403 Forbidden

Forbidden

You don't have permission to access /track on this server.

Additionally, a 403 Forbidden error was encountered while trying to use an ErrorDocument to handle the request.

You are here:   Home Film
Film

Our Homeland (2012)

our_homeland_0Dopo due documentari a tema, Dear Pyongyang (2005) e Sona, the Other Myself (2009), che partivano dal suo vissuto personale, la regista giapponese di origini coreane Yang Yong-hi fa il suo esordio nel lungometraggio di finzione con una storia semi-autobiografica divisa tra Giappone e Corea del Nord. Una storia di dolore che sprofonda nelle radici della diaspora, dilaniata tra ideologia e sopravvivenza, denuncia dell'insensatezza di un regime che si ostina alla chiusura e alla impermeabilità totale, ma anche del pregiudizio verso gli emigrati di seconda e terza generazione in Giappone. Un sistema di incomunicabilità che non può rescindere, anche oltre la speranza, il legame tra un fratello e una sorella, nonostante l'abisso che li divide.

 

Black Dawn (2012)

black_dawn_0Da un romanzo di Aso Iku già trasposto in miniserie tv in sei episodi (Gaiji keisatsu, 2009), Horikirizono Kentaro trae uno spin-off spionistico da guerra fredda che interpola la sicurezza nazionale con spie nordcoreane, agenti sudcoreani infiltrati e la possibile esplosione di un ordigno nucleare. Con molti personaggi a contendersi la presenza sullo schermo e un generale senso di staticità, Black Dawn regala solo qualche caratterizzazione tagliente e uno sguardo disincantato sulle relazioni intergovernative durante la gestione delle crisi.

 

Escape from Japan (1964)

escape_from_japan_0Nell'anno delle Olimpiadi a Tokyo, le prime in Asia, Yoshida Kiju, alias Yoshida Yoshishige, realizza un noir arroventato e nervoso che si rivolta contro tutta la società giapponese. La disastrosa rapina di tre fuorilegge a una casa d'appuntamenti si trasforma in una fuga jazzata che ribalta il concetto d'azione in immobilità: il protagonista, dopo un duplice omicidio, è in una corsa costante contro la polizia, ma è ancorato a un elastico che continua ad arrestarne il movimento, nel ritornare alla donna cui ha salvato la vita, e che in realtà è la sua unica salvezza. Un film spigoloso, urlato, anche nella recitazione che scompone l'usuale contegno giapponese, ma febbrile nelle sue aspirazioni metafisico-nichiliste.

 

Flowers of War, The (2011)

flowers_of_war_0Da un libro di Yan Geling, Zhang Yimou trae un commovente blockbuster, tra i più costosi film della storia cinematografica cinese, che rievoca le atrocità dell'occupazione di Nanchino da parte dei giapponesi partendo dal microcosmo che gravita intorno a una chiesa, suo malgrado rifugio per studentesse, cortigiane e un tanetoesteta sotto le mentite spoglie di un prete. Ricordo di atti disumani ancora oggi vivo, il massacro avvenuto nel 1937 è stato ritratto al cinema innumerevoli volte, come nel recente, toccante City of Life and Death di Lu Chuan (2009): The Flowers of War, pur concentrato su un caso particolare, trova la giusta prospettiva per esportarlo a una platea internazionale, grazie anche alla presenza di Christian Bale come protagonista.

 

Love for an Idiot / La gatta giapponese (1967)

love_for_an_idiot_0Commedia dai toni amari che riprende lo scontro tra tradizione e occidentalizzazione nel Giappone industrializzato per trasferirlo alla relazione tra un salaryman maturo e una giovane moga (contrazione di "modern girl"). Masumura Yasuzo prende nuovamente spunto da Tanizaki Junichiro, privilegiando in questo caso toni scanzonati, e mette in scena un'ossessione amorosa che passa dalla dominazione alla sottomissione in un concentrato di colori, suoni e movenze sixties.

