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Exile (Cambogia, 2016)

Friday, 13 May 2016 00:00 Francesca Monti Film - AltrAsia
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Exile (2016)Il segno lasciato, anche a distanza di anni, dalla visione di L’immagine mancante (2013) - e più in generale dalla filmografia di Rithy Panh (si veda lo scioccante S21: La macchina di morte dei Khmer Rossi, del 2003), quasi interamente dedicata alla rielaborazione della tragedia cambogiana - è indelebile, proprio come il dolore che vi è raccontato. Uno dei molti meriti dell'opera di Panh è quello di aver riaperto una ferita troppo profonda per essere dimenticata e archiviata come semplice avvenimento storico. Quanto messo in opera dagli Khmer rossi di Pol Pot costituisce il più terribile esperimento di esasperazione rivoluzionaria, condotto a spese di un popolo annullato culturalmente quando non fisicamente.

Nel più recente La France est notre patrie (2015), Panh ha invece affrontato un altro tema, quello del colonialismo francese in Indocina, utilizzando la sua particolare forma di documentario, dominato da un testo recitato in voce over, che procede in accordo con le immagini di repertorio che vengono montate. Così, rispetto a questa ultima apertura ad altre dimensioni storiche e geografiche, Exil potrebbe apparire come una sorta di passo indietro, sia da un punto di vista contenutistico che formale. Lo spunto narrativo di Exil è infatti strettamente correlato a quanto viene narrato ne L’immagine mancante. Rithy Panh torna a riflettere sul trauma della perdita della famiglia e della propria identità, cancellate senza pietà dal regime di Pol Pot. Se è vero che l'elaborazione di un lutto simile è per definizione impossibile, è altresì inevitabile che un’ulteriore opera dedicata alla medesima vicenda risuoni come una ripetizione e dunque perda di forza. La tecnica di affidare i propri pensieri alla voce dell'attore Randal Douc rappresenta una continuità dichiarata con L’immagine mancante, così come i pensieri di Mao o Robespierre sulla rivoluzione, riportati per aumentare il contrasto tra significato e significante, alla luce di quanto compiuto da Pol Pot. In che misura e in che modo, quindi, Exil può rappresentare un’evoluzione del discorso iniziato in L’immagine mancante, e non una semplice appendice del film precedente? La risposta potrebbe risiedere nella modalità rappresentativa di questo dolore, o meglio nella sostituzione dell'immagine "mancante" - e destinata a mancare per sempre. Laddove nell'opera precedente Panh si affidava a modellini di argilla e diorami, qui sceglie un set simile all'installazione di un museo. Una capanna abitata da un giovane, destinata volta per volta a ospitare i ricordi di quel che gli Khmer rossi hanno cancellato per sempre o gli avanzi di cibo che si era obbligati a mangiare sotto la Kampuchea Democratica; o, ancora, malauguranti uccelli di carta che addensano il cielo, mentre le poche immagini dei lavori forzati dei prigionieri sotto Pol Pot - sostanzialmente analoghe a quelle viste nei film precedenti - vengono proiettate sulle pareti o in una bacinella d'acqua. Complice il ricorso a effetti digitali di scarsa qualità, l'effetto, dal punto di vista estetico, rimanda a installazioni artistiche di qualche decennio fa, senza apportare quella stupefacente dose di innovazione del linguaggio propria di L’immagine mancante. E che ha permesso di rielaborare una tragedia che pareva aver annientato ogni sensibilità.

 

 


paese: Cambogia, Francia
anno: 2016
regia: Rithy Panh
sceneggiatura: Rithy Panh
attori: Randal Douc (narratore)



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