404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Festival SPECIALE Far East Film 2008 - Film: Corea del Sud

SPECIALE Far East Film 2008 - Film: Corea del Sud

Monday, 02 June 2008 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
Print
Article Index
SPECIALE Far East Film 2008
Film: Cina
Film: Corea del Sud
Film: Filippine
Film: Giappone
Film: Indonesia, Malesia
Film: Singapore, Taiwan, Vietnam
Film: Thailandia
Retrospettiva Shin Sang-ok
Diari dal festival
Preferenze
Tutti i voti
All Pages

di Stefano Locati, Giampiero Raganelli, Emanuele Sacchi

BLACK HOUSE di Shin Terra
Black HouseUn assicuratore, insolitamente nel ruolo di eroe positivo, è alle prese con un cliente presunto psicopatico. Tratto dal romanzo di Kishi Yusuke, già adattato per il cinema nel 1999, il film si fonda sui colpi di scena, sull'imprevedibilità della trama. Finché si mantiene sul piano del thriller riesce a creare tensione e suspence, ben assecondando i meccanismi spettatoriali. Ma, quando prende la piega slasher, perde di credibilità, e gli effettacci truculenti sfiorano l'umorismo involontario. (g.r.)

FOREVER THE MOMENT di Yim Soon-rye
Forever the MomentAtipico film sportivo incentrato sulla pallamano. La regista Yim Soon-rye, in passato propensa a ragionare su piccole storia di crescita (Three Friends, 1996) o sconfitta (Waikiki Brothers, 2001) in universi interamente maschili, qui si concentra su una squadra femminile che si deve preparare alle Olimpiadi del 2004. Gli elementi in gioco sono sempre gli stessi - i drammi quotidiani delle giocatrici, gli allenamenti, la formazione dello spirito di squadra - ma elaborati con garbo e partecipazione. Brave le attrici, a partire da Moon So-ri e Kim Jung-eun, scontato ma ben orchestrato il crescendo in vista della partita clou. Grande (e insolito) successo al botteghino in patria. (s.l.)

GOING BY THE BOOK di Ra Hee-chan
Going by the BookTra poliziesco classico, commedia nera e farsa, l'esordiente Ra Hee-chan, collaboratore di Jang Jin, costruisce un film leggero, ma di sicura presa. Do-man, interpretato con cipiglio buffo e introverso da Jung Jae-young, è un poliziotto estremamente ligio alle regole, tanto da meritarsi l'antipatia di colleghi e superiori. Durante una esercitazione generale anti-crisi gli viene affidato il ruolo di finto-rapinatore. Dovrebbe essere normale routine, ma lui prende il compito assai seriamente, forse troppo. Ne nasce una situazione d'impasse sempre più eclatante - e imbarazzante per le forze dell'ordine. Molto divertente nella prima parte, si fa più amaro e riflessivo nella seconda. Grande incasso in patria. (s.l.)

THE GUARD POST di Kong Su-chang
The Guard PostLa morte corre sul confine tra le due Coree, in un avamposto sperduto. Dopo R-Point, Kong Su-chang torna al thriller di ambientazione militare e lo fa in quella terra di nessuno, dimenticata dal tempo, superstite della Guerra Fredda. Ben sviluppata la tensione claustrofobia, anche se all'interno di una narrazione contorta, ma l'idea di liberare l'orrore che alberga in quei luoghi simbolici non è sufficientemente sviluppata. Rispetto alle possibilità di una tale tematica, un'occasione sprecata. (g.r.)

HAPPINESS di Hur Jin-ho
HappinessOrmai maestro nello studio delle tragedie umane e dell'impatto che hanno sulla personalità e le scelte di vita delle persone, Hur Jin-ho è come se girasse sempre lo stesso (bellissimo) film. Forse Happiness - titolo quanto mai ossimorico con il cinema del nostro - non è ai livelli di Christmas in August e One Fine Spring Day, ma abbondano i momenti alti ed è magistrale la prova di Lim Soo-jung, fragile come un calice di cristallo circondato dagli elefanti della società odierna. (e.s.)

