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SPECIALE Far East Film 2009

Monday, 18 May 2009 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2009
Film: Cina
Film: Corea del Sud
Film: Filippine, Singapore, Taiwan
Film: Giappone
Film: Indonesia
Film: Thailandia
Diari dal festival
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Introduzione
di Stefano Locati

Feff11 - PosterIl Centro Espressioni Cinematografiche non demorde: l'undicesima edizione del Far East Film Festival di Udine (dal 24 aprile al 2 maggio 2009) si è conclusa in positivo. Pochi i picchi, ma anche pochissimi capitomboli, meno che nelle edizioni passate - segno che le selezioni sono state più attente (e forse anche fortunate). Come prevedibile, le pellicole giapponesi fanno un figurone. Decisamente sottotono la Corea del Sud, mentre Hong Kong e Cina portano una compagine compatta e divertente. La grande sorpresa dell'anno è comunque l'Indonesia, con almeno tre sorprese, mentre la Thailandia continua a divertirsi con poco-niente, ed è un vantaggio (per loro, ma anche per gli spettatori).
Dal paese del Sol Levante c'era molta attesa per il premio Oscar Departures, di Takita Yojiro (un premio del pubblico scontato e che, a onor del vero, grida vendetta). È un ritratto sentito ma un po' troppo furbetto del percorso formativo di un uomo di mezza età che si reinveta truccatore di cadaveri e impara ad apprezzare la vita stando a contatto con la morte. Una folla oceanica e grande divertimento hanno invece accompagnato Yatterman (a.k.a. Yattaman), live action già di culto congegnato dall'imprevedibile Miike Takashi. Tra gli altri film giapponesi spicca One Million Yen Girl, commedia agrodolce su una ragazza che si sposta da una parte all'altra del Giappone fermandosi in ogni luogo solo il tempo necessario per raccimolare un milione di yen. E poi via. Parte che non ci si può quasi credere Fish Story, ma poi si arena subito, purtroppo. Molto meglio Instant Swamp, che d'altra parte è di Miki Satoshi, diventato in un batter d'occhio una speranza al sapore di nume tutelare.
Le uniche due pellicole coreane di un qualche interesse si sono rivelate la commedia degli equivoci Scandal Makers, sempliciotta se non banale, ma con il bonus di un'interpretazione irresistibile da parte del piccolo protagonista, e il delicato dramma My Dear Enemy, su una coppia che si rincontra dopo anni di separazione solo perché lei vuole indietro dei soldi che aveva prestato a lui. Peccato sia troppo lungo, e alla lunga ripetitivo. Per il resto segnatevi pure di cancellare l'annata 2008 coreana dai calendari del cinema che conta. La Cina, al contrario, si è presentata con una nutrita schiera di commedie nere: dal divertentissimo All About Women, del sempre grande Tsui Hark, su tre bizzarre giovani in cerca d'amore, all'omaggio al regista Cao Baoping, presente con due pellicole: Trouble Makers è un intricato lavoro di umorismo macabro con tema la corruzione, mentre The Equation of Love and Death è una tragicomica che mescola amore e venature da noir. Hong Kong ha spolverato un film di arti marziali dall'incedere classico, Ip Man, con protagonista Donnie Yen, e il buon poliziesco The Beast Stalker, sul rapimento di una bambina e il viaggio di redenzione di un poliziotto per liberarla. La qualità media era comunque sufficiente, e in questo periodo di carestia è già un buon indizio.
Parentesi a parte per Thailandia e Indonesia. La prima porta in primo piano l'ondata action, dagli attesi Ong Bak 2 e Chocolate, al dubbio Somtum. Le cose migliori si vedono però nella commedia romantica leggera con Best of Times - a prescindere dagli horror. Nel lotto indonesiano, quest'anno decisamente nutrito, meritano almeno una menzione il dichiarato omaggio lynchiano The Forbidden Door, di Joko Anwar, viaggio allucinato nella relazione tra un artista, sua moglie e la sua famiglia, il thriller intimista Fiction, della giovane Mouly Surya, elaborato gioco di specchi tra realtà e finzione ambientato in un enorme e variopinto palazzo, e il dolce The Rainbow Troops, di Riri Riza. In Indonesia poi ha trovato (nuova) casa Brian Yuzna, che ha prodotto l'horror a episodi Takut - Faces of Fear: davvero nulla di che, ma felici si sia rimesso all'opera.
La retrospettiva quest'anno era dichiaratamente per true believers, non certo di largo richiamo. I lavori televisivi di Ann Hui hanno un elevatissimo valore storico, impossibile da accantonare, ma difficilmente appassionano - non quanto il suo bellissimo, penultimo The Way We Are, almeno.
Paradossale che questa undicesima edizione sia andata tutto sommato meglio della tanto strombazzata decima, che doveva essere una festa in grande stile, ma era finita sottotono, nonostante i bei film. Quest'anno anche la libreria e la videoteca si sono allargate, che come nuovo inizio non è male.


p.s. per le recensioni dei film di Hong Kong rimando come sempre a Hong Kong Express.

 



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