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Fatal (2012)

fatal_0La forza del cinema sudcoreano sta anche e soprattutto nel costante ricambio di autori. Forze fresche che si aggiungono alla nutrita truppa di registi da tenere d'occhio e che mostrano ben presto di saperci fare a livello tecnico e creativo. Fatal  è un esempio perfetto di questo fenomeno. Lee Don-ku è al debutto, ma ha già per le mani una storia che farebbe gola a diversi registi in circolazione. Le tematiche sono quelle care a una parte sempre crescente della cinematografia coreana: bullismo giovanile, una grave colpa nel passato, illusione di redenzione, possibile pietà, certezza di tragedia; dei topoi ormai ricorrenti.

 

Weight, The (2012)

weight_0Un mondo, quello di The Weight, dove i vivi si distinguono dai morti per il solo fatto di stare in piedi, o meglio, di respirare (a fatica, oltretutto). Non è il mondo ritratto nelle primissime immagini spensierate di alcune capitali straniere, no. Nel sottobosco di desolazione in cui i personaggi si aggirano impotenti, come bestie in cattività, nemmeno i corpi privi di vita sono esenti dalla colpa, e se non possono più infliggere dolore, possono senz’altro ancora subirlo, sebbene inconsapevoli oggetti di macabri rituali di perversione.

 

Zodiac Mystery, The (2012)

zodiac_mystery_0Dopo Bliss (2006), passato al festival di Locarno, e alcuni documentari sulla scena rock cinese, Sheng Zhimin torna con il suo primo film di genere, prodotto da Fruit Chan, per il quale aveva in passato lavorato. The Zodiac Mystery, nelle intenzioni, voleva essere un nuovo punto di partenza per i thriller cinesi, ma si dimostra solo un patchwork pretenzioso e confuso, soggiogato a una sceneggiatura pasticciata, con riferimenti schizofrenici, che da Dieci piccoli indiani si dipanano a pescare a casaccio in ogni direzione.

 

Mai Ratima (2012)

mai_ratima_0Esordio alla regia per il divo Yoo Ji-tae, attore noto almeno dai tempi di Old Boy (2003), dopo una manciata di corti. Nel trattare le disavventure di un'immigrata in Corea, tema attuale ma poco considerato nell'imperante rincorsa al glamour dell'industria cinematografica locale, a esclusione di una manciata di film come Failan (2001) o Bandhobi (2009), Yoo rimane sospeso tra venature sentimentali e stretto realismo. Storia di dolore e speranze disilluse, Mai Ratima, dal nome della protagonista, ha guizzi di regia ricercata, con calibrati movimenti di macchina o effetti di montaggio complessi, in contrasto con il sapore documentario che vorrebbe avere la storia. Nonostante l'estetizzazione dimessa di alcune scene, il film conserva comunque asperità fugaci in grado di colpire.

 

Painted Skin: The Resurrection (2012)

painted_skin_2_the_resurrection_0Dopo l'inatteso successo di Painted Skin (Gordon Chan, 2008), ecco l'immancabile reprise, questa volta diretto dall'estroso Wuershan: il budget aumenta, tornano gli stessi attori, a esclusione di Donnie Yen, ma in ruoli diversi, e si amplifica l'orizzonte di una commistione tra fantastico, storico e melodrammatico dai toni sempre più brarocchi e frastornanti. Il cuore di una doppia storia d'amore tragico è infatti ricoperta da una glassa stratificata di effetti digitali in cgi roboanti, ralenti insistiti, musiche mielose, visuali spericolate, inquadrature prospettiche sbilenche e un sano gusto per l'esagerazione più caciarona. Painted Skin: The Resurrection, anche noto più semplicemente come Painted Skin 2, si salva solo grazie alla genuina propensione allo stupore della messa in scena e alla professionalità dei protagonisti, ma è costretto a cedere sotto l'onda montante della sua grandeur fuori controllo.

