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Time in Quchi, A (Taiwan, 2013)

Sunday, 25 August 2013 17:56 Paolo Villa Film - AltrAsia
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time_in_quchi_0Quello delle vacanze estive è un rito che si ripete per tantissimi bambini, per quanto siano diverse le loro esistenze, le loro culture, e sparse le loro case agli angoli del mondo. Quella di Bao è a Taiwan, nella grande capitale Taipei, con due genitori in via di separazione, una sorellina pestifera, il tablet e lo smartphone sempre in mano e un muso imbronciato indossato più per abitudine che per effettivo disagio. Bao è un bimbo come tanti, che dalla Taipei di macchine, vetro e cemento viene spedito a passare le vacanze nella casa del nonno, nell’entroterra tutto fiumi e verdi colline. Qui, nel piccolo villaggio di Quchi, Bao – che da principio sembra un piccolo alieno atterrato su una terra che non conosce e ha poco interesse a conoscere – si trova a fare i conti con un’umanità superficialmente simile a quella con cui è abituato a rapportarsi, ma profondamente differente. La sua estate di nuove amicizie e nuovi giochi diventerà in poco tempo una di quelle che marcano la crescita da bimbo verso la consapevolezza della vita adulta.

Chang Tso-chi, uno dei registi taiwanesi della generazione venuta subito dopo quella dei maestri Edward Yang e Hou Hsiao-hsien, completa la sua trilogia famigliare – dopo How are you, Dad? (2009) e When Love Comes (2010), intitolati al padre e alla madre - dedicando a suo figlio una storia che rimette i piedi proprio dentro il cinema di Hou e Yang. Il riferimento diretto è infatti, palese e quasi accorato, a quel A Summer at Grandpa’s (1984) che una trentina di anni fa veniva firmato dal primo e vedeva la comparsa del secondo nel ruolo del padre di un bimbo spedito in campagna dai nonni. Le analogie sono scoperte ma sottili, e meravigliosamente rispettose verso il film di Hou, ma A Time in Quchi non è solo un omaggio nostalgico e tutto cinematografico, ma anche e soprattutto un racconto molto attuale del rapporto tra generazioni e del dualismo tra la frenesia della città e l’atmosfera compassata della campagna.
Se al principio sono i lati archetipici delle figure del nonno burbero, del ragazzino chiuso, della sorella pestifera, dei genitori stressati dal lavoro ad apparire evidenti, presto la storia acquista momento mostrando il lato alternativo dei personaggi che racconta; a sorprendere, man mano che le giornate di Bao scorrono, è la capacità di Chang di dipingere caratteri vivi e non solo scritti su carta. È questo pulsare di contraddizioni, di sfaccettature e di vita ad aggiungere uno strato di empatia verso i protagonisti piccoli e grandi di A Time in Quchi. È così che il film va oltre la prospettiva a volte un po’ rigida del classico coming of age imperniato sulla simpatia e l’affiatamento dei bimbi protagonisti (che comunque c’è e dà vita a gustose e garbate scenette, soprattutto quando interviene la sorellina di Bao, simpatica sin dal soprannome: Seaweed): sfocia in un ritratto di un’estate sognata e sognante, dolce e amaro come la medicina che a volte serve per curarci dallo stress del meccanico quotidiano che ci imprigiona prima e dopo la parentesi delle vacanze, poco importa che siamo grandi o piccini.


paese: Taiwan
anno: 2013
regia: Chang Tso-chi
sceneggiatura: Chang Tso-chi
attori: Guan Guan, Yang Liang-yu, Kuan Yun-loong, Lin Ya-ruo, Gao Shui-lian, Hsieh Ming-chuan, Wu Bing-jun, You Chi-wei, Yao Han-yi



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