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Pretty Maid (2014)

pretty maid 0Semplice ritratto agiografico del rapporto tra una badante proveniente dalla provincia, la solare Chunzhi, e un anziano professore di Pechino, lo scorbutico He. Prima lui vorrebbe mandarla via, per disperarsi in solitudine del suicidio della moglie, poi trovano un loro equilibrio, dopo che lei gli ha insegnato a cucinare le uova, come da buon manuale dello sceneggiatore. I colori saturi della fotografia, qualche bel paesaggio del Wenzhou e un paio di dialoghi vivaci su Virginia Woolf non salvano la pellicola dalla banalità piana del buonismo melenso.

 

Bunshinsaba 3 (2014)

bunshinsaba 3 0Terzo capitolo del franchise horror cinese Bunshinsaba diretto dal coreano An Byung-ki (Ahn Byeong-ki). Dei tre film, usciti a ritmo annuale nel periodo estivo, tutti indipendenti tra loro, è il meno stereotipato, quello che osa di più in termini di intreccio e messa in scena, ma è anche il più squilibrato e vacillante, prostrato dai continui sbalzi umorali della sceneggiatura. Un passo in avanti e due indietro, insomma, nel costante tentativo di far maturare un genere che nella Cina popolare ha ancora vita difficile.

 

Bunshinsaba 2 (2013)

bunshinsaba 2 0Secondo capitolo per la saga horror cinese del regista coreano An Byung-ki (Ahn Byeong-ki), ormai, sembra, stabilmente espatriato. Totalmente slegato sia dal precedente episodio, del 2012, che dall'omonimo film coreano del 2004, se non nel titolo (una parola inventata sul tipo di abracadabra): il richiamo, nella versione cinese, è al gioco del bĭxiān (“penna fatata”), concettualmente simile alla tavoletta ouija. Tentativo leggermente più equilibrato rispetto al primo, ma anche meno evocativo. Si tratta comunque di un film istericamente generico, che scorre senza interessare né appassionare.

 

Crows Explode (2014)

crows explode 0aTerzo episodio della saga sul liceo maschile Suzuran, tratta dal manga di Takahashi Hiroshi, originariamente pubblicato tra il 1990 al 1998. A cinque anni di distanza da Crows Zero II e a sette da Crows Zero, il nuovo capitolo è affidato a Toyoda Toshiaki, che prende il posto di Miike Takashi alla regia. Anche il cast è quasi completamente rinnovato, non fosse per un pugno di comparsate di personaggi minori noti. A complicare la continuity, il film si posiziona in mezzo ai due precedenti e si svolge un mese dopo la fine del secondo episodio, dopo il diploma di Takiya Genji e Serizawa Tamao, con nuovi studenti che arrivano nell'istituto con la più alta concentrazione di teppisti dell'intero Giappone (e possibilmente dell'universo) per cercare di conquistare la vetta.

 

White Haired Witch of Lunar Kingdom, The (2014)

white haired witch of lunar kingdom 0Nuova trasposizione ispirata al romanzo Baifa Monü Zhuan, serializzato tra il 1957 e il 1958, di Liang Yusheng, tra i più conosciuti scrittori wuxia del Novecento insieme a Jin Yong e Gu Long. Il testo è stato ripreso numerose volte al cinema e in televisione, la prima già nel 1959 con Story of the White Haired Demon Girl, film in tre parti di Hong Kong diretto da Lee Fa. La versione più conosciuta oggi rimane però quella di Ronny Yu con Brigitte Lin e Leslie Cheung protagonisti, The Bride with White Hair, del 1993. Il confronto tra le due versioni è inevitabile, ma anche superfluo: il nuovo film di Jacob Cheung lascia da parte gli istinti fantastici e le derive marziali per tornare alle complessità politiche dell'originale, che mette in scena un periodo storico tumultuoso della Cina, in cui intrighi, rivolte e guerre minacciano l'unione predestinata tra due amanti.

