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SPECIALE Far East Film 2010

Monday, 17 May 2010 00:00 Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2010
Tutti i film: Cina
Tutti i film: Corea del Sud
Tutti i film: Filippine
Tutti i film: Giappone
Tutti i film: Indonesia
Tutti i film: Taiwan, Vietnam
Tutti i film: Thailandia
Retrospettiva Shintoho
Diari dal festival
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Introduzione
di Stefano Locati

Feff12 - posterDodici anni di Far East raccontano di un festival in costante ascesa, nonostante la paventata crisi, con la conferma di essere la più importante vetrina europea sul cinema popolare e di genere asiatico. E se quest'anno sono mancati capolavori e sorprese eclatanti, le selezioni dai diversi paesi hanno presentato una scelta equilibrata dalla qualità media rassicurante.

La Cina ha di fatto stupito con un repertorio vario, che va dal duro City of Life and Death, sul massacro di Nanchino, allo spionistico The Message, dall'antibellico in costume Wheat al thriller dell'era internet Invisible Killer. Anche le coproduzioni con Hong Kong non se la passano male, come dimostrano il nuovo Jackie Chan di Little Big Soldier e l'epica di Bodyguards and Assassins. L'ex colonia britannica ha d'altra parte dimostrato di non essere del tutto agonizzante, e se anche il violentissimo Dream Home è solo un divertissement di Pang Ho-cheung, restano l'arzilla vitalità della commedia marziale Gallants e le traiettorie action deragliate di Fire of Conscience .

Più stratificata la produzione giapponese: ma qui la scelta è talmente vasta che è sempre difficile avere un quadro comprensivo. Di certo rimangono commedie mainstream divertenti come Wig o The Accidental Kidnapper e sbalzi nel lato più malandrino come Boys on the Run e Oh, My Buddha! Mark Schilling però in passato ci ha concesso di meglio. La Corea del Sud, al contrario, è da qualche anno in affanno. Vero che il premio del pubblico e trionfatore per acclamazione, meritatamente, è Castaway on the Moon, ma il resto è tragicamente piatto: si elevano solo The Actresses (intenso e arguto, tuttavia fuori target rispetto alle esigenze del festival), qualche scorcio dell'horror Possessed e il noir rurale Running Turtle .

La selezione indonesiana delude con il ritorno di Riri Riza, The Dreamer, ma si affranca con la commedia grottesca surreal-scatologica di Identity, tuttavia ancora lontana dall'essere una rivelazione. Si salva anche la Thailandia, nonostante sia orfana degli action dell'anno precedente, soprattutto grazie al thriller nerissimo Slice, consigliato agli stomaci forti, e l'horror più tradizionale Who Are You? .

Le retrospettive sono da sempre il cuore del Far East e quest'anno la razione doppia non può che far piacere. Da un lato le produzioni della casa Shintoho di fine anni '50 e inizio anni '60, prima del fallimento; dall'altro le coordinate morali dell'hongkonghese Patrick Lung Kong. I film Shintoho brillano per spirito pop sregolato, che siano thriller eroticizzati o horror di fantasmi decadenti. Nulla di folgorante, ma cinema di genere nella sua luccicante brillantezza. Il cinema di Lung Kong, invece, risente in modo pesante del trascorrere del tempo: è verboso, moralista, didascalico. Eppure, accantonato il cattolicesimo straripante, gli va riconosciuta una ammirevole preveggenza nei temi trattati e l'assoluto coraggio nel mescolare registri e generi - fino all'evidente influenza su John Woo e compagni.

L'oliata macchina organizzativa del Centro Espressioni Cinematografiche riesce insomma sempre a mobilitare emozioni, che sia la commozione di Lung Kong nel presentare i suoi film o la multiforme parata di risa e colori che accoglie i visitatori occasionali che decidano di avventurarsi nel teatro Giovanni da Udine.


p.s. per le recensioni dei film di Hong Kong rimando come sempre a Hong Kong Express.



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