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Takeaway China 2012

Monday, 20 February 2012 13:41 Armando Rotondi Festival - Report
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takeaway_china_2012_logoUn bella iniziativa questo Takeaway China, che si è svolto dal 23 gennaio al 6 febbraio 2012 a Glasgow, in Gran Bretagna. Un festival indipendente che si propone di celebrare il cinema e la fotografia della Cina contemporanea. E ci riesce bene, con una bella selezione di pellicole, tavole rotonde e mostre presso il Centre for Contemporay Arts di Glasgow e il Glasgow Film Theatre.

 

takeaway_china_2012_fortune_tellerSi prenda in considerazione la nutrita sezione cinematografica, inaugurata il 23 gennaio con il 2046 (2004) di Wong Kar-wai. Eccezionale è il lavoro di Xu Tong, Fortune Teller (2010), un lunghissimo documentario di circa due ore e quaranta, che porta lo spettatore in un viaggio nella Cina più povera. Il regista racconta la storia di Li Baicheng, il “fortune teller” del titolo, che vive in un villaggio nei sobborghi di Pechino con la moglie sorda Pearl. Costretti a lasciare la loro casa, iniziano un viaggio che si muove tra passato, presente e futuro. Sobborghi di Pechino sono anche quelli che si vedono in When The Bough Breaks (2010), diretto da Ji Dan, che mostra la vita di un gruppo di bambine lì cresciute, così come in Petition (2009) di Zhao Liang, che realizza il suo documentario nello slum, demolito, in prossimità della Beijing South Railway Station.
takeaway_china_2012_fengmingAncora un documentario con Fengming: A Chinese Memoir (2007) di Wang Bing. Un film davvero notevole che, attraverso i ricordi dell’ormai anziana He Fengming, fornisce un ritratto affascinante della Rivoluzione Culturale. La pellicola si sviluppa come una lunga intervista di oltre tre ore che tocca punti fondamentali della vita della donna, all’epoca studentessa di giornalismo e incontrata dal regista per la prima volta nel 1995, e del recente passato cinese: dall’entusiasmo iniziale per la Rivoluzione Culturale sino alla paranoia e al clima di intolleranza e sospetto. Quasi un mediometraggio, appena 68 minuti, Though I am Gone (2007) per la regia di Hu Jie: anche qui il tema centrale è la Rivoluzione Culturale, che viene raccontata in maniera atroce, attraverso la storia, vera, di un docente, Bian Zhongyun, picchiato a morte dai suoi studenti.
Delinquenza giovanile, uso di droga e traffico umano solo al centro della pellicola di Weng Shuoming Fujian Blue (2007), opera prima del regista che costruisce il suo film in due parti distinte, ma collegate tra di loro, e molti attori non professionisti. Un classico contemporaneo che ritrae una Cina in cambiamento attraverso la storia di un piccolo criminale è, invece, Xiao Wu (The Pickpocket, 1998), esordio nel lungometraggio di Jia Zhangke, tra le maggiori figure della sesta generazione, in proiezione all’Andrew Stewart Cinema.
Come nei film di Xu Tong e di Wang Bing, anche 24 City (2008), altra regia di Jia Zhangke in programma, prende le mosse dalla storia orale, organizzando la pellicola intorno a interviste raccolte tra gli operai della Fabbrica 420 nella provincia di Sichuan, prima del devastante terremoto del 2008. Attraverso le testimonianze degli operai e degli impiegati, l’autore traccia una storia della fabbrica dalle origini, negli anni ’50, sino ai giorni nostri. Una fabbrica è anche al centro di The Old Donkey (2010) di Li Ruijun. È quella che deve essere costruita dove si trova un piccola villaggio del Gaotai, con gli abitanti che devono essere con la forza spostati o mandati via. Solo un povero 84enne, soprannominato per l’appunto “old donkey”, si rifiuta di lasciare la propria abitazione.
takeaway_china_2012_old_dogIl regista tibetano Pema Tseden conduce lo spettatore nella sua terra con Old Dog (2010), pellicola che, attraverso le vicende della famiglia di Gonpo e di un suo cane in particolare, mostra la complessa realtà tibetana. Concentra la propria attenzione su un personaggio straordinario Madame (2010) di Qiu Jiongjiong, ritraendo gli ultimi anni della cantante drag-queen Madame Bilan de Linphél. Sul mondo dello spettacolo è anche, infine, The King of Masks (1999) di Wu Tianming, bellissimo film di finzione sul mondo del “bian lian”.
Incentrato, per gran parte, su una programmazione documentaria, Takeaway China affianca alle proiezioni anche momenti seminariali di non poco valore, in particolare con il simposio Memory and the Witness in Chinese Language Cinema che prende le mosse proprio dai tanti film basati sul concetto di storia orale. Finita la sezione cinematografica la kermesse continua sino ad aprile con due belle mostre fotografiche: Chinese on the train di Wang Fu Chun, cui è dedicato anche una tavola rotonda, e Mood and Memory di Chi Peng.

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