 

Hana-dama (2014)

hana dama 0 Sato Hisayasu è uno dei registi di punta della rinascita dei pinku eiga tra fine anni Ottanta e anni Novanta, tra i più radicali nell'unire il gore e il grottesco al sesso, con pellicole come Lolita Vibrator Torture (1987), The Bedroom (1992) o Naked Blood (1996), oltre al coraggioso Muscle (1989), uno dei pochi film appartenenti al genere ad affrontare l'omosessualità maschile. Nel nuovo millennio Sato ha tentato un approccio sempre radicale, ma fuori dai confini del pinku, come nell'omnibus Ranpo Noir (2005) e in Love & Loathing & Lulu & Ayano (2010). Con Hana-dama, supportato dalla sceneggiatura di Imaoka Shinji (regista di pinku altrettanto noto), affronta di petto il tema caldo del bullismo nelle scuole, irrorandolo con la solita dose di violenza e deragliamenti surreali.

 

Midnight Hair (2014)

midnight hair 0L'acerbo comparto horror dell'industria cinematografica cinese, rinato nei primi anni del nuovo millennio, con una decisa impennata a partire dal 2010, propone ormai decine di esempi all'anno. Si tratta nella maggior parte dei casi di prodotti a basso budget che rimasticano cliché abusati nel tentativo di aggirare in modi pittoreschi le limitazioni della censura sulle storie di fantasmi, in assenza di un sistema di rating che certifichi i film per soli adulti o soggetti maturi. Midnight Hair cerca di spingere ulteriormente in là i confini, puntando su presenze fantasmatiche dai lunghi capelli corvini e su insistite inquadrature dei seni abbondanti della protagonista (debitamente velati).

 

Bunshinsaba (2012)

bunshinsaba 1 0Seguendo un trend in crescita, il più conosciuto regista di horror sudcoreano, An Byung-ki (Ahn Byeong-ki), responsabile di una serie di pellicole piuttosto insignificanti, per quanto di successo, come Nightmare (2000), Phone (2002) e APT (2006), si trasferisce in Cina per provare a sondarne il vasto mercato. Lo fa ripescando il titolo internazionale di un suo film del 2004, Bunshinsaba, parola inventata sullo stile di abracadabra, mettendo in scena una storia orrorifica scritta da tre sceneggiatori cinesi.

 

Brotherhood of Blades (2014)

brotherhood of blades 0Un wuxia stratificato sulle conseguenze di una scelta per tre guardie imperiali di umili origini, schiacciate dalle macchinazioni dei nobili. Al suo terzo film dopo il tenero My Spectacular Theatre (2010), su un cinema per non vedenti, e il mai distribuito A Motor Home Adventure (2012), Lu Yang rivela una maturità sorprendente, costruendo un film storico privo di elementi fantastici, verso un crescendo drammatico che bilancia coreografie marziali terrene ed emozioni tragiche, come nella migliore tradizione del genere.

 

Gatchaman (2013)

gatchaman 0Trasposizione della serie televisiva animata del 1972 creata da Yoshida Tatsuo per Tatsunoko Productions, nota in Italia anche come La battaglia dei pianeti. Il grande successo, anche all'estero, portò a due altre serie, un pugno di lungometraggi riassuntivi e una nuova versione in OAV, del 1994, nonché a una valanga di merchandise. L'uscita del live-action è stata accompagnata da una nuova serie animata, Gatchaman Crowds, che introduce personaggi nuovi. Il film, frutto di un ingente investimento in effetti speciali, tenta di adattare il concept di base a un immaginario più smaliziato, ma una struttura narrativa altalenante, flashback didascalici e qualche scollamento dal canone consolidato hanno decretato un mezzo fiasco al botteghino.

 

Tokyo Bitch, I Love You (2013)

tokyo bitch i love you 0Yoshida Koki parte da un'opera teatrale della compagnia Austra Macondo, molto lontanamente ispirata al classico del bunraku Gli amanti suicidi di Sonezaki, e ricrea il microcosmo disfunzionale della società contemporanea giapponese, tra lavori alienati, tradimenti spiccioli, gelosie tra colleghi, truffe, dolori dello spirito, piccole amicizie, piccoli amori passeggeri. Un quadro notturno e claustrofobico, in cui le vite incapsulate dei protagonisti sembrano quelle di cavie sperdute in un labirinto infinito.

 


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