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SPECIALE Far East Film 2008 - Retrospettiva Shin Sang-ok

Monday, 02 June 2008 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2008
Film: Cina
Film: Corea del Sud
Film: Filippine
Film: Giappone
Film: Indonesia, Malesia
Film: Singapore, Taiwan, Vietnam
Film: Thailandia
Retrospettiva Shin Sang-ok
Diari dal festival
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Il cinema popolare di Shin Sang-ok
di Stefano Locati

Shin Sang-okLa retrospettiva di quest'anno presenta quattro pellicole di fine anni '50 del regista e produttore coreano Shin Sang-ok, angoli di svolta rispetto alla successiva carriera, che si concretizzò nel successo degli anni '60. Nato a Cheong-jin, nel nord della Corea, nel 1926, Shin sviluppo presto un'attrazione per le diverse culture. Mentre la Corea era sotto il dominio giapponese, si trasferì a studiare a Tokyo, nel periodo più repressivo del regime bellico, dove scoprì il cinema francese. Tornato in patria dopo la liberazione, nel 1946 partecipò come art director al primo film indipendente coreano, Hurrah for Freedom. Iniziò a lavorare al suo primo film da regista, Evil Night (oggi purtroppo considerato perduto), nel 1950, ma fu interrotto dal protrarsi della guerra di Corea e riuscì a completare l'opera solo due anni più tardi. Nel 1953 sposò l'attrice Choi Eun-hee, co-protagonista del suo esordio, contribuendo a trasformarla in una star. Da allora Shin si lanciò nella produzione e nella regia, fondando prima la Seoul Film Company e la Shin Production, e in seguito - a inizio anni '60 - aprendo degli studios nella cittadina di An-yang. Nel momento di suo massimo splendore la compagnia da lui guidata arrivò a dare lavoro a 300 impiegati, maestranze e attori, producendo fino a 25 film l'anno. A questo periodo risalgono i film più noti, dal mélo Mother and His Guest agli storici Prince Yeonsan e Seong Chun-hyang, primo film a colori della storia del cinema coreano; dal bellico Red Muffler al drammatico e toccante Deaf Samryongi; dall'esplicito Eunuch fino al fanta-storico Thousand Year Old Fox. Il decennio, caratterizzato da grandi sfide, si chiude con l'inasprimento della politica censoria del dittatore Park Chung-hee. Per l'industria cinematografica significa ulteriori ristrettezze, e il modello verticale ideato di Shin, che comprendeva produzione, distribuzione e anche una rete di sale cinematografiche cui appoggiarsi, implode. Shin Sang-okNel 1978 prima Choi Eun-hee, poi lo stesso Shin Sang-ok vengono rapiti da agenti di Kim Il-jong e traportati oltre il 38° parallelo. Dopo alcuni anni di prigionia e isolamento, le due star del cinema coreano acconsentono a girare film nella Corea del Nord. Solo nel 1986 riescono a fuggire, durante un viaggio in Europa, trovando finalmente rifugio negli Stati Uniti. Shin, la cui vita era interamente dedicata al cinema, riprese a girare, alternado produzioni minori a Hollywood e qualche ritorno in Corea del Sud, fino alla morte, avvenuta nel 2006.
Shin Sang-ok è una delle figure centrali della storia del cinema sud coreano. Pur se meno "autore" rispetto a figure come Kim Ki-young o Yu Hyun-mok, registi altrettanto importanti, la sua capacità di gestire i diversi generi popolari, l'attenzione per la produzione e il montaggio e il fiuto nell'interpretare i gusti del pubblico svolsero da traino per l'intera industria, modernizzandola e ponendo le basi per futuri sviluppi. La sua carriera ebbe alti e bassi, sostanzialmente divisa in cinque periodi distinti: la crescita artistica (culminata con i successi di fine anni '50 presentati nella retrospettiva), il decennio d'oro negli anni '60, la lenta discesa negli anni '70, gli anni di cattività in Corea del Nord e infine il ritorno alla libertà. Una vita intensa, vissuta sempre in funzione del cinema, tra set e studios, al fianco della sua musa.

 

I film della retrospettiva
di Stefano Locati, Giampiero Raganelli, Emanuele Sacchi

A COLLEGE WOMAN'S CONFESSION (1958)
Complesso dramma al femminile, grande successo di pubblico all'epoca e definitiva consacrazione per Shin Sang-ok. Una ragazza in procinto di laurearsi in legge ma priva dei soldi necessari per sopravvivere, segue il consiglio di un'amica e dopo il ritrovamento di un diario si finge la figlia segreta e perduta di un potente uomo politico. Struttura imperniata sui lunghi flash back, ritorno ciclico di strazianti scene madri e qualche accenno di realismo post bellico rendono la visione interessante da un punto di vista storico, più difficile da quello dell'intrattenimento. (s.l.)

A FLOWER IN HELL (1958)
Il migliore tra gli Shin Sang-ok passati al festival, A Flower in Hell ritrae la situazione di degrado della Corea post-bellica, con le donne coreane ridotte a intrattenere i soldati americani per raggranellare qualche soldo. C'è chi ne approfitta, come Yeong-shik, e chi, come il fratello Dong-shik, vuole rimettere le cose a posto. Seguirà tragedia, con evidenti echi viscontiani nel cruento finale. (e.s.)

IT'S NOT HER SIN (1959)
Classico del cinema sudcoreano di Shin Sang-ok, come buona parte delle pellicole del popolare regista, dalla moglie Choi Eun-hee. Una storia di solidarietà tra due donne, tipico esempio di quel genere melò che rispondeva ai bisogni di emancipazione femminile del dopoguerra. Ma anche un noir, vicino alla concezione hollywoodiana: un incipit drammatico, la narrazione rivelatrice in flashback, l'ambientazione giudiziaria. Tratto da Gina Kaus, che ispirò anche molti noir classici americani. (g.r.)

A SISTER'S GARDEN (1959)
Realizzato con i soldi guadagnati grazie a A College Woman's Confession, è un ulteriore dramma familiare sulla caduta di una ricca famiglia borghese alla morte del patriarca. Le due sorelle Jung-hee e Myung-hee, insieme al fratellino Chang-sik, devono barcamenarsi tra debiti e imprevisti, nel tentativo di mantenere uno stile di vita elevato. Se la prima ragazza scende a compromessi, rinuncia all'amore e sostanzialmente si immola per garantire un futuro a tutti, la seconda ha un approccio più edonista. Film dai risvolti tragici che metteva in scena la vertiginosa occidentalizzazione dei costumi della società coreana e tutti gli imprevisti e incongruenze da essa portati. Uno sguardo popolare ma attraente su un periodo poco noto del cinema del paese. (s.l.)

 



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