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Tetsuo 2 - Body Hammer (1992)

tetsuo_2_body_hammer_0Dopo l'esperienza di Hiruko the Goblin (1991), Tsukamoto torna alle compenetrazioni di carne e metallo di Tetsuo (1989): questo secondo film non è un semplice seguito né un banale rifacimento, ma piuttosto un salto evolutivo che amplia e ripercorre gli stessi concetti, dandogli nuovi significati e sfumature.

 

Tetsuo (1989)

tetsuo_0Uno dei primi mediometraggi di Tsukamoto, a budget minimo, girato in 16 mm, in un bianco e nero sgranato, con ampio uso di stop motion, ha rappresentato il trampolino di lancio del regista, diventando presto un cult. Con un retaggio del teatro e della danza sperimentali, da cui proviene, Tsukamoto crea un’estetica apocalittica, un feticismo del metallo, una profusione di grovigli di tubi, bulloni, laminati, truciolati, rottami che si insinuano nelle viscere del corpo umano.

 

Way Back Home (Taiwan, 2010)

way_back_home_0Ritratto minimale della gioventù taiwanese in un interno: Shen Ko-shang, documentarista che aveva esordito nel film di finzione con il corto Two Juliets presente nell'ombibus Juliets (2010), intreccia le storie quotidiane dei quattro protagonisti con empatia soffusa, prendendo a snodo nevralgico l'appartamento in cui vivono, che assurge a vero e proprio co-protagonista, caratterizzato dalla penombra caotica del soggiorno, con in primo piano il grande divano su cui spesso si siedono a parlare, mangiare o guardare la tv.

 

Azooma (2012)

azooma_0Lee Ji-seung è stato tra i produttori di successi che vanno da Sex is Zero (2002) a Tidal Wave/Haeundae (2009): per il suo esordio alla regia sceglie un thriller su una donna che decide di vendicare da sola la violenza subita dalla figlioletta, dopo esser stata abbandonata da autorità e polizia. Nonostante la struttura articolata, che prevede l'intersezione di diversi piani temporali a scompaginare la narrazione, e la frontalità adottata (il montato finale è sotto l'ora e venti, inusuale per un film coreano), Azooma rimane didascalico, tanto più inespressivo e inerte quanto più urlato, spudorato nello sfruttare un tema complesso per esacerbare la commozione del pubblico, che non è comunque in grado di gestire.

 

Another (2012)

another_0Da un corposo romanzo di Ayatsuji Yukito uscito nel 2009, riedito nel 2011 in versione illustrata da Ito Noiji, sono stati tratti un manga in quattro volumi (2010), una serie animata in dodici episodi, andata in onda nella prima parte del 2012, e ora un live action, uscito nelle sale giapponesi a inizio agosto. Another è un prodotto cross-mediale completo, cui manca probabilmente solo l'approdo ai videogiochi, ha il setting usuale di molti teen-horror giapponesi - le aule scolastiche. In questo caso una antica maledizione torna a tormentare un ragazzino di salute cagionevole, trasferitosi nella scuola un tempo frequentata dalla madre. L'atmosfera inizialmente colma di misteri, più attenta alle interazioni sociali nel contesto scolastico che a banali tattiche di spavento, scolora progressivamente sotto i colpi di una mole farraginosa di coincidenze, ritorni ed escamotage sovrannaturali.

 

Land of Hope, The (2012)

land_of_hope_0Dopo il grido lacerante di Himizu (2011), Sono Sion torna a ragionare sul disastro di Fukushima con un film complesso e sfaccettato, aperto tanto alla speranza del titolo, quanto alla rabbia e alla disperazione. Ispirato a testimonianze raccolte sul campo, The Land of Hope non è però un documentario, tanto che preferisce costruire un evento immaginario, slegato dalla cronaca, ma proprio per questo dal sapore ancora più universale. Inizialmente l'impostazione è classica, ma proprio come in Be Shure to Share (2009) i richiami a un cinema strettamente narrativo, dalla messa in scena rigorosa, si sfaldano in deragliamenti lancinanti: l'apparente compostezza si frantuma di fronte al montare dell'inquietudine, della paura, della paranoia. Cullati dalle note crepuscolari di Mahler, i personaggi seguono correnti diverse, non univoche, ciascuno preda di un istinto di conservazione che trova uno sbocco solo nella condivisione e nell'amore di chi sta loro più vicino.

