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Apprentice (Singapore, 2016)

Tuesday, 17 May 2016 00:00 Francesca Monti Film - AltrAsia
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Apprentice (2016)Il padre di Aiman è morto quando questi era ancora un bambino, in seguito alla condanna a morte per la sua attività di spacciatore. Nonostante ciò, Aiman decide di lavorare proprio in una prigione, per aiutare le persone che hanno sbagliato nel loro percorso di rieducazione. Per una serie di circostanze, il ragazzo lavora a stretto contatto con Rahim, il boia che ha ucciso suo padre, e finisce per diventarne l’assistente.

Il film di Boo Junfeng prende spunto da un dato preoccupante che riguarda Singapore: qui la giustizia è infatti minacciata da alcune procedure discutibili, più volte denunciate anche da Amnesty International. Ad esempio, la pena di morte per impiccagione, che in altri Paesi viene adottata per punire l’omicidio, a Singapore è stata estesa anche allo spaccio di droga.
Con il suo secondo lungometraggio dopo Sandcastle (2010), il regista decide dunque di muoversi tra il cinema di denuncia e la discesa negli abissi di una personalità scissa e tormentata dal rapporto irrisolto con la figura paterna. Selezionato nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2016, Apprentice oltre al soggetto particolarmente audace vanta tra i produttori esecutivi la gloria nazionale di Singapore Eric Khoo, il primo regista del Paese a prendere parte al festival francese.
Aiman viene presentato come un idealista, che vorrebbe aiutare ed essere solidale con chi ha commesso degli errori, ma lungo l’arco narrativo entra a stretto contatto con il boia del carcere, fino ad arrivare a sostituirlo. Boo mette apertamente in discussione la legislazione della città-stato asiatica solo a due ore dall’inizio del film, esplicitando il risvolto politico della vicenda narrata. Un approccio più esplicativo non sarebbe stato necessario, dal momento che il film si regge sull’empatia emotiva tra lo spettatore e il protagonista. Un senso di vicinanza che alla fine coinvolge anche l’antagonista Rahim, da principio figura temibile, quindi essere umano, e infine surrogato paterno. Rahim, in fondo la prima vittima di un sistema che esige un copioso sacrificio di sangue, ritiene di essere l’ultimo ingranaggio di una macchina che richiede il sacrificio di individui ai margini per continuare a funzionare.
Rahim spiega ogni dettaglio dell’esecuzione e cerca in ogni modo di evitare un’inutile sofferenza alle sue vittime, eppure i dettagli - il racconto del crac dell’osso del collo che si spezza - e il suo innaturale sangue freddo lo allontanano sempre più da Aiman. La macchina da presa di Boo avanza con un incedere lento nei corridoi del braccio della morte, ritratti in un inquietante stato di oscurità, inverosimile quanto suggestivo. Il merito è di Benoit Soler, già direttore della fotografia del bellissimo Ilo Ilo (Anthony Chen, 2013).
Per lo scioglimento della trama, Boo adotta un approccio sempre più sensazionalistico, ricco di colpi di scena e di didascalismi rispetto ai dilemmi morali che affliggono Aiman. Così, l’ambiziosa costruzione drammatica di Apprentice finisce per accartocciarsi in un finale stancamente prevedibile, compromettendo la tensione accumulata nella prima parte del film.

 



paese: Singapore, Hong Kong, Francia, Germania, Qatar
anno: 2016
regia: Boo Junfeng
sceneggiatura: Boo Junfeng
attori: Firdaus Rahman, Wan Hanafi Su, Mastura Ahmad, Boon Pin Koh



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