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Zombie 108 (Taiwan, 2012)

zombie_108_0La mossa di marketing nel proclamarsi il "primo film di zombie taiwanese" porta ancora meno fortuna che nel caso del "primo slasher autoctono" (Invitation Only di Kevin Ko, 2009). Dopo gli altalenanti Buttonman (2008) e Gangster Rock (2010), Joe Chien prova la carta del b-movie dichiarato e autoconsapevole: al di là del livello produttivo laccato, che consente effetti speciali ricercati e fotografia lugubre, regnano però incoerenza, approssimazione, confusione narrativa e cliché consolidati mescolati alla rinfusa, senza una vera ragione. Zombie 108 è una misera scusa per un dispiegamento ininterrotto di sangue (poco), seni (sfuggenti), sadismo (moderato), ironia (fuori bersaglio) e qualche blando accenno di azione (dal taekwondo al parkour).

 

Speed Angels (2011)

speed_angels_0Forse ideato come scommessa per contraddire lo stereotipo negativo che vorrebbe le donne incapaci al volante, Speed Angels è un action-drama eccessivo e inconsistente, capace però di non prendersi troppo sul serio e furbo nello sfruttare l'abbinamento donne-motori. Il referente di colori sgargianti e mood ridanciano è senza dubbio lo Speed Racer dei Wachowski (2008), ma entro binari di narrazione più classica, in un confronto vinto con la contemporanea produzione cinese Racing Legends (2011), di Norman Law e Han Zhixia, stantio e serioso.

 

Double Trouble (Taiwan, 2012)

double_trouble_0Per il suo esordio alla regia David Chang - assistente in Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010), Missing (2008) e Secret (2007), tra gli altri - assembla un pretestuoso buddy movie che associa una guardia museale taiwanese a una cinese in una caccia per recuperare una stele vecchia di quattro secoli, trafugata da una coppia di ragazze poco vestite e comandate da un cinese che parla in inglese (è il cattivo, d'altra parte). Tra blandi commentari sul rapporto tra Taiwan e Cina, scene d'azione carismatiche ma volatili, qualche boutade comica che non si eleva oltre un cagnolino che esprime la sua gioia sessuale, a regnare sono le pesanti inconsequenzialità della sceneggiatura. Double Trouble è un amalgama poco ispirato che tenta di fare cassa vendendo Jaycee Chan come erede action-comico di papà Jackie - con tanto di errori dal set che scorrono durante i titoli di coda.

 

Howling (2012)

howling_0Partendo dal romanzo della scrittrice di mystery giapponese Asa Nonami (The Hunter, originariamente pubblicato nel 1996), Yoo Ha torna alle atmosfere plumbee di A Dirty Carnival (2004), mettendo questa volta in scena il sessismo e la disperata misoginia della società coreana. Facendo procedere in parallelo le indagini su una serie di misteriosi omicidi perpetrati da un cane/lupo e i soprusi che la protagonista continua a subire sul posto di lavoro, Yoo riesce a gestire anche le parti emotivamente più forti, a differenza che nel precedente, incerto e urlato A Frozen Flower (2008).

 

Architecture 101 (2012)

architecture_101_0Il regista del discreto horror Living Death/Possessed (2009), già attivo nel reparto produttivo di molti film di Song Il-gon (The Magicians, Feathers in the Wind, Spider Forest), torna con un velato mélo sospeso tra presente e passato, con le ripercussioni di un amore di gioventù sulle relazioni attuali. Tra il primo anno di università e l'attività di architetto, la scelta è di mettere a confronto due coppie di attori, a marcare il salto temporale e soprattutto caratteriale dei due protagonisti. L'esile intarsio è coinvolgente, ma insufficiente a reggere la durata del montato finale, che ha ambizioni esagerate rispetto alla concreta ma risicata pretesa della storia.