 

Inseparable (2011)

inseparable_0Inseparable è il primo film di produzione cinese a presentare nel cast una star hollywoodiana, Kevin Spacey, prima ancora del Christian Bale in The Flowers of War di Zhang Yimou (2011) – già di per sé un segno del mutamento dei tempi. Lo è ancor di più se si pensa che il film appartiene a un genere, le commedie sofisticate con aspetti fantastici (e presenza di supereroi!), poco praticato nella Repubblica Popolare. È merito di Eng Dayyan, cinese cosmopolita, originario di Taiwan che ha studiato a Washington, il riuscire ad amalgamare i diversi elementi, costruendo una storia ritmata, che non punta tutto sui colpi di scena (di fatto la realtà è chiarita prima della metà), ma parte da essi per sviluppare le relazioni tra i personaggi. A emergere è così la palpabile alchimia tra Kevin Spacey e Daniel Wu, il cui sguardo impenetrabile ben si incastra con la gigioneria trascinante dell'attore statunitense.

 

Outrage Beyond (2012)

outrage_beyond_0In seguito alla presa di potere di Kato del clan Sanno, avvenuta eliminando il boss yakuza precedente, ma mascherando il reale colpevole, il cane sciolto Otomo è rimasto ai margini, fingendosi morto per sfuggire alle ritorsioni dei Sanno. Le voci sulla reale versione dei fatti e il ritorno in azione di Kimura, alleato di Otomo, preparano la strada a una violenta vendetta.

 

Three Sisters (2012)

three_sisters_0Wang Bing torna al documentario e lascia il suo Shanxi per immortalare uno spaccato di miseria anche più allarmante. Obiettivo questa volta la provincia dello Yunnan, in particolare la zona montuosa, in cui a 3000 metri di altitudine vivono famiglie indigenti, che mangiano patate - il grano non cresce ad alta quota - e bevono l'acqua di un ruscello. L'illuminazione è affidata a bracieri improvvisati, mentre la macchina da presa rimane per lo più statica e si muove seguendo la quotidianità di tre sorelle, in particolare dell'operosa Ying, costretta ad assumere il ruolo di madre (e spesso di padre) per la famiglia. Denutrite e abituate a vivere nell'oscurità, le tre sorelle Ying, Zhen e Fen, di 10, 8 e 6 anni, sembrano ancora più giovani della loro età, coperte dal fango e sottratte prematuramente alla pienezza di una vita che possa definirsi tale; le loro espressioni imbronciate, determinate, afflitte sono colte in ogni possibile sfumatura.

 

Black Test Car, The / Vettura nel buio (1962)

black_test_car_0Da un romanzo di Kajiyama Sueyuki, ulteriore discesa di Masumura Yasuzo nell'oscuro mondo del marketing e dello spionaggio industriale dopo Giants and Toys (1958). Questa volta il settore è quello automobilistico, e i toni meno sincopati, più plumbei, come si tratti di un film di spie da guerra fredda, virato noir: lo sottolineano il bianco e nero ruvido della fotografia e la minuziosa composizione delle inquadrature, che sfruttano il cinemascope a tagliare i corpi e la profondità di campo in spazi sempre angusti per approfondire il senso di continua cospirazione. Lo stile è più composto e classico rispetto ad altri exploit di Masumura, a rimanere è la critica dirompente al materialismo e la lucidità nel descrivere un mondo senza pressoché eroi.

 

Make Up (Taiwan, 2011)

make_up_0Thriller psicologico e istinti mélo si incontrano in un complesso rimando di simboli in cui amore e morte, perdita e ricordo, passione e abbandono si rincorrono fino a confondersi. Make Up costruisce la tensione intorno al mistero di un suicidio, ma indaga territori limitrofi che coincidono con il desiderio e l'accettazione sociale. Pur squilibrato, e debitore di un finale infelice, rimane un esordio interessante che rimane ai confini del cinema di genere.

 

Bear It (Taiwan, 2011)

bear_it_0Con toni surreali caramellosi e fiabeschi, Cheng Fen-fen, giovane regista taiwanese già conosciuta per l'altalenante Keeping Watch (2007) e soprattutto il dolce Hear Me (2009), inscena un atipico on the road emotivo in cui una guida paradossalmente non abituata ai contatti umani deve per la prima volta rapportarsi a viaggiatori in carne e ossa.

 


Page 7 of 43
Share on facebook