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Time to Live the Time to Die, The / Le passate cose dell'infanzia (Taiwan, 1985)

Friday, 11 February 2011 16:36 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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time_to_live_time_to_die_0Hou Hsiao-hsien, uno dei massimi esponenti della new wave taiwanese e del cinema cinese in generale, con The Time to Live, the Time to Die (Tongnian wangshi), affronta temi personali e difficili: la memoria, le difficoltà di un'infanzia povera e disagiata, vissuta da emigrati in un paese straniero e sotto tanti aspetti ostile. Il film