 

Tetsuo - The Bullet Man (2009)

tetsuo_the_bullet_man_0L’ossessione per carne e metallo e il rifiuto delle convenzioni sociali che avevano dato vita per immagini alla creatura tuttora più straordinaria di Tsukamoto, Tetsuo (1989), tornano a invadere gli schermi a distanza di un ventennio, e non lo fanno in una visione seriale del personaggio, andando a riprendere storie e volti familiari visti nell’originale o nella seconda versione Tetsuo II – Body Hammer (1992), ma proponendo una terza installazione di videoarte industrial-bellica che ha i tratti della versione riveduta e corretta (forse un po’ troppo corretta, in almeno un paio di sensi), in particolare corretta a uso e consumo di palati un po’ più accidentalmente normalizzati.

 

Pluto (2012)

pluto_0Ormai Battle Royale (2000) è storia del passato: non è più un intervento diretto della società a spingere i giovani a una letale lotta per la sopravvivenza, sono gli studenti stessi a innescare un gioco al massacro per scoprirsi finalmente superiori ai compagni. Nel suo secondo lungometraggio dopo l'insolito Passerby #3 (2010), Shin Su-won abbandona la palude metacinematografica e illustra con stile contundente le estreme conseguenze del desiderio di primeggiare a ogni costo, in uno slancio individualistico che non ha più ancore di sostegno sociali - i genitori sono fantasmi assenti, mentre la struttura scolastica è interessata solo a mantenere la quiete.

 

After School Midnighters (2012)

after_school_midnighters_0Un concentrato di animazione digitale impazzita per l'esordio nel lungometraggio di Takekiyo Hitoshi: allargando il concetto del precedente corto in motion capture After School Midnight (2007), After School Midnighters si rivela un'avventura orrorifica fuori controllo, con personaggi strampalati, situazioni surreali, humor nero e colori notturni. La trama si contorce presto su se stessa, e il target risulta contraddittorio, con l'ambientazione alle elementari che si mescola a un umorismo raffinato di probabile difficile interpretazione per i più piccoli, ma Takekiyo gestisce l'insieme con divertimento bizzarro, capace di elaborate invenzioni e continui scarti nel non-sense.

 

Blood is Dry (1960)

blood_is_dry_0Con il suo secondo film in casa Shochiku, Yoshida Yoshishige si allontana dal filone imperante dei conflitti generazionali, snodo del precedente Good for Nothing (1960), e si addentra nella realtà plumbea del capitalismo rampante giapponese: compagnie di assicurazioni, pubblicitari, giornali scandalistici e opportunità negate di lavoratori svuotati all'interno di compagnie-famiglia combattono una lotta tentacolare per conquistarsi il favore dell'"opinione pubblica", il nuovo miraggio motore dell'economia. In un bianco e nero livido, con movimenti di macchina trattenuti e una colonna sonora inclazante, Blood is Dry distrugge dall'interno il mito della modernità quale progressivo orizzonte di affermazione individuale, svelando la sua natura di ingranaggio pronto a fagocitare miti.

 

Like a Dream (Taiwan, 2009)

like_a_dream_0Max è un tecnico informatico di origini cinesi che vive e lavora negli Stati Uniti. Soffre da sempre di insonnia, ma da quando muore il suo gattino, unico legame che gli rimaneva con la madre e la famiglia, inizia a fare vividi sogni su una ragazza cinese disperata per l'incomprensibile scomparsa del suo fidanzato. Max si offre di aiutarla a comprendere i motivi del suicidio e ne diventa ossessionato. Le cose si complicano quando, in vacanza a Shanghai, Max intravede una ragazza identica a quella dei suoi sogni.

 

Tetsuo 2 - Body Hammer (1992)

tetsuo_2_body_hammer_0Dopo l'esperienza di Hiruko the Goblin (1991), Tsukamoto torna alle compenetrazioni di carne e metallo di Tetsuo (1989): questo secondo film non è un semplice seguito né un banale rifacimento, ma piuttosto un salto evolutivo che amplia e ripercorre gli stessi concetti, dandogli nuovi significati e sfumature.

 


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