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Film

State of Dogs / Nohoi Oron (Mongolia, 1998)

state_of_dogs_0Baasar è un cane randagio. Mentre sta vagando tra le strade della capitale Ulan Bator, viene ucciso da cacciatori il cui compito è ridurre il numero, altissimo, di cani senza padrone presenti in città. L’anima del cane si deve quindi reincarnare e, come si narra in una leggenda mongola, potrà avvenire sotto forma di essere umano, dopo aver passato una vita a vagare libero. Ma Baasar non vuole rinascere come uomo. L’anima di Baasar inizia quindi a ripercorrere tutta la sua esistenza: prima cane da pastore che viveva nella steppa con una famiglia nomade, poi abbandonato dai proprio padroni, infine l’incontro con una donna che aspetta un bambino.

 

We Can't Change the World But We Wanna Build a School in Cambodia (2011)

we_cant_change_the_world_0Fukasaku Kenta, convinto fautore di una rilettura del cinema di genere in chiave pop, cambia apparentemente tenore con un film motivazionale, ispirato a una storia vera, su un gruppo di studenti universitari giapponesi che in piena solitudine decide di raccimolare i (tanti) soldi necessari a costruire una scuola in Cambogia. In realtà il taglio impegnato e realista, che segue con empatia le difficoltà, i ripensamenti, i malumori e le gioie degli amici impegnati nell'impresa, continua quell'indagine in filigrana sui giovani iniziato sottotraccia nella saga di Battle Royale (2000-3), o nei film più strampalati come X-Cross (2007) e Black Rat (2010), solo con intento formativo più evidente.

 

Woman in the Septic Tank, The (Filippine, 2011)

woman_in_the_septic_tank_0Tre cineasti - regista, produttore e una assistente di produzione pressoché muta - sono impegnati a ideare un film che sappia cogliere gli aspetti più scabrosi e deprimenti della vita nelle baraccopoli di Manila, inclusi traffico di minorenni, povertà estrema, assenza di moralità. Il loro scopo, è subito chiaro, non è propriamente artistico: più drammatizzano la storia, più possibilità pensano di avere per partecipare a festival internazionali, forse persino agli Oscar. Una satira che prende ferocemente in giro il recente cinema ultrarealista e pauperista filippino, ormai perso - questa l'accusa - nello sfruttamento delle disgrazie altrui solo per aumentare la propria visibilità.

 

Moby Dick (2011)

moby_dick_0Thriller giornalistico basato su tesi cospirazioniste che si rifà nell'impianto a classici hollywoodiani come Tutti gli uomini del presidente (1976) o Il rapporto Pelican (1993). Park In-je, al suo esordio nel lungometraggio (sorprendentemente, per come è in grado di gestire i tempi), parte da un caso inventato che prende il via nel 1994 per costruire una storia incredibilmente verosimile nel clima di corruzione e incroci di interessi lobbistici che era la Corea da poco uscita dal periodo delle dittature. Malgrado il titolo, i riferimenti al romanzo di Herman Melville non stanno nell'intreccio, ma nell'ossessione di fondo del singolo di fronte all'insondabile, in cui il grande cetaceo (che si scorge in alcune sequenze oniriche del film) diventa matafora di un potere gigantesco e inarrestabile, in grado di fagocitare ogni cosa.

 

Cool Young (2011)

cool_young_0Esordio dietro la macchina da presa per Zhao Yan Guo Zhang, attore in passato attivo soprattutto in televisione, che tenta di recuperare al mélo con sterzate nella commedia più grottesca un certo stile enfatico e strabordante di regia, in voga soprattutto sul finire degli anni '90 come deterioramento del referente Wong Kar-wai. Ralenti, freeze frame, punteggiature sonore reiterate e frequenti flashforward affollano con irruenza una lineare doppia storia d'amore, rendendola ridondante e snervante, con una narrazione involuta e pretenziosa.

