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Film

Woman in the Septic Tank, The (Filippine, 2011)

woman_in_the_septic_tank_0Tre cineasti - regista, produttore e una assistente di produzione pressoché muta - sono impegnati a ideare un film che sappia cogliere gli aspetti più scabrosi e deprimenti della vita nelle baraccopoli di Manila, inclusi traffico di minorenni, povertà estrema, assenza di moralità. Il loro scopo, è subito chiaro, non è propriamente artistico: più drammatizzano la storia, più possibilità pensano di avere per partecipare a festival internazionali, forse persino agli Oscar. Una satira che prende ferocemente in giro il recente cinema ultrarealista e pauperista filippino, ormai perso - questa l'accusa - nello sfruttamento delle disgrazie altrui solo per aumentare la propria visibilità.

 

Cuchera (Filippine, 2011)

cuchera_0L'esordio nel lungometraggio di Joseph Israel Laban, giornalista e filmmaker indipendente che ha studiato a New York, descrive frontalmente il traffico di droga tra Filippine e Cina, a partire dai corrieri che si introducono panetti in corpo per superare i controlli di frontiera. L'estetica pauperista e la sistematica ricerca del degrado vorrebbero ricreare un effetto documentario, ma l'esposizione di bassezze e povertà sono esasperati in modo programmatico e freddo, fino al parossismo caricaturale.

 

Head (2011)

head_0Cho Un, al suo esordio nella regia, adotta il più plateale dei MacGuffin per vivacizzare un thriller d'azione che contrappone una giornalista tenace a un becchino/trafficante d'organi senza rimorsi. Il meccanismo scatenante della debordante caccia all'uomo incrociata è infatti il possesso della testa di un famoso scienziato coreano, depredata dal cadavere prima che giungesse al cimitero: i motivi di questo interesse rimangono piuttosto indefiniti, per quanto vengano sommariamente riassunti a metà pellicola, e tutto considerato ininfluenti. A importare è la sarabanda di contraccolpi e imprevisti che la spasmodica ricerca crea. La struttura mantiene un ottimo ritmo fino al finale, ma la seconda parte perde di vista la parvenza di verosimiglianza precedente e accentua toni esacerbati, fino a scivolare nel grottesco.

 

GLove (2011)

g_love_0Un campione di baseball in declino e perennemente nei guai con la legge, Kim Sang-nam, viene costretto dal suo agente a trovare un modo per cercare di ripulire la sua immagine: dovrà allenare la squadra di baseball di una scuola di ragazzi sordomuti. Resosi conto delle scarse doti del team, Kim si disinteressa totalmente alle sue sorti, finché non trova in Na Joo-won, anch'egli lanciatore, dei tratti caratteriali che gli ricordano i suoi errori di gioventù.

 

Love on Credit (2011)

love_on_credit_0Commedia romantica sui patemi d'amore delle nuove generazioni cinesi, dilaniate tra soldi e sentimenti nel panorama del capital-comunismo avanzato. Zhang Yibai, qui produttore, da sempre attento a rappresentare la velocità dei cambiamenti con stile patinato e urbano, chiama da Taiwan Leste Chen (l'horror The Heirloom, del 2005, la scoperta della sessualità in Eternal Summer, del 2006), concedendo il ruolo principale alla supermodella taiwanese Lin Chi-ling, che poco dopo aver esordito in La battaglia dei tre regni/Red Cliff di John Woo si concentra in un riuscito doppio ruolo. Messa in scena spigliata, personaggi sfumati e produzione meticolosa funzionano egregiamente a livello d'intrattenimento, è semmai il soggetto e il suo sviluppo programmatico, con involuzioni fragorose nella seconda parte, a lasciare perplessi, nel dipingere un modello di donna ancora schiavo dell'idealizzato principe azzurro (che abbia i soldi o meno).

 

Sunny (2011)

sunny_2011_0Di riflessioni sull'amicizia messa alla prova del tempo, dalle scuole alla maturità, è piena la storia del cinema, ma se si riesce a incrociare personaggi equilibrati, il giusto tono nostalgico e qualche tocco da commedia per stemperare, l'empatia con il pubblico è immediata: ne è prova il successo clamoroso di Sunny, al momento secondo incasso coreano dell'anno, superato solo dallo storico d'azione Arrow, the Ultimate Weapon. Kang Hyeong-cheol, dopo il divertente ma altalenante Scandal Makers/Speed Scandal (2008),  regola la scrittura e compone con intelligenza dramma e spensieratezza, costruendo il film sulle numerose attrici protagoniste - irresistibili. Film corale al femminile che non si limita a calcare la mano (spesso eccessivamente) su personaggi e dialoghi accentuati, ma che riesce anche a inserire un percorso di riscoperta della propria individualità, disancorata dal ruolo sociale (di moglie o madre) cui la società confuciana spesso relega le donne.

