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Your Face (Taiwan, 2018)

Sunday, 02 September 2018 14:08 Alexey Demichev Film - AltrAsia
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Your Face (Tsai Ming-liang, 2018)Nella sezione Fuori Concorso della Mostra del cinema di Venezia 2018 è stato presentato Your Face (Ni de lian) di Tsai Ming-liang: sullo schermo passano una dozzina di volti di uomini e donne, dei veri paesaggi che vengono sfogliati, sui quali si leggono le loro vite ed è possibile rintracciare le memorie, la felicità e le lacrime - emozioni comuni a tutti gli esseri umani. È difficile pensarli come attori, il film di Tsai Ming-liang ha un lato documentaristico-improvvisato molto forte.

I paesaggi che cambiano davanti allo spettatore sono ripresi sempre dalla stessa distanza, tra il primo e primissimo piano, distanza dalla quale ognuno può vedersi ogni mattina allo specchio, lavandosi la faccia, ma dalla quale è difficile guardare negli occhi la persona più cara, ad esempio nell'istante di una confessione. Il regista taiwanese dà allo spettatore la possibilità di osservare e scoprire le emozioni momentanee più volatili, che non vanno perse grazie alla vicinanza dalla macchina da presa.
Uomini e donne, padri e madri, figli, nonni, mariti e mogli riflettono sul loro passato - in silenzio, parlando, cercando di scappare, dormendo e ridendo. Dopo un lungo primo piano silenzioso si sente la voce dell’autore: "Di cosa vuoi parlare?" La donna si mette a ridere. "Ti fa ridere?" - chiede l’autore. "Si" - risponde la signora. E continua il silenzio e l’osservazione del volto della persona.
Queste emozioni viventi sono accompagnate solo all’inizio da due note vibranti di Sakamoto Ryuichi, il compositore noto anche per le collaborazioni con Alejandro G. Inárritu, che poi diventa un accompagnamento costante, soprattutto nei momenti taciturni, quando le parole sono assenti e sono le emozioni a prendere il palco.
"Parlami di qualcosa a cui tieni veramente", si sente a un certo punto. Come risposta vi sono gli esercizi della lingua e della faccia, che sono importanti per non balbettare. In un altro racconto le risposte sembrerebbero delle pochezze, invece all'interno del film di Tsai Ming-liang in un modo o nell’altro sono questi particolari a diventare protagonisti - sono, in fondo, le cose più care che uno ha.
Uno dei volti dorme e si sveglia durante "l’intervista", un’altro suona l’armonica, si asciuga gli occhi e continua a suonare. Nessuna parola, sono gli occhi che raccontano la vita, che portano in superficie le verità più care e più nascoste che ci si porta dietro. A un certo punto della sinfonia di volti e di vite si sente il consiglio di cenare più spesso con i propri genitori e sul volto emergono i sensi di colpa. Ogni emozione trova l'occasione di esprimersi in questo coro che da mille volti forma la complessità che siamo noi esseri umani. "Mia madre dice che assomiglio a mio padre" - questo è il momento catartico del racconto di ciò che è l’uomo moderno - le vite sono così distanti nel tempo, così diverse, ma tanto uguali, le emozioni appaiono diverse sui diversi volti, ma sono molto commuoventi e comuni, lo erano e lo saranno.
L’unica inquadratura che non sia un primo piano è quella che chiude il film; è il totale di un foyer di un teatro, o di un ufficio del Comune molto elegante, illuminato dalla luce che filtra attraverso le finestre; cala il buio, poi ritorna la luce. Un long take che lega le vite delle persone al foyer dove entriamo per sentire un’opera o per essere registrati sulla  carta d'identità con un timbro.


paese: Taiwan
anno: 2018
regia: Tsai Ming-liang
sceneggiatura: Tsai Ming-liang
attori: Lee Kang-sheng, Tsai Ming-liang

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