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Darkness and Light (Taiwan, 1999)

Friday, 11 February 2011 15:48 Paolo Bertolin Film - AltrAsia
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darkness_and_light_0Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 1999, ed in seguito coronato dai primi premi ai festival di Tokyo e Singapore, Darkness and Light è una delle perle più risplendenti e misconosciute del cinema taiwanese degli anni '90. Opera terza dell'ex assistente di Hou Hsiao-hsien su Città Dolente, Chang Tso-chi, ma soltanto seconda pellicola di cui l'autore riconosca piena paternità (il suo primo film fu pesantemente rimaneggiato dalla produzione, e quindi disconosciuto), Darkness and Light rivela una personalità di cineasta singolare e matura, distinta da uno sguardo inconsueto, peculiare e fascinoso.

Nella città di mare di Keelung, vive la giovane Kang-yi, adolescente la cui madre è morta in un incidente stradale, e il cui padre a seguito di quella stessa disgrazia è divenuto cieco. Le giornate dell'estate passano per Kang-yi accompagnando il padre al lavoro, presso un centro di massaggiatori ciechi, e badando al fratello minore leggermente ritardato. Quando conosce Ah Ping, giovanotto spedito dai genitori presso lo zio a Keelung per raddrizzarsi, e che finisce invece coinvolto negli intrallazzi malavitosi di quest'ultimo, un tenero idillio è in procinto di sbocciare. Ma la sorte impietosa sottrae a Kang-yi sia Ah Ping, sia il padre.
Lo scarno riassunto della trama del film di Chang potrebbe far pensare ad un menagramo calderone di iatture. Siamo piuttosto di fronte ad una delicata cronaca di gioventù, un mesto Bildungsroman sensibilmente tratteggiato con sorprendente giustezza di tono, in uno sfumato segnato marcatamente da un equilibratissimo tocco documentario (interpreti non professionisti, ciechi reali), da una misura partecipe, che non si fa mai distacco, capace di smorzare il pathos, senza sacrificare l'emozione, sublimandola in una placata serenità molto cinese.
Inquadrato pressoché esclusivamente in piani sequenza fissi di accurata eleganza compositiva - con le rilevanti eccezioni dei movimenti di macchina che accompagnano le sequenze delle morti di Ah Ping e del padre di Kang-yi, nonché del finale -, Darkness and Light è impregnato di un lirismo che sa di giovinezza, di quotidiano, di vita, una poesia naturalista struggente, che risuona a lungo e profondamente nell'animo dello spettatore. Spettatore oltretutto lasciato nell'incanto della pura meraviglia da un finale tra i più belli del cinema dell'ultimo decennio, in cui vivi e morti, umani e spiriti, s'incrociano, si rincontrano, in una figura di stile propria a Chang, riscontrata pure nel recente The Best of Times (2002), una commistione spontanea, concreta, quasi materialista, di fantastico e reale che ha un che di distintamente confuciano.
In una recente conversazione con Philip Cheah, curatore del programma del Festival di Singapore, gli ho chiesto quale fosse, secondo lui, la ragione di conoscenza ed apprezzamento ancora scarsi del lavoro di Chang in Occidente, portando il lampante esempio di The Best of Times, accolto tiepidamente dalla critica occidentale a Venezia, sommerso invece da una diametralmente opposta valanga di riconoscimenti in Oriente, ai Golden Horse e a Singapore. Come mi attendevo, la sua risposta ha sottolineato l'evidenza innegabile di un gap culturale, che rende il linguaggio di Chang inevitabilmente meno immediato per lo spettatore occidentale, l'essenza tipicamente cinese, orientale, del suo cinema. Rimane dunque aperta la sfida mossa alla critica occidentale dal talento di questo giovane autore, come a lungo lo è restata quella che ha condotto in fine all'ingresso nell'empireo del cinema mondiale del più grande cineasta cinese, Hou Hsiao-hsien. Il recupero di questo piccolo, essenziale, raro, capolavoro che è Darkness and Light, potrebbe costituirne una tappa rivelatrice.

 


paese: Taiwan
anno: 1999
regia: Chang Tso-chi
sceneggiatura: Chang Tso-chi
attori: Lee Kang-yi, Tsai Ming-shou, Shie Bau-huei, He Huang-ji, Lu Ing

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