ma dalla costruzione drammatica esemplare, con un bagno nel sangue finale che lascia esterrefatti. Ancora più intenso è Bedevilled, storia di angherie sulla donna in un'isola sperduta e rimasta fuori dal tempo, con un crescendo quasi asfissiante nella seconda parte. Buona impressione anche per il poliziesco The Unjust, che offre un Ryoo Seung-wan ritrovato, e per la commedia sulla devianza Foxy Festival, contraltare al meno pungente Cyrano Agency, che unisce una squadra di combina-coppie al tema di Cyrano de Bergerac. Si barcamenano il semi supereoristico Haunters e la commedia a incastri Viallain & Widow. Delude invece l'atteso corto di Park Chan-wook, Night Fishing, girato tramite cellulare.
Sul duplice fronte cinese, segnali contrastanti. Hong Kong (per un approfondimento si rimanda come sempre a Hong Kong Express) punta su noir come The Stool Pigeon e Punished, che tra luci e ombre riescono comunque a ritrovare lo sguardo pessimista e insieme umano di un tempo. Anche la commedia romantica trova una sua dimensione ideale con Don't Go Breaking My Heart, del rinnovato duo Johnnie To-Wai Ka-fai, e, con meno pretese, Lover's Discourse (niente speranze invece per Perfect Wedding). Per la Cina continentale, invece, la selezione si adagia sulla spettacolarità: l'action Wind Blast è confuso, al limite dell'irritante, e Aftershock, pur sorretto da ingenti investimenti, è ricattatorio nel trattare gli sforzi della ricostruzione. L'ultima fatica di Zhang Yimou, il romantico Under the Hawthorn Tree, rimane troppo manierato, finendo col soffocare i sentimenti che vorrebbe mostrare, mentre la commedia Welcome to Shama Town, nonostante le ottime premesse corali, perde il filo della narrazione strada facendo.
Tra le cinematografie "minori", da segnalare lo sfuggente dramma filippino Wanted: Border, con la sua costruzione non lineare, e l'interessante combinazione di cortometraggi indonesiani di Belkibolang. Le scelte riguardanti Taiwan rimangono sempre un mistero, con la prerogativa di scegliere film vincenti al box office, con risultati come Night Market Hero.
feff2011_retrospettiva_inflatable_sex_doll_of_wastelandsParentesi finale sulle retrospettive. Quella sui pinku eiga va dagli anni '60 al presente, ma la dispersione è evitata dal fatto che ci siano film di una sola importante casa di produzione, la Kokuei, personificata in Asakura Daisuke (nome comune a tre produttori, oggi rappresentati dalla sola Sato Keiko, ineguagliabile ospite del festival). Tra tanti prodotti dozzinali, come Rape Case - No Indictment (1979) o Yariman (2008), da segnalare almeno tre exploit: il bizzarro Inflatable Sex Doll of the Wastelands, geniale nella sua furia iconoclasta, il noir della passione Lead Tombstone, di Wakamatsu Koji, e la decostruzione ozuiana di Abnormal Family, sui problemi di una famiglia disfunzionale.
feff2011_retrospettiva_chicken_and_duck_talkDiscorso più complesso per L'Asia ride!, che come detto raccoglie troppi rivoli diversi, impedendo di trovare una traccia di lettura univoca alle scelte. Interessanti i recuperi degli esordi cinesi, con il muto Laborer's Love (1922) e il precursore Tomboy (1936), che si addentrava già in un discorso di velato transgenderismo. Per il resto però la disparità e la diversità regnano sovrani, senza un denominatore comune in grado di dare un'impronta duratura. Il focus era comunque su Michael Hui, promotore della commedia hongkonghese, di cui sono stati proiettati quattro film, tra cui il divertente Chicken and Duck Talk (1988), e Segawa Masaharu, rappresentato da tre pellicole di diversi periodi, tra cui la più interessante era sicuramente A Man's Weak Point (1973).

Continuate a leggere per un report dettagliato su tutti i film, oltre a voti, curiosità e molto altro!



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