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Mostra del cinema di Venezia 2006

Friday, 13 October 2006 00:00 Paolo Bertolin, Giampiero Raganelli, Emanuele Sacchi Festival - Report
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Mostra del cinema di Venezia 2006
2006-2046: Il futuro a Venezia
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Fatti e misfatti
di Giampiero Raganelli

Jia Zhang-ke"Leone d'Oro con gli occhi a mandorla", "La Cina è vicina" recitano alcuni titoli di giornali, esprimendo lo stupore, se non l'indignazione, di fronte all'assegnazione del Leone d'Oro al film cinese Still Life di Jia Zhang-ke. Per una volta la giuria veneziana premia un'opera di ricerca, un film che spiazza e scompiglia i rigidi schemi mentali di molti critici quotidianisti. Lo stesso scalpore che suscitarono le vittorie di Vive l'amour e di Città dolente. Proprio in occasione di quest'ultima, Marco Müller, all'epoca consulente della Mostra per il cinema orientale, venne sospettato di avere esercitato pressioni sulla giuria. Stessa accusa mossa quest'anno, causa una sospetta riunione con i giurati. Difficile pensare a un tale potere di persuasione; certo è che il film premiato rispecchia appieno i giudizi del direttore sinologo. Molti hanno poi espresso perplessità perché Still Life è stato presentato come film sorpresa. Questa è in realtà una vecchia tattica, sperimentata nel 2000 da Müller, quando era direttore a Locarno, con il film cinese Baba, del regista Wang Shuo. Raccontando la storia disturbante di un parricidio, in cui la figura del padre ucciso è facile vedere la metafora del Partito, questa opera era stata proibita dalle autorità cinesi da almeno 4 anni. Fu fatto arrivare illegalmente nel festival ticinese, e la sua presentazione fu tenuta segreta fino all'ultimo. L'ondata emotiva, suscitata dalla vicenda, fu tale da renderne un obbligo l'assegnazione del primo premio, il Pardo d'Oro. E ciò avvenne anche a discapito di opere magari artisticamente più interessanti, come Little Cheung di Fruit Chan, che comunque vinse il Pardo d'Argento. L'anno successivo, un'impresa analoga fu compiuta da Alberto Barbera, all'epoca direttore a Venezia. Anche in quel caso un film cinese fu presentato a sorpresa: Jin Nian Xia Tian (Fish and Elephant), della regista Li Yu, storia di una coppia di lesbiche.
A Venezia, seguendo un modello ormai consolidato, Müller non manca di tirar fuori dal suo cappello a cilindro film orientali non previsti dal programma. Prima Ferro 3 di Kim Ki-duk, poi Takeshis' di Kitano, e infine, con Still Life, il colpaccio gli è riuscito di nuovo. Ma questo la dice lunga sul fatto che il film di Jia Zhang-ke sia un'opera scomoda; si condivida o meno il fatto che fosse il film migliore, la sua vittoria costituisce un riconoscimento coraggioso.
Quanto sia importante la presenza del cinema orientale per il pubblico lo si è potuto vedere nel lunghissimo applauso riservato, quest'anno, a Tsai Ming-liang, dopo la proiezione del suo ultimo lavoro I Don't Want to Sleep Alone. E vedere il regista taiwanese, visibilmente emozionato per l'ovazione ricevuta, baciare affettuosamente i suoi due attori, è stato davvero commovente.
Non si può dimenticare, poi, la grande presenza negli ultimi anni di quel cinema "far east" considerato più commerciale. C'erano grandi autori di anime, Otomo Katsuhiro, Oshii Mamoru, Kon Satoshi, un film dello studio Ghibli, e poi Johnnie To, Jackie Chan. Escludendo la lodevole assegnazione, l'anno scorso, del Leone d'Oro alla Carriera al "maestro" Miyazaki, è difficile che questi registi possano vincere qualche premio. Purtroppo le barriere fittizie tra cinema di genere e cinema d'autore sono ancora ben salde nella mentalità del giurato medio di un festival. Non si può non condividere, a questo proposito, una frase pronunciata da Jackie Chan in conferenza stampa. Alla domanda, di una giornalista cinese, che chiedeva se non si sentisse a disagio nel partecipare a un festival d'arte cinematografica, ha risposto serafico: "Sono contento di essere a Venezia!".

 



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