THE HAPPY LIFE di Lee Joon-ik
The Happy LifeTre amici di mezza età si ritrovano al funerale di un comune amico, col quale, ai tempi del liceo, avevano formato un gruppo. Nessuno di loro se la passa bene, tra debiti, problemi familiari e dubbi esistenziali. Il chitarrista, più idealista degli altri, vuole ritrovare il passato ardore riformando il gruppo. Ce la farà, coinvolgendo anche il figlio del defunto come cantante. Film dei buoni sentimenti da regista (Lee Joon-ik) e sceneggiatore (Choi Seok-hwan) del successo King and the Clown (2005). Caratterizzazioni perfette dei personaggi e qualche buona battuta non nascondono l'eccessiva velleità del film, destinato a spegnersi in un interminabile e retoricissimo concerto finale. (s.l.)

HELLCATS di Kwon Chil-in
HellcatsCommedia sentimentale al femminile: Ami è una sceneggiatrice quasi trentenne in crisi con il suo ragazzo; per questo si rifugia dalla sorella maggiore, Young-mi, una coreografa quarantenne di successo alle prese con l'attrazione per un attore molto più giovane di lei. Sua figlia, Kang-ae, liceale, deve invece consolare un'amica dal disinteresse del ragazzo, con esiti imprevisti. Tre generazioni a confronto che si dibattono tra gli alti e bassi dell'amore. Kwon Chil-in ripesca la formula di Singles (2003) che gli aveva dato successo e organizza un Sex and the City meno glamour e più elaborato. Qualche passaggio realmente simpatico e attrici convinte non nascondono comunque l'inconsistenza di fondo. (s.l.)

OUR TOWN di Jung Kil-young
Our TownIntricato gioco mortale di ricordi, sangue e sopraffazioni tra un poliziotto, un giovane serial killer e uno scrittore dal passato quanto mai oscuro. I tre personaggi sono legati da fili invisibili che portano a un crescendo di violenza, fino a sommergere la sonnolenta città di provincia teatro dello scontro. Thriller assai manierato, dalla struttura a incastro piuttosto algida, indeciso tra la cruda rappresentazione del legame tra i protagonisti e una estetizzazione degli istinti criminali. Moventi e motivi dei tre emergono nel finale, ma senza troppa convinzione. (s.l.)

SHADOWS IN THE PALACE di Kim Mi-jeong
Shadows in the PalaceIl palazzo reale della dinastia Joseon era rigidamente suddiviso e regolato da una gerarchia asfissiante. Nel generale contesto oppressivo, le donne erano ulteriormente private della libertà e dell'autonomia, costrette al nubilato e alla sottomissione, relegate in un'ala a parte del palazzo. È in questo mondo a parte, impermeabile a qualsiasi influenza esterna, se non al volere dei regnanti, che prende le mosse un intrigo oscuro e spaventoso che coinvolge la successione al trono. Una dottoressa di corte inizia a indagare sull'apparente suicidio di un'ancella e scoperchia un vaso di Pandora di abiezione e meschinità. Il vortice di nomi e colpi di scena cui è sottoposto lo spettatore, gestiti con qualche libertà di troppo, inizialmente disorientano, ma l'esordiente Kim Mi-jeong orchestra una ricostruzione storica efficace, sanguigna, con qualche debito all'horror, che trasmette sottopelle l'austera ingiustizia della corte medioevale. (s.l.)

THE WONDER YEARS di Kim Hee-jung
The Wonder YearsPer la tredicenne Soo-ah i piccoli drammi della crescita diventano un dedalo di macchinazioni per nascondere quella che lei ritiene essere la verità: non è la figlia della infaticabile lavoratrice Young-joo, con la quale ha sempre vissuto, ma di Seor-yeong, una popolarissima diva del pop. L'assurda convinzione porta Soo-ah a fuggire di casa per raggiungere Seoul, dove è intenzionata a confrontarsi con la cantante. Dramma sul superamento della sottile linea d'ombra verso l'età adulta narrato con trasporto e un amore sincero per i piccoli, significativi gesti della quotidianità. Soo-ah è caratterizzata con acume - bizzarra, ingenua e cinica al contempo - sempre pronta a spiazzare i suoi interlocutori adulti. Qualche caduta di tono nel finale, ma ottimo esordio per la regista Kim Hee-jung. (s.l.)

 



sitemap
Share on facebook