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Zombie 108 (Taiwan, 2012)

Thursday, 30 August 2012 13:57 Stefano Locati Film - AltrAsia
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zombie_108_0La mossa di marketing nel proclamarsi il "primo film di zombie taiwanese" porta ancora meno fortuna che nel caso del "primo slasher autoctono" (Invitation Only di Kevin Ko, 2009). Dopo gli altalenanti Buttonman (2008) e Gangster Rock (2010), Joe Chien prova la carta del b-movie dichiarato e autoconsapevole: al di là del livello produttivo laccato, che consente effetti speciali ricercati e fotografia lugubre, regnano però incoerenza, approssimazione, confusione narrativa e cliché consolidati mescolati alla rinfusa, senza una vera ragione. Zombie 108 è una misera scusa per un dispiegamento ininterrotto di sangue (poco), seni (sfuggenti), sadismo (moderato), ironia (fuori bersaglio) e qualche blando accenno di azione (dal taekwondo al parkour).

Un virus si spande nel quartiere Ximending di Taipei, dando il via a un'epidemia di non morti. Le autorità sigillano la zona, ma all'interno si aggirano ancora molti ignari sopravvissuti. Vari personaggi poco caratterizzati - tra cui un gruppo di Swat, dei gangster, una madre in cerca della figlia, due occidentali invischiati in un giro di droga, un turista giapponese, delle giornaliste televisive e un pervertito pornomane - sono costretti a unire le forze per sperare di sfuggire al massacro. Il resto sono corse a perdifiato, dialoghi risibili e l'accattivante capacità di far sembrare inconsistente anche l'azione più razionale. Giusto per non farsi mancare nulla, oltre agli zombie, Joe Chien butta nell'impasto anche un serial killer, un boss che si trasforma in mostro tentacolare e un misogino torturatore che rapisce giovani fanciulle. La sessualizzazione e reificazione del corpo femminile è continua (dalla madre in canottiera aderente all'agente Swat in pantaloncini corti, a differenza del resto della squadra), perseguita con indefesso clamore nel veicolare l'idea che le donne siano meccanismi isterici in grado soltanto di urlare. Viceversa le controparti maschili sono infantili e tragicomiche nel loro sterile dispiegamento di muscoli (o ciccia, a seconda dei casi). Un immaginario preadolescenziale che non ha costrutto, e che si limita a ruotare da una morte all'altra grazie al montaggio, in una stasi che non fa mai progredire la narrazione: tutti i particolari presentati sono inutili, o inessenziali, ai fini dell'intreccio, che continua a sfaldarsi e ricomporsi come un blob.
Il gioco di Joe Chien, che si è finanziato anche grazie a una raccolta fondi sui social media, appare prima di tutto come un dispetto all'industria cinematografica locale. Lo dichiara apertamente in una traballante scena metacinematografica in cui il torturatore, significativamente da lui stesso interpretato, con trucco prostetico a ingombrargli il volto, seduto in poltrona a guardare la tv, inveisce contro un noto regista artistico taiwanese, trasformato in zombie, secondo lui in grado soltanto di tenere la macchina da presa fissa per manciate di minuti, senza mai muoverla. Joe Chien al contrario l'inquadratura la muove spesso e volentieri, ma sul vuoto incommensurabile di idee, persino le più basilari. Tolto l'effetto curiosità dovuto al vedere un genere occidentale rivisitato dalla sensibilità cinese, Zombie 108 ha suscitato interesse spropositato e immeritato.


paese: Taiwan
anno: 2012
regia: Joe Chien
sceneggiatura: Joe Chien
attori: Yvonne Yao, Morris Rong, Tai Pao, Jack Kao, Dennis To, Joe Chien, Lena Lam, Liu Geng-hong, Zhou Wei-tong, Sona Eyambe



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