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Film

Three Sisters (2012)

three_sisters_0Wang Bing torna al documentario e lascia il suo Shanxi per immortalare uno spaccato di miseria anche più allarmante. Obiettivo questa volta la provincia dello Yunnan, in particolare la zona montuosa, in cui a 3000 metri di altitudine vivono famiglie indigenti, che mangiano patate - il grano non cresce ad alta quota - e bevono l'acqua di un ruscello. L'illuminazione è affidata a bracieri improvvisati, mentre la macchina da presa rimane per lo più statica e si muove seguendo la quotidianità di tre sorelle, in particolare dell'operosa Ying, costretta ad assumere il ruolo di madre (e spesso di padre) per la famiglia. Denutrite e abituate a vivere nell'oscurità, le tre sorelle Ying, Zhen e Fen, di 10, 8 e 6 anni, sembrano ancora più giovani della loro età, coperte dal fango e sottratte prematuramente alla pienezza di una vita che possa definirsi tale; le loro espressioni imbronciate, determinate, afflitte sono colte in ogni possibile sfumatura.

 

Flowers of War, The (2011)

flowers_of_war_0Da un libro di Yan Geling, Zhang Yimou trae un commovente blockbuster, tra i più costosi film della storia cinematografica cinese, che rievoca le atrocità dell'occupazione di Nanchino da parte dei giapponesi partendo dal microcosmo che gravita intorno a una chiesa, suo malgrado rifugio per studentesse, cortigiane e un tanetoesteta sotto le mentite spoglie di un prete. Ricordo di atti disumani ancora oggi vivo, il massacro avvenuto nel 1937 è stato ritratto al cinema innumerevoli volte, come nel recente, toccante City of Life and Death di Lu Chuan (2009): The Flowers of War, pur concentrato su un caso particolare, trova la giusta prospettiva per esportarlo a una platea internazionale, grazie anche alla presenza di Christian Bale come protagonista.

 

Love for an Idiot / La gatta giapponese (1967)

love_for_an_idiot_0Commedia dai toni amari che riprende lo scontro tra tradizione e occidentalizzazione nel Giappone industrializzato per trasferirlo alla relazione tra un salaryman maturo e una giovane moga (contrazione di "modern girl"). Masumura Yasuzo prende nuovamente spunto da Tanizaki Junichiro, privilegiando in questo caso toni scanzonati, e mette in scena un'ossessione amorosa che passa dalla dominazione alla sottomissione in un concentrato di colori, suoni e movenze sixties.

 

Inseparable (2011)

inseparable_0Inseparable è il primo film di produzione cinese a presentare nel cast una star hollywoodiana, Kevin Spacey, prima ancora del Christian Bale in The Flowers of War di Zhang Yimou (2011) – già di per sé un segno del mutamento dei tempi. Lo è ancor di più se si pensa che il film appartiene a un genere, le commedie sofisticate con aspetti fantastici (e presenza di supereroi!), poco praticato nella Repubblica Popolare. È merito di Eng Dayyan, cinese cosmopolita, originario di Taiwan che ha studiato a Washington, il riuscire ad amalgamare i diversi elementi, costruendo una storia ritmata, che non punta tutto sui colpi di scena (di fatto la realtà è chiarita prima della metà), ma parte da essi per sviluppare le relazioni tra i personaggi. A emergere è così la palpabile alchimia tra Kevin Spacey e Daniel Wu, il cui sguardo impenetrabile ben si incastra con la gigioneria trascinante dell'attore statunitense.

 

Celestial Kingdom (2011)

celestial_kingdom_0Celestial Kingdom richiede molta dedizione da parte del suo pubblico, non è un film immediato né semplice, ci vuole una certa predisposizione d'animo per affrontarlo senza venirne schiacciati. Ma se si riesce a entrare nell'ottica estrema con cui è girato, allora restituisce un'immagine incredibilmente vivida e abbacinante della Cina rurale, in particolare delle regioni del nord/nord est del paese, con paesaggi sterminati e spettrali fatti di montagne di pietra e polvere, con la sua povertà, con le sue città arroccate nel grigiore e con il suo lascito di tradizioni ataviche che si trascinano anche nella contemporaneità.

