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Flowers of Shanghai (Taiwan, 1998)

Friday, 11 February 2011 15:57 Valentina Verrocchio Film - AltrAsia
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flowers_of_shanghai_0In un mondo tanto semplice quanto complicato e rigido, tanto ricco e scintillante di bellezza quanto opaco, buio e sfocato, alcune prostitute e alcuni clienti, nonché alcune tenutarie, rappresentano la vita quotidiana delle case di piacere, a Shanghai, sul finire del 1800. Master Wang per esempio ha dei problemi a gestire la fine della sua relazione con Crimson, alla quale ha promesso, come gli viene ricordato dalla tenutaria, di pagare tutti i debiti. Del resto Jasmin ha difficoltà ad accettare la sua nuova relazione con Master Wang, perché lui si porta dietro l'ombra invadente e triste di Crimson. In altre stanze la saggia e materna Pearl cerca con piccole astuzie di impedire alle giovani di litigare o poltrire tutto il giorno. E infine, in un'altra casa, c'è Emerald, che piano piano, glacialmente e abbastanza acidamente, compra la propria libertà, con premeditazione e distacco.

Così come Le relazioni pericolose (il libro) non fa che enunciare e dettagliare, uno dietro l´altro, incontri piuttosto formali che, con l'aiuto dei carteggi, alla fine restituiscono uno straccio di trama, anche il libro di Han Ziyun dal quale prende spunto Flowers of Shanghai, fa un po´ lo stesso; anche il film di Hou Hsiao Hsien, cocciutamente, non fa che filmare un testo, come avrebbe potuto fare un Kubrick se avesse posseduto la lucidità necessaria. Risultando noioso oltremisura. Oppure perdutamente seducente. In tutto il film non c'è un solo primo piano, o un solo movimento di macchina che sia veloce o sinuoso, arcuato; la cinepresa si muove solo, quando si muove, lentissimamente, da un lato all'altro della stanza. La luce è tenue, uniformante e senza ombre taglienti, e c'è un filtro per sfocare leggermente le immagini, cosicché se uno è pigro, o non conosce bene le facce perlomeno di Carina Lau, di Michelle Reis e delle altre, non riuscirà a capire un accidente della trama, delle trame, che non sembra ma ci sono, e si evolvono perfino. Molti piani sequenza sono lunghi e apparentemente inconcludenti, fantasticamente spietati (tutto il piano sequenza iniziale con quelle chiacchiere conviviali); altri sono brevi e fugaci, con i litigi delle prostitute che non lasciano bene il tempo né di parteggiare né di rendersi conto di ciò che accade, completamente saturati di parole. Flowers of Shanghai (e Hou Hsiao Hsien) ha il compito di fotografare, senza respirare, un'epoca sontuosa di amori e calcoli, in cui le prostitute erano donne di un rango, e i clienti erano tenuti da regole e contratti minuziosi a rispettarle, e nell'ottica della poligamia, anche ad innamorarsene, e dunque a controllarle, difenderle, aiutarle. Perfetta la scelta dei i personaggi, perché Tony Leung Chiu-wai è un indeciso, fievole e inconsistente, Carina Lau una donna paziente e sapiente, che con diplomazia si fa strada nel mondo cercando di non dispiacere nessuno. Michelle Reis è la migliore di tutti, perché il personaggio di Emerald le calza a pennello: è severa, cattiva, rigida e magra come una befana bella; non guarda in faccia nessuno e non tralascia di scaricare su chiunque i suoi commenti acidi, sempre troppo consapevole della propria bellezza, confondendola con l'intelligenza o la sapienza (sembra la regina matrigna di Biancaneve!). Le due giovani, Michiko Hada e Vicky Wei, sebbene tra tutte e due poco incisive (e infatti intercambiabili), sono anche loro molto ben scelte, perché nei panni di Crimson e Jasmin reclamano attenzioni esagerate, fanno capricci assurdi, patetici, che alle attrici di solo una decina di anni fa (o alle prostitute di solo una generazione precedente) non erano assolutamente permessi, fondendo la realtà con la finzione, e in definitiva non solo dando un volto alla Shanghai dell'ottocento (che del resto non si vede mai, essendo il film interamente sigillato in studio, e mostrando esclusivamente interni), ma rendendo egregiamente la metafora dei commerci umani odierni. Le tenutarie infine sono anche perfette (e non solo Rebecca Pan), viscide e ipocrite all'inverosimile. Tutti fumano oppio, e se ne rigirano tra le mani gli aggeggi del caso, per tutto il film, risultando ammalianti e allo stesso tempo debolissimi. Una colonna sonora che in realtà è un anello musicale ripetuto in loop, senza tregua, non fa che rincarare l'impressione di trovarsi davanti a una metafora e a una critica non solo dell'ottocento shanghaiese (figuriamoci!). Flower of Shanghai in definitiva non è un film per tutti, perché richiede pazienza, concentrazione, e assenza di prevenzioni obnubilanti. (Febbraio 2004)

 


paese: Taiwan
anno: 1998
regia: Hou Hsiao-hsien
sceneggiatura: Chu Tien-wen
attori: Tony Leung Chiu-wai (master Wang), Michelle Reis (Emerald), Carina Lau (Pearl), Vicky Wei (Jasmin), Hada Michiko (Crimson), Rebecca Pan

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