 

Hanji (2011)

hanji_0Pil-yong accetta un lavoro in un progetto che si prefigge lo scopo di rivalutare la tradizione dell'arte dello hanji, mettendola al servizio del restauro degli annali della dinastia Joseon, unico lascito scritto di un'epoca lontana. Nonostante i problemi economici e le difficoltà nel portare a termine il lavoro, Pil-yong viene coinvolto sempre più personalmente dal suo compito, fino a trasformarlo in un percorso esistenziale verso una maggiore conoscenza di sé.

 

About the Pink Sky (2011)

about_the_pink_sky_0Esordio nel lungometraggio di Kobayashi Keiichi dopo pubblicità, video musicali e un paio di progetti in video, girato in un luminoso bianco e nero per cogliere le sfumature del presente che costantemente scolora nel passato. Un dramma adolescenziale minimale, in grado di costruire un microcosmo vibrante nella sua quotidianità spicciola, aperto allo stupore e alla scoperta del senso profondo dell'amicizia.

 

Cuchera (Filippine, 2011)

cuchera_0L'esordio nel lungometraggio di Joseph Israel Laban, giornalista e filmmaker indipendente che ha studiato a New York, descrive frontalmente il traffico di droga tra Filippine e Cina, a partire dai corrieri che si introducono panetti in corpo per superare i controlli di frontiera. L'estetica pauperista e la sistematica ricerca del degrado vorrebbero ricreare un effetto documentario, ma l'esposizione di bassezze e povertà sono esasperati in modo programmatico e freddo, fino al parossismo caricaturale.

 

Head (2011)

head_0Cho Un, al suo esordio nella regia, adotta il più plateale dei MacGuffin per vivacizzare un thriller d'azione che contrappone una giornalista tenace a un becchino/trafficante d'organi senza rimorsi. Il meccanismo scatenante della debordante caccia all'uomo incrociata è infatti il possesso della testa di un famoso scienziato coreano, depredata dal cadavere prima che giungesse al cimitero: i motivi di questo interesse rimangono piuttosto indefiniti, per quanto vengano sommariamente riassunti a metà pellicola, e tutto considerato ininfluenti. A importare è la sarabanda di contraccolpi e imprevisti che la spasmodica ricerca crea. La struttura mantiene un ottimo ritmo fino al finale, ma la seconda parte perde di vista la parvenza di verosimiglianza precedente e accentua toni esacerbati, fino a scivolare nel grottesco.

 

GLove (2011)

g_love_0Un campione di baseball in declino e perennemente nei guai con la legge, Kim Sang-nam, viene costretto dal suo agente a trovare un modo per cercare di ripulire la sua immagine: dovrà allenare la squadra di baseball di una scuola di ragazzi sordomuti. Resosi conto delle scarse doti del team, Kim si disinteressa totalmente alle sue sorti, finché non trova in Na Joo-won, anch'egli lanciatore, dei tratti caratteriali che gli ricordano i suoi errori di gioventù.

 

Love on Credit (2011)

love_on_credit_0Commedia romantica sui patemi d'amore delle nuove generazioni cinesi, dilaniate tra soldi e sentimenti nel panorama del capital-comunismo avanzato. Zhang Yibai, qui produttore, da sempre attento a rappresentare la velocità dei cambiamenti con stile patinato e urbano, chiama da Taiwan Leste Chen (l'horror The Heirloom, del 2005, la scoperta della sessualità in Eternal Summer, del 2006), concedendo il ruolo principale alla supermodella taiwanese Lin Chi-ling, che poco dopo aver esordito in La battaglia dei tre regni/Red Cliff di John Woo si concentra in un riuscito doppio ruolo. Messa in scena spigliata, personaggi sfumati e produzione meticolosa funzionano egregiamente a livello d'intrattenimento, è semmai il soggetto e il suo sviluppo programmatico, con involuzioni fragorose nella seconda parte, a lasciare perplessi, nel dipingere un modello di donna ancora schiavo dell'idealizzato principe azzurro (che abbia i soldi o meno).

 


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