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Festival di Cannes 2011

Tuesday, 28 June 2011 13:45 Giampiero Raganelli Festival - Report
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hanezuDopo l’apoteosi coreana dell’anno scorso, Cannes mantiene un’attenzione alta verso il cinema orientale, rappresentato in tutte le sezioni del festival. In concorso, per la verità, solo il cinema nipponico mantiene una rappresentanza, con ben due opere, di due cineasti tra loro agli antipodi: Kawase Naomi, che porta un film nel suo stile profondo e filosofico, Hanezu, e Miike Takeshi che torna, dopo 13 Assassins, al jidaigeki con un remake, Harakiri: Death of a Samurai in 3D.

 

I coreani si concentrano, con ben tre film, nella sezione Un Certain Regard, dove trionfano con la sofferta opera, meditativa e autoriflessiva, di Kim Ki-duk, Arirang. Presenti anche il festivaliero Hong Sang-soo, con The Day He Arrives, e Na Hong-jin, con The Yellow Sea, che fu lanciato proprio dalla Croisette con il trionfale successo di The Chaser qualche anno fa. Oltre ai coreani il cinema del far east è presente con Tatsumi, film d’animazione del regista di Singapore Eric Khoo, basato sulle opere del grande, omonimo, mangaka.
Rara presenza di un film di Hong Kong, che non sia degli abituè Wong Kaw-wai e Johnnie To, a un grande festival: si tratta di Swordsmen di Peter Chan, presentato fuori concorso. Nessun restauro di film asiatici in Cannes Classic, ma in compenso un bel documentario, Kurosawa, la voie, opera di Catherine Cadou che raccoglie le testimonianze di undici grandi cineasti, da Miyazaki a Scorsese, da Bong Joon-ho a Eastwood, sul tenno del cinema e sulla sua influenza nella loro opera.
Nella parallela Quinzaine des Réalisateurs, due opere asiatiche molto diverse. L’ultimo, magmatico, lavoro di Sono Sion, Guilty of Romance, e il filippino Palawan Fate, opera incentrata su un senso panico della natura e sul concetto filosofico di “karma istantaneo”.
Con le tante risonanze rispetto all’ultima Venezia (Miike, Sono Sion, Hong Sang-soo), quale sarà la risposta della laguna?

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