 

Afro Tanaka (2012)

afro_tanaka_0Dal manga di Noritsuke Masaharu, il giovane esordiente Matsui Daigo trae una commedia stralunata basata sull'eccentricità scombinata del protagonista e dei comprimari, che pur partendo da una struttura da avventura di formazione sentimentale consolidata, riesce a costruire tempi comici perfetti, basati su attesa e reiterazione. La caratteristica che salta subito all'occhio è naturalmente il cespuglio di capelli afro del nostro eroe, ma con acume viene scelto di lasciare il particolare sullo sfondo, come un dato di fatto acquisito che non ha bisogno di ulteriori sottolineature: rimane così spazio per l'interazione disarticolata tra i personaggi, in vista di una chiusura che, pur solare, non ha paura di essere amara.

 

Million Dollar Crocodile (2012)

million_dollar_crocodile_0Ingresso della cinematografia cinese nei creature feature con effetti speciali in digitale: Million Dollar Crocodile offre un coccodrillo femmina della lunghezza di otto metri e del peso di due tonnellate che si libera nella zona di Hangzhou, nella provincia di Zhejiang. Lin Lisheng, al suo terzo lungometraggio dopo il satirico The Other Half (2007) e la commedia nera ecologista A Disappearing Village (2010), il primo con decise mire commerciali, non è però interessato alla solita formula che presenta un animale gigantesco assetato indistintamente di sangue, e quindi pronto a sbranare in modalità splatter tutto quello che si muove: vira piuttosto l'attenzione sul grottesco, concentrandosi su personaggi strampalati e assai diversi tra loro, riuniti nella caccia alla belva.

 

Helpless (2012)

helpless_0Adattamento cinematografico coreano del mystery di Miyabe Miyuki Il passato di Shoko (1992), indagine sulla scomparsa di una donna che era anche un esame meticoloso delle storture della società giapponese del dopo bolla economica. Byeon Yeong-joo, che dopo una manciata di documentari è passata alla finzione con il sovraccarico Ardor (2002) e la commedia romantica Flying Boys (2004), trasforma il testo in un thriller classico, accentuandone i toni melodrammatici: se nel testo originale il protagonista era indiscutibilmente il disilluso detective, qui la scena è spartita con l'amante tradito. La scelta mitiga la portata del racconto, portando in primo piano il cocciuto attaccamento dell'uomo sopra al dramma personale vissuto dalla donna, ma è anche una probabile necessità dovuta alle intrinseche diversità tra i due paesi.

 

Kick, The (2011)

kick_0Dopo lo statunitense Elephant White (2011), con Kevin Bacon e Djimon Hounsou, Prachya Pinkaew si conferma il regista tailandese commercialmente più esportabile dirigendo una co-produzione con la Corea del Sud: The Kick è un classico action di arti marziali per famiglie dal ritmo frenetico e la trama inconsistente, con buon dispiegamento di coreografie spettacolari, un blando tocco comico e il naufragio in un finale allo zoo meno epico degli scontri antecedenti.

 

11.25: The Day Mishima Chose His Own Fate (2012)

11_25_the_day_mishima_chose_his_own_fate_0Per la seconda volta Wakamatsu Kōji affronta la figura di Mishima Yukio: lo aveva già fatto nel 1970, con il film The Woman Who Wanted to Die, su impulso immediato del grande impatto suscitato dal tentato colpo di stato e conseguente suicidio dello scrittore, il 25 novembre del 1970. Con lo spirito anarcoide che caratterizzava quella sua fase artistica, il regista vedeva la figura dello scrittore, insieme alla tradizionale saga dei 47 ronin, come portatrice di valori tradizionali di morte, il seppuku, il suicidio rituale del samurai, e lo shinjū, il doppio suicidio di amanti, che inducono nei personaggi del film una tensione all’autodistruzione in un connubio di eros e tanathos. Oggi la figura di Mishima rientra in un percorso di rilettura storica che il regista sta facendo, con il dovuto distacco, di quegli anni, come già il precedente United Red Army (2007), in cui era invece politicamente coinvolto.

 

Penny Pinchers (2011)

penny_pinchers_0Edonista e disoccupato, Ji-woong ha un rapporto molto particolare con il denaro: finisce troppo rapidamente senza. Caso vuole che la sua vicina di casa, Hong-shil, sia l'esatto opposto: un'oculata calcolatrice di ogni mezzo possibile per racimolare denaro senza sperperarlo. Come è noto, nella vita, nella chimica, come nelle commedie romantiche, gli opposti finiscono per attrarsi.

 


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