 

Seisaku's Wife (1965)

seisakus_wife_0Melodramma raffinato ispirato a una novella di Yoshida Genjiro, autore di inizio Novecento quasi per niente tradotto in occidente. In un bianco e nero spietato, Masumura Yasuzo segue l'insolita passione tra una donna perduta e il giovane prediletto di una piccola comunità rurale. L'impostazione classica, dominata dalla colonna sonora sontuosa e dai toni tragici, non impedisce affondi in un lirismo traboccante sensualità decadente. Le esasperazioni tipiche del genere, tenute sotto controllo dai dialoghi essenziali pennellati da Kaneto Shindo, si fondono al ritratto vivido della malignità intrinseca in un villaggio isolato, preda di dicerie e malelingue. Seisaku's Wife è un viaggio intenso nelle derive dell'amore costretto alla marginalità, fino a rasentare la follia.

 

Black Test Car, The / Vettura nel buio (1962)

black_test_car_0Da un romanzo di Kajiyama Sueyuki, ulteriore discesa di Masumura Yasuzo nell'oscuro mondo del marketing e dello spionaggio industriale dopo Giants and Toys (1958). Questa volta il settore è quello automobilistico, e i toni meno sincopati, più plumbei, come si tratti di un film di spie da guerra fredda, virato noir: lo sottolineano il bianco e nero ruvido della fotografia e la minuziosa composizione delle inquadrature, che sfruttano il cinemascope a tagliare i corpi e la profondità di campo in spazi sempre angusti per approfondire il senso di continua cospirazione. Lo stile è più composto e classico rispetto ad altri exploit di Masumura, a rimanere è la critica dirompente al materialismo e la lucidità nel descrivere un mondo senza pressoché eroi.

 

Make Up (Taiwan, 2011)

make_up_0Thriller psicologico e istinti mélo si incontrano in un complesso rimando di simboli in cui amore e morte, perdita e ricordo, passione e abbandono si rincorrono fino a confondersi. Make Up costruisce la tensione intorno al mistero di un suicidio, ma indaga territori limitrofi che coincidono con il desiderio e l'accettazione sociale. Pur squilibrato, e debitore di un finale infelice, rimane un esordio interessante che rimane ai confini del cinema di genere.

 

Bear It (Taiwan, 2011)

bear_it_0Con toni surreali caramellosi e fiabeschi, Cheng Fen-fen, giovane regista taiwanese già conosciuta per l'altalenante Keeping Watch (2007) e soprattutto il dolce Hear Me (2009), inscena un atipico on the road emotivo in cui una guida paradossalmente non abituata ai contatti umani deve per la prima volta rapportarsi a viaggiatori in carne e ossa.

 

Irezumi (1966)

irezumi_0Da uno dei primissimi racconti di Tanizaki Junichiro (Il tatuaggio/Shisei, 1909), Masumura Yasuzo trae un film fibrillante e spietato, immerso in un simbolismo morboso, pregno di una violenza non solo fisica nel descrivere i rapporti di forza tra le classi e i sessi. Irezumi indaga gli sconfinamenti che si instaurano tra l'atto di possedere e l'essere posseduto, tra pulsioni predatorie e annullamento nella sottomissione, trasformando l'oggetto del desiderio - la donna nella sua incarnazione demoniaca, come da fantasia maschile - in un soggetto autonomo di vendetta. Tra erotismo soffuso e sangue, un'opera ambigua, squilibrata, affascinante.

 

Lustful Man, A (1961)

lustful_man_0Masumura Yasuzo - precursore della nouvelle vague giapponese dallo stile fiammeggiante - presenta spesso figure marginali che scardinano individualmente le regole costituite, più per necessità che per scelta consapevole. A Lustful Man è una commedia in costume dall'incedere sostenuto ed episodico che segue le disavventure amorose di un Candide donnaiolo impenitente, innamorato della vita, e quindi delle donne. Critica arguta e ironica della società gerarchica e grettamente materialista, il film si scaglia contro la casta dei samurai, la religione, i mercanti abbienti e i proletari arresisi alla povertà, ovvero l'insieme della società, rea di una mercificazione del piacere e della spiritualità che rende l'esistenza tetra, plumbea, priva di gioia. La soluzione è un edonismo ridanciano e sbarazzino, basato però sul principio di solidarietà e innocenza: il protagonista ha amato e concupito centinaia di donne, ma con ciascuna rimane onesto, fino alla testardaggine, tanto che la parata di conquiste si trasforma in un inno alla liberazione della donna dai fardelli sociali più opprimenti.

 


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