 

Gemini / Soseiji (1999)

gemini_0Tokyo, 1910: Yukio, un medico, vive in una signorile dimora, dove ha anche l’ambulatorio, con i genitori e la moglie, bellissima e dall’oscuro passato per aver perso la memoria. Dopo la morte sospetta dei genitori, Yukio viene aggredito da un uomo identico a lui. Si tratta di Sutekichi, il gemello da cui era stato separato alla nascita, che lo getta in un pozzo e prende il suo posto nella vita. Si scopre che la moglie aveva già avuto una relazione con lui, quando viveva nella bidonville.

 

Sunshine Boys (2012)

sunshine_boys_0Dopo il cortometraggio Ten Million, parte del progetto collettaneo Short! Short! Short! (2010), e l'horror autoriale sottotono The Pot (2008), Kim Tae-gon torna con un piccolo film dal sapore indipendente sulla crescita, l'amicizia e il desiderio d'amore. Sunshine Boys fa riunire tre ex compagni di scuola a un anno dal diploma, durante un incontro di due giorni con uno di loro, nel frattempo partito per il servizio di leva. Nonostante lo snodo drammatico (la consegna di una lettera della fidanzata del novello soldato) sia continuamente rimandato, il film mantiene salda la sua visione minimale, e riesce a coinvolgere con dialoghi asciutti, uno sguardo sereno sul momento di passaggio all'età adulta, con il suo portato di aspirazioni e delusioni, e l'alchimia naturale tra i tre protagonisti, perfetti nel loro compassato contegno - non a caso premiati con un riconoscimento collettivo per il miglior attore nella sezione Korean Cinema Today del Busan International Film Festival.

 

Good-for-Nothing / Rokudenashi (1960)

good_for_nothing_0In risposta al nascente successo della televisione e al riscontro di pubblico dei film storici violenti prodotti da Toei e sulla nuova gioventù della Nikkatsu, anche la tradizionalista Shochiku cerca di sperimentare strade inedite, dando spazio a giovani assistenti alla regia: apripista fu Oshima Nagisa con A Street of Love and Hope (1959), seguito da Shinoda Masahiro  con One Way Ticket to Love (1960) e dall'esordio di Yoshida Yoshishige, che fin dal titolo, Rokudensahi ("buono a nulla"), moltiplicato a schermo nei titoli di testa, gridava tutta la sua rabbia nichilista. Appartenente al filone taiyozoku ("tribù del sole"), decrive giovani rampanti che eludono le tradizioni sociali giapponesi per gettarsi nell'edonismo individualista portato del crescente successo economico nazionale, punto di rottura non solo tematico, ma anche formale: con eleganti movimenti di macchina e una cura sorprendente per la disposizione delle luci e la composizione delle inquadrature, Yoshida imprime un salto che fa pensare a Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, uscito solo qualche mese prima nei cinema francesi, e che è cardine del suo progresso stilistico culminato in Eros + Massacre (1969).

 

Egg and Stone (2012)

egg_and_stone_0Esordio nel lungometraggio consapevole e maturo per la giovane regista indipendente cinese Huang Ji, classe 1984, laureata in sceneggiatura della Beijing Film Academy. Egg and Stone (Jidan he shitou) costruisce la sua storia opprimente a partire dalla composizione meticolosa dell'inquadratura, con un'attenzione per i particolari che dall'apparente manierismo si dimostra invece fulcro della messa in scena, in grado di comunicare le peculiarità del mondo interiore dei protagonisti. La macchina da presa fissa e il montaggio ritmato creano un contrasto con le modalità narrative ermetiche, che si prendono il loro tempo per esporre il contesto, di cui si rimane inizialmente all'oscuro.

 

My Back Page (2011)

my_back_page_0Partendo dalle memorie autobiografiche del giornalista e critico Kawamoto Saburo, Yamashita Nobuhiro compone una ricostruzione storica dettagliata e stratificata del periodo a cavallo tra anni '60 e '70, in grado di far emergere gli slanci, le contraddizioni, i vicoli ciechi, le illusioni e gli errori di una stagione politica turbolenta. Il Giappone aveva già vissuto un periodo di contrapposizione sociale nel 1960, quando fu rinnovato il Patto di Sicurezza con gli Stati Uniti, che di fatto surrogava il paese a base militare straniera. La nuova stagione di protesta giovanile, cresciuta nel 1968 come in molti altri paesi del mondo, si incrinò nel 1969, sfociando nel terrorismo durante gli anni '70. My Back Page prende il via da un incidente avvenuto nel gennaio del 1969, quando la polizia sgombera l'Auditorium Yasuda dell'Università di Tokyo allora occupata, descritto come l'inizio del disfacimento del movimento unitario e la polverizzazione in miriadi di gruppi rivoltosi armati – rievocati con trasporto in contemporanea agli eventi da Wakamatsu Koji nei suoi pinku eiga sperimentali e nel più recente United Red Army (2007).

 


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