 

Moby Dick (2011)

moby_dick_0Thriller giornalistico basato su tesi cospirazioniste che si rifà nell'impianto a classici hollywoodiani come Tutti gli uomini del presidente (1976) o Il rapporto Pelican (1993). Park In-je, al suo esordio nel lungometraggio (sorprendentemente, per come è in grado di gestire i tempi), parte da un caso inventato che prende il via nel 1994 per costruire una storia incredibilmente verosimile nel clima di corruzione e incroci di interessi lobbistici che era la Corea da poco uscita dal periodo delle dittature. Malgrado il titolo, i riferimenti al romanzo di Herman Melville non stanno nell'intreccio, ma nell'ossessione di fondo del singolo di fronte all'insondabile, in cui il grande cetaceo (che si scorge in alcune sequenze oniriche del film) diventa matafora di un potere gigantesco e inarrestabile, in grado di fagocitare ogni cosa.

 

Cool Young (2011)

cool_young_0Esordio dietro la macchina da presa per Zhao Yan Guo Zhang, attore in passato attivo soprattutto in televisione, che tenta di recuperare al mélo con sterzate nella commedia più grottesca un certo stile enfatico e strabordante di regia, in voga soprattutto sul finire degli anni '90 come deterioramento del referente Wong Kar-wai. Ralenti, freeze frame, punteggiature sonore reiterate e frequenti flashforward affollano con irruenza una lineare doppia storia d'amore, rendendola ridondante e snervante, con una narrazione involuta e pretenziosa.

 

Hanji (2011)

hanji_0Pil-yong accetta un lavoro in un progetto che si prefigge lo scopo di rivalutare la tradizione dell'arte dello hanji, mettendola al servizio del restauro degli annali della dinastia Joseon, unico lascito scritto di un'epoca lontana. Nonostante i problemi economici e le difficoltà nel portare a termine il lavoro, Pil-yong viene coinvolto sempre più personalmente dal suo compito, fino a trasformarlo in un percorso esistenziale verso una maggiore conoscenza di sé.

 

Helldriver (2011)

helldriver_0Dopo Tokyo Gore Police (2008), Vampire Girl vs. Frankenstein Girl (2009) e la co-regia di Mutant Girls Squad (2010), l'esperto di effetti speciali splatter a basso costo e alto tasso ematico Nishimura Yoshihiro non allenta la presa e assembla una altra festa gore che si rifiuta di decelerare. Se possibile anzi accelera, visto che in quasi due ore il sangue continua a sgorgare ininterrottamente, tra geyser ed esplosioni di carne, urla selvagge e il tono generale da commedia nera sbroccata e autocompiaciuta. L'ambientazione post-apocalittica e la presenza di simil-zombie-cornuti, oltre a un'eroina risorta con katana/sega-circolare meccanizzata, forniscono solo il pretesto per una blanda satira sociale (diritti civili, divisioni tra "ricchi" e "poveri", con tanto di muro di cinta) - il resto è un profluvio d'azione acrobatica esuberante e banalmente ripetitiva, per quanta inventiva.

 

Arrow, the Ultimate Weapon / War of the Arrows (2011)

arrow_ultimate_weapon_0Il maggiore incasso dell'anno in Corea, dopo il sorpasso ai danni dell'inatteso successo Sunny, è un'avventura storica dal forte retrogusto nazionalista. Un film d'azione dal soggetto risicato sorretto da una messa in scena maestosa, che trasforma in epica ogni gesto e sguardo, gonfiando a dismisura i sentimenti grazie al montaggio serrato e alla frenesia della macchina da presa. Dopo il mystery con risvolti da commedia Paradise Murdered (2007) e il thriller Handphone (2009), Kim Han-min consolida la sua posizione nell'industria coreana e relega blockbuster annunciati come Sector 7 e Quick alle retrovie.

 


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