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Taipei 21 (Taiwan, 2003)

Friday, 11 February 2011 16:34 Stefano Locati Film - AltrAsia
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taipei_21_0L'industria cinematografica taiwanese è in crisi. Secondo le statistiche governative, i film prodotti annualmente sono scesi da una media di 100 a inizio anni '90 fino a meno di 20 dal 2000 in poi. Per non parlare del seguito tra il pubblico: i film taiwanesi si spartiscono meno del 5% del totale degli incassi rispetto a film statunitensi e di altri paesi. Il pubblico è disaffezionato, ritenendo noiose e superate le pellicole autoctone. Passato lo stupore internazionale per la new wave degli Hou Hsiao-hsien, dei Tsai Ming-liang e degli Edward Yang, poco sembra aver scosso le sale.

Eppure qualcosa si muove: lo dimostrano la buona impressione suscitata da Blue Gate Crossing (Yee Chin-yen, del 2002) o da Formula 17 (Chen Yin-jung, 2004). Ma anche gli esordi, sotto l'egida di Tasai Ming-liang, di Wang Ming-tai (Brave 20, 2001) e Chu Yu-ning (My Whispering Plan, 2002), suoi aiuto registi, e di Lee Kang-sheng (The Missing, 2004), suo attore feticcio. Non ancora una rinascita, ma senza dubbio dei semi promettenti. In questo contesto si muove anche Alex Yang. L'esperienza maturata con The Trigger (un gangster che, per salvare la ragazza incinta, si fa arrestare) si vede tutta in questo secondo lungometraggio.
Hong e Hsiao-chin fanno coppia fissa da sette anni. Lui lavora come venditore di case di giorno e come traduttore in un locale per giapponesi la notte; lei segue i clienti per una prestigiosa boutique. I problemi sorgono quando si apre la prospettiva di acquistare una casa per andare definitivamente a vivere insieme. Lui crede sia prima meglio mettere da parte ancora dei soldi; lei lo prende come un segno di disinteresse. Si apre una crepa che potrebbe essere definitiva. Mentre Hong girovaga per una Taipei al neon con un ragazzo giapponese nostalgico, Hsiao-chin cede alle avance di un compassato signore. Ma le rivoluzioni sentimentali seguono percorsi intricati e ostinati...
Taipei 21 è un film piccolo, rassicurante, delicato, che conserva gelosamente le sue imperfezioni facendone tesoro. Premiato nel 2004 come miglior film al quarantanovesimo Asia Pacific Film Festival, parte con sorniona lentezza. In apparenza si tratta della solita storia costruita sul nulla, che mette in gioco due personaggi tipici solo per giocare con la loro indecisione esistenziale, autoproclamandosi specchio della situazione sociale - in questo caso giovanile. Alex Yang riesce però a infondere vita nei suoi stralunati protagonisti, e dall'attenta casualità dei gesti che sceglie di mettere in scena, di mostrare, ricava un microcosmo vivo, empaticamente attraente. La lentezza iniziale è così lo scotto necessario per entrare in questo universo sottocutaneo, pregno di vicoli ciechi, di contraddizioni, di incomprensioni tra giovani coscienziosi ma insicuri: su cosa sia il futuro, su cosa sia l'amore e dove lo si trovi. Nella dialettica tra sentimenti, soldi, comodità e avventura si insinua così la ricerca vitale e sempre presente di soluzioni che, per quanto momentanee possano risultare, reggano l'urto del quotidiano. La storia dei due amanti indecisi si intreccia così con quella degli altri personaggi (il fratello di Hsiao-chin, i suoi genitori, il turista giapponese, la proprietaria del locale in cui lavora Hong) in un affresco minimale e impressionista, verso un finale quasi aperto che rasenta l'amarezza, ma con un sorriso.
Alex Yang si libera dell'ombra del maestro Edward Yang, suo insegnante ai tempi della Taipei National University of the Arts e artista con il quale ha collaborato in più occasioni a partire da A Brighter Summer Day, e trova una strada personale. Faticosa, costantemente a rischio di passare inosservata, ma vibrante.

 


paese: Taiwan
anno: 2003
regia: Alex Yang
sceneggiatura: Alex Yang
attori: Tsai Hsin-hong (Ah-hong), Lin Meng-chin (Hsiao-chin), Lang Tzu-yun, Mao Hsueh-wei

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