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SPECIALE Far East Film 2007

Friday, 01 June 2007 00:00 a cura di Stefano Locati Festival - Report
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SPECIALE Far East Film 2007
Film: Cina
Film: Corea del Sud
Film: Filippine
Film: Giappone
Film: Malesia
Film: Thailandia
Film: Taiwan
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Introduzione
di Stefano Locati

Feff2007 - PosterNuovo appuntamento con il festival di Udine che rinnova un tour de force sempre positivo, a prescindere, di visioni e appuntamenti. Quest'anno per il Centro Espressioni Cinematografiche qualcosa pare però essersi incrinato. Pur essendo la selezione di un festival sempre soggetta a imprevisti esterni (concorrenza di altri festival, dinieghi delle case di produzione, sviste), è lecito comunque lamentare l'abbassamento del livello medio delle pellicole proposte a fronte di una stabilità percepita delle produzioni di quei paesi. In parte la sensazione di una eveporazione delle aspettative è dovuta alla programmazione, assurdamente sballata, con le pellicole più interessanti posizionate in mattinata o nel primo pomeriggio. Un dato confermato dai premi del pubblico: quello che poi ha vinto è stato proiettato alle 9 e mezza, mentre nei primi dieci posti non c'è neanche uno dei film proiettati alle 20 o alle 22, tradizionalmente gli spettacoli più affollati. Una cosa che non era mai accaduta, e dovrebbe far rifletter. D'accordo accomodare le proiezioni a seconda degli ospiti, o per questioni di visibilità; ci stanno anche le sviste; ma relegare tutti i film migliori a orari improbabili ha del masochistico - soprattutto se è per prmuovere polpettoni come il cinese The Matrimony.
Patrick TamIn ogni caso il Far East Film numero 9 non è stato un festival da dimenticare, al contrario. Nonostante le voci di una (incomprensibile) diminuzione dei finanziamenti, non ci sono avvisaglie di catastrofi. Tra i dati positivi, l'ottima retrospettiva dedicata al maestro della new wave hongkonghese Patrick Tam e una manciata di film strepitosi. Patrick Tam non era solo una certezza - i suoi film erano più o meno già visibili e recuperabili, anche se alcuni con qualche traversia - ma anche e soprattutto una scoperta: il mertito del Far East è aver proiettatto anche tutta la sua necessaria produzione televisiva, pergiunta sottotitolata. Un lavoro di ricerca immane, possibile grazie a Law Kar dell'Hong Kong Film Archive, che ha portato alla luce anche piccoli gioielli come l'episodio Suffocation della serie Thirteen, con un giovanissimo Chow Yun-fat, il godardiano Miu Kam-fung della serie Seven Women o l'elegiaco Dawn, Noon, Dusk, Night della serie poliziesca C.I.D. Non solo la possibilità di vedere su grande schermo film già celbrati (c'era anche, ad esempio, la doppia versione di Nomad e la possibilità di godere di Burning Snow), ma anche di farsi un'idea del formarsi della personalità registica di Tam, cui hanno contribuito gli incontri col pubblico. Passando al concorso, nonostante la piattezza generale, siamo lontani dalla linea piatta del capolinea. La conferma arriva da alcuni registi anche diversissimi tra loro, come il cinese Xie Dong (One Summer with You), il giapponese Nakashima Tetsuya (Memories of Matsuko) o il coreano Yoo Ha (A Dirty Carnival), sempre in grado di emozionare. E non mancano le sorprese, come il noir coreano Cruel Winter Blues, il giapponese Strawberry Shortcakes o l'hongkonghese Whispers and Moans del veterano-idolo Herman Yau. All'interno delle selezioni dei diversi paesi ha prevalso una logica mista. Purtroppo il Giappone è rimasto preda di un'invasione spesso deprecabile di pellicole tratte da manga (7 su 14), con il resto della produzione divisa tra seguiti sterili (Umizaru 2) e pasticcetti popolareggianti (Hula Girls). Hong Kong rimane in bilico, tra feroci riappropriazioni del passato (Dog Bite Dog, My Name is Fame) e gigioneggiamenti ormai fuori luogo (Confession of Pain). La Corea si salva grazie alle certezze (si veda l'immenso The Host), ma a parte qualche colpo di testa (lo stilizzato No Mercy for the Rude), scivola nella medietà (c'è qualcuno che avrebbe sentito la mancanza di 200 Pounds Beauty?). La Cina, controtendenza, rialza la testa con il thrilelr Curiosity Kills the Cat, ma conferma di aver nelle corde anche progetti più leggeri, come la commedia corale One Foot of the Ground. Tra i paesi "minori" (in quanto a presenze), la Tailandia mostra segni di stanca: il buon horror Dorm non compensa la delusione per The Unseeable (ritorno del regista de Le lacrime della tigre nera). Le Filippine si devono accontentare della simpatia di Joyce Bernal, senza badare ai risultati inscusabili del suo Agent X44, mentre Taiwan rivaluta Leste Chen: Eternal Summer è un passo avanti rispetto a The Heirloom, visto l'anno precedente. Incursione della Malesia con l'horror Charmin che desta qualche simpatia per il contorno.
Un anno funestato da qualche scelta sindacabile e qualche defiance, che non intacca però le solide basi sia di passione che di appassionati (il pubblico è sempre attento e numeroso). In attesa dell'edizione numero 10, che dovrebbe fungere, secondo le stesse parole degli organizzatori, sia da summa che da rilancio in grande stile per un progetto, quello del Far East Film, in cui continuiamo a credere tutti.


p.s. per le recensioni dei film di Hong Kong e un esame più approfondito della retrospettiva su Patrick Tam rimando come sempre a Hong Kong Express.

 



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