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Future Film Festival 2011

Monday, 11 July 2011 13:25 Giampiero Raganelli Festival - Report
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fff2011_logoTredicesimo anno, cui si è arrivati non senza difficoltà, per il festival bolognese dedicato alle nuove tecnologie, agli effetti speciali e all’animazione; un’edizione più esigua per numero di giorni, solo quattro, che ha avuto luogo in un periodo, quello pre-pasquale (20-23 aprile), diverso da quello di gennaio, come era consuetudine. Per la sua tradizionale vocazione al mondo del cinema orientale, il Future si conferma come la principale vetrina italiana degli anime nipponici, anche se va detto che quest’anno alcune delle opere più attese, come il nuovo film dello Studio Ghibli o quello di Hara Keiichi, non avevano la prerogativa di anteprima, essendo già state presentate a Roma e Firenze.

fff2011_colorfulGrande attesa comunque per Colorful, dell’autore di Un'estate con Coo, una storia che parte da suggestioni da After Life e Il cielo sopra Berlino per raccontare dell’anima di un defunto cui, alle soglie del Paradiso, viene data la possibilità di rivivere nel corpo di un quattordicenne, facendolo risvegliare dal coma in cui si trova a seguito di un tentativo di suicidio. Non delude le aspettative: un film dove la sofferenza è palpabile, una riflessione sul senso e sull’importanza della vita. Arrietty segna l’esordio alla regia dell’animatore dello Studio Ghibli Yonebayashi Hiromasa. È l’ennesima riproposizione del mito dei lillipuziani in cui tornano tanti temi miyazakiani: il senso panico della natura popolata di innumerevoli specie viventi, anche nascoste o invisibili all’uomo, il diritto all’esistenza di tutte le creature, anche le più fragili e indifese, e quelle che sopravvivono in modo frugale sfruttando gli scarti dell’animale più opulento, l’uomo. Buona prova per l’apprendista della bottega, che conforta dopo la delusione di Miyazaki Goro.
fff2011_arriettyDegno di nota anche To, il nuovo CG anime di Sori Fumihiko che traspone due numeri del manga 2001 Nights di Hoshino Yukinobu. Come già nel suo precedente Vexille, di cui mantiene il livello altissimo dell’animazione e la ricchezza visiva, il regista affronta in chiave fantascientifica temi geopolitici attuali o dell’immediato passato. Il terzomondismo, le guerre africane richiamate nel primo episodio Elliptical Orbit; il colonialismo, i conflitti per l’acqua, la spartizione delle risorse tra le due superpotenze di una Terra divisa a blocchi nel secondo episodio, Symbiotic Planet, nel cui contesto si iscrive una storia alla Romeo e Giulietta. Anche negli spazi siderali profondi e nei pianeti lontani, l’umanità non riesce a recidere il cordone ombelicale con la Terra e ripropone le stesse logiche predatorie e di potere che hanno segnato la storia nel suo pianeta d’origine.
Tante altre cose interessanti hanno contrassegnato questa edizione. Da Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame di Tsui Hark, già passato a Venezia, a Karate-Robo Zabogar, presentato tra le follie di mezzanotte, di cui si è già detto a proposito del Festival di Rotterdam. Un’edizione che conferma quindi la peculiarità di questa manifestazione, unica nel panorama festivaliero italiano. Non si può che auspicare che il futuro del Future sia assicurato.

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