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Land of Hope, The (2012)

land_of_hope_0Dopo il grido lacerante di Himizu (2011), Sono Sion torna a ragionare sul disastro di Fukushima con un film complesso e sfaccettato, aperto tanto alla speranza del titolo, quanto alla rabbia e alla disperazione. Ispirato a testimonianze raccolte sul campo, The Land of Hope non è però un documentario, tanto che preferisce costruire un evento immaginario, slegato dalla cronaca, ma proprio per questo dal sapore ancora più universale. Inizialmente l'impostazione è classica, ma proprio come in Be Shure to Share (2009) i richiami a un cinema strettamente narrativo, dalla messa in scena rigorosa, si sfaldano in deragliamenti lancinanti: l'apparente compostezza si frantuma di fronte al montare dell'inquietudine, della paura, della paranoia. Cullati dalle note crepuscolari di Mahler, i personaggi seguono correnti diverse, non univoche, ciascuno preda di un istinto di conservazione che trova uno sbocco solo nella condivisione e nell'amore di chi sta loro più vicino.

 

My Back Page (2011)

my_back_page_0Partendo dalle memorie autobiografiche del giornalista e critico Kawamoto Saburo, Yamashita Nobuhiro compone una ricostruzione storica dettagliata e stratificata del periodo a cavallo tra anni '60 e '70, in grado di far emergere gli slanci, le contraddizioni, i vicoli ciechi, le illusioni e gli errori di una stagione politica turbolenta. Il Giappone aveva già vissuto un periodo di contrapposizione sociale nel 1960, quando fu rinnovato il Patto di Sicurezza con gli Stati Uniti, che di fatto surrogava il paese a base militare straniera. La nuova stagione di protesta giovanile, cresciuta nel 1968 come in molti altri paesi del mondo, si incrinò nel 1969, sfociando nel terrorismo durante gli anni '70. My Back Page prende il via da un incidente avvenuto nel gennaio del 1969, quando la polizia sgombera l'Auditorium Yasuda dell'Università di Tokyo allora occupata, descritto come l'inizio del disfacimento del movimento unitario e la polverizzazione in miriadi di gruppi rivoltosi armati – rievocati con trasporto in contemporanea agli eventi da Wakamatsu Koji nei suoi pinku eiga sperimentali e nel più recente United Red Army (2007).

 

Gf*Bf / Girlfriend Boyfriend (Taiwan, 2012)

gf_bf_0Dopo il divertente Orz Boys (2008), che presentava il mondo dell'infanzia dalla prospettiva dei bambini, Yang Ya-che mostra tutte le sue ambizioni raccontando dell'amicizia e dell'amore tra due ragazzi e una ragazza lungo venticinque anni di storia taiwanese. Tra il tenore sorridente di You Are the Apple of My Eye (Giddens Ko, 2011) e le modalità lucenti di Eternal Summer (Leste Chen, 2006), un ritratto complesso che articola le difficoltà del mondo queer come metafora del percorso verso la libertà politica e sociale di Taiwan. Una seconda parte più traballante e qualche concessione di troppo alle aspettative del pubblico non cancellano gli articolati riferimenti e l'alchimia spasmodica tra i protagonisti.

 

Memories Look at Me (2012)

memories_look_at_me_0Esordio nel lungometraggio di Song Fang sotto gli auspici di Jia Zhang-ke, qui co-produttore e produttore esecutivo. Mescolando documentario e finzione, la giovane regista cinese racconta il quotidiano familiare durante una visita ai genitori da parte della figlia che vive a Beijing. Coinvolgendo i suoi reali consanguinei e recitando in prima persona, Song presenta uno spaccato compassato e intimo di una famiglia, in cui piccoli ricordi si mescolano a eventi dolorosi, elaborate rimembranze si accompagnano ai silenzi contemplativi della lunga comunanza. Passato nella sezione Cineasti del presente al festival di Locarno, è stato premiato come miglior opera prima.

 

Black Dawn (2012)

black_dawn_0Da un romanzo di Aso Iku già trasposto in miniserie tv in sei episodi (Gaiji keisatsu, 2009), Horikirizono Kentaro trae uno spin-off spionistico da guerra fredda che interpola la sicurezza nazionale con spie nordcoreane, agenti sudcoreani infiltrati e la possibile esplosione di un ordigno nucleare. Con molti personaggi a contendersi la presenza sullo schermo e un generale senso di staticità, Black Dawn regala solo qualche caratterizzazione tagliente e uno sguardo disincantato sulle relazioni intergovernative durante la gestione delle crisi.

 

Escape from Japan (1964)

escape_from_japan_0Nell'anno delle Olimpiadi a Tokyo, le prime in Asia, Yoshida Kiju, alias Yoshida Yoshishige, realizza un noir arroventato e nervoso che si rivolta contro tutta la società giapponese. La disastrosa rapina di tre fuorilegge a una casa d'appuntamenti si trasforma in una fuga jazzata che ribalta il concetto d'azione in immobilità: il protagonista, dopo un duplice omicidio, è in una corsa costante contro la polizia, ma è ancorato a un elastico che continua ad arrestarne il movimento, nel ritornare alla donna cui ha salvato la vita, e che in realtà è la sua unica salvezza. Un film spigoloso, urlato, anche nella recitazione che scompone l'usuale contegno giapponese, ma febbrile nelle sue aspirazioni metafisico-nichiliste.

 

Mr. Tree (2011)

mr_tree_0Dopo il semiautobiografico Walking on the Wild Side (2006), nel suo secondo film Han Jie, assistente di Jia Zhang-ke in Still Life (2006), indaga i multiformi mutamenti della Cina contemporanea a partire dalle periferie delle zone a sviluppo speciale. Il paese in cui abita il protagonista, un piccolo centro urbano con prospettive ancora rurali, è sotto minaccia di sfratto per dare la possibilità a una miniera di carbone di espandersi, mentre le figure che animano il centro si ingegnano quotidianamente per sbarcare il lunario, tra lavori temporanei e piccole truffe. Han Jie espone le contraddizioni del progresso utilizzando un realismo sognante che trova sbocco nel surreale.

 

When Night Falls (2012)

when_night_falls_0Film ispirato a un evento di cronaca del 2008, in prossimità delle Olimpiadi di Pechino, fatto che ne ha aumentato la visibilità internazionale. Nella periferia di Shanghai, un ragazzo viene fermato perché alla guida di una bicicletta non registrata e, pare, malmenato dalla polizia. Non riuscendo a ottenere giustizia per il torto subito, il giovane entra in un distretto e uccide sei agenti, ferendone altri. La condanna capitale viene eseguita poco tempo dopo, lasciando dubbi procedurali e punti non risolti. Ying Liang, regista e sceneggiatore indipendente, grazie alla produzione coreana nell'ambito del Jeonju Digital Project del Jeonju International Film Festival ripresenta gli eventi dal punto di vista della madre, Wang Jinmei, che tenta di comprendere i motivi del gesto e al contempo di navigare nel complesso sistema giudiziario cinese.

 

Our Homeland (2012)

our_homeland_0Dopo due documentari a tema, Dear Pyongyang (2005) e Sona, the Other Myself (2009), che partivano dal suo vissuto personale, la regista giapponese di origini coreane Yang Yong-hi fa il suo esordio nel lungometraggio di finzione con una storia semi-autobiografica divisa tra Giappone e Corea del Nord. Una storia di dolore che sprofonda nelle radici della diaspora, dilaniata tra ideologia e sopravvivenza, denuncia dell'insensatezza di un regime che si ostina alla chiusura e alla impermeabilità totale, ma anche del pregiudizio verso gli emigrati di seconda e terza generazione in Giappone. Un sistema di incomunicabilità che non può rescindere, anche oltre la speranza, il legame tra un fratello e una sorella, nonostante l'abisso che li divide.

 

Outrage Beyond (2012)

outrage_beyond_0In seguito alla presa di potere di Kato del clan Sanno, avvenuta eliminando il boss yakuza precedente, ma mascherando il reale colpevole, il cane sciolto Otomo è rimasto ai margini, fingendosi morto per sfuggire alle ritorsioni dei Sanno. Le voci sulla reale versione dei fatti e il ritorno in azione di Kimura, alleato di Otomo, preparano la strada a una violenta vendetta.

 

Three Sisters (2012)

three_sisters_0Wang Bing torna al documentario e lascia il suo Shanxi per immortalare uno spaccato di miseria anche più allarmante. Obiettivo questa volta la provincia dello Yunnan, in particolare la zona montuosa, in cui a 3000 metri di altitudine vivono famiglie indigenti, che mangiano patate - il grano non cresce ad alta quota - e bevono l'acqua di un ruscello. L'illuminazione è affidata a bracieri improvvisati, mentre la macchina da presa rimane per lo più statica e si muove seguendo la quotidianità di tre sorelle, in particolare dell'operosa Ying, costretta ad assumere il ruolo di madre (e spesso di padre) per la famiglia. Denutrite e abituate a vivere nell'oscurità, le tre sorelle Ying, Zhen e Fen, di 10, 8 e 6 anni, sembrano ancora più giovani della loro età, coperte dal fango e sottratte prematuramente alla pienezza di una vita che possa definirsi tale; le loro espressioni imbronciate, determinate, afflitte sono colte in ogni possibile sfumatura.

 


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