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Festival del film di Locarno 2007

Wednesday, 12 September 2007 00:00 Giampiero Raganelli Festival - Report
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Omelette giapponesi e tamburi cinesi

Inutili i soliti piagnistei: la Locarno mülleriana, autentica pacchia per i cultori di cinema orientale, costituisce ormai un pallido ricordo. Tanta acqua è passata sotto i ponti e il 60° Festival del film è ormai saldamente in mano a Frédéric Maire, giunto al secondo mandato come Direttore artistico. La rappresentanza asiatica è stata comunque ottima, più per qualità che per quantità, dal momento che il numero dei film orientali, nelle varie sezioni, è stato drasticamente più basso rispetto agli anni precedenti.
The RebirthIl vincitore del primo premio del festival, il Pardo d'Oro, è stato il giapponese Ai no yokan (The Rebirth) di Kobayashi Masahiro. Trattasi di un'opera decisamente sperimentale ed estrema. I due protagonisti, un uomo e una donna di mezza età, compaiono all'inizio del film raccontando, durante un interrogatorio, la loro tragedia. Lui è il padre di una ragazza uccisa da un compagno di scuola, lei è la madre dell'assassino. La vita dei due personaggi, portatori di un tale dramma, prosegue mesta e viene seguita nelle loro monotone azioni quotidiane. Lui che lavora in una fonderia, mangia in mensa sempre lo stesso piatto: una ciotola di riso su cui sbatte un uovo fresco. Lei che prepara un'omelette per la colazione. Le stesse scene si ripetono sempre uguali per quasi tutto il film, senza parole. Una visione estenuante che rende il senso di solitudine assoluta dei due protagonisti, la loro sfinitezza e il senso di colpa di lei. A interpretare l'uomo è lo stesso regista, proprio perché non ha trovato attori disposti a farlo. Un'opera controversa che ha convinto la giuria ma ha diviso il pubblico. Testimonia comunque l'esistenza di cineasti giapponesi coraggiosi nel loro lavoro di ricerca, come Ichikawa Jun, Kawase Naomi o Obayashi Nobuhiko.
Boys of TomorrowIn concorso si è visto anche il sudcoreano Boys of Tomorrow di Noh Dong-seok, storia della solidarietà tra due adolescenti sbandati, due esistenze precarie nella vita di periferia. Un intenso ritratto generazionale come il precedente film del regista, My Generation. Un film ben confezionato che ha ricevuto una menzione speciale per la fotografia.
Un film giapponese, d'animazione digitale, ha inaugurato il programma della Piazza Grande, che, con la sua capienza di oltre 8.000 spettatori, costituisce il cuore pulsante e la vetrina del Festival di Locarno. Si tratta di Vexille di Sori Fumihiko, già regista di Ping Pong, produttore di Appleseed e artefice degli effetti visivi di Titanic. Nel 2077 una unità speciale, chiamata Sword, dell'esercito degli Stati Uniti si infiltra clandestinamente in Giappone. Il paese del sol levante si è da molti anni rinchiuso in una barriera energetica, dopo essersi rifiutato di bloccare la fabbricazione di robot ad alta tecnologia, considerati una minaccia dalla comunità internazionale. Gli Sword, guidati dalla comandante Vexille, devono indagare proprio sullo stato di avanzamento di questa produzione di potenziali armi. Scopriranno che i giapponesi sono stati tutti trasformati in esseri metà robot e metà umani, nell'ambito di un folle progetto di evoluzione darwiniana di una razza che si considera eletta. Un blokbuster d'animazione concepito per bissare il successo di Appleseed, ma anche sorprendentemente un pamphlet polemico verso un paese che ha vissuto buona parte della sua storia in uno splendido isolamento, e il cui nazionalismo è degenerato nei crimini della Seconda Guerra Mondiale.
The DrummerGli spettatori della Piazza hanno avuto la fortuna di vedere anche un interessante film di Hong Kong, The Drummer. E' la storia del giovane rampollo di un padrino della malavita che ha una relazione con la giovane moglie di un magnate ricco e corrotto. Per fuggire da quest'ultimo, che ha scoperto la tresca, il protagonista si rifugia sulle montagne di Taiwan, dove incontra un gruppo di percussionisti zen. Rimane affascinato da questo mondo e decide di entrarne a far parte. Giunto al suo terzo lungometraggio, il regista Kenneth Bi firma la sua opera più sentita, un film meditativo in cui sono presenti anche momenti di genere gangsteristico. Questi hanno un duplice significato. Da un lato bilanciano le parti più filosofiche, dall'altro contrappongono il mondo puro della gente di montagna con quello caotico e corrotto della grande metropoli. Una piccola produzione, che però si avvale della partecipazione di un grande attore quale Tony Leung Ka-fai. Grande lavoro attoriale per l'interprete principale, Jaycee Chan, figlio di Jackie Chan, che riesce a essere assolutamente credibile nella sua trasformazione da giovane yuppie a persona dedita all'ascetismo. Va rilevata infine la grande accuratezza tecnica nel registrare i suoni ambientali delle percussioni, che costituiscono il fulcro su cui si fonda il film.
Le voyage du ballon rougeMa l'edizione di quest'anno del festival ha visto l'omaggio a due grandi maestri del cinema taiwanese. E' stato commemorato Edward Yang, purtroppo scomparso di recente, con la proiezione di Taipei Story e Yi yi, mentre a Hou Hsiao-hsien è stato conferito un prestigioso premio alla carriera, il Pardo d'Onore. In occasione di questa onorificenza è stato proiettato il suo ultimo film, il bellissimo Le voyage du ballon rouge, girato a Parigi e già presentato a Cannes.
Un bilancio senz'altro positivo quindi per il cinema dell'estremo oriente, la cui importanza è stata riconosciuta anche dall'aver voluto, come membro della giuria ufficiale, Jia Zhang-Ke, il trionfatore l'anno scorso a Venezia. Per quest'anno almeno, Locarno non è diventata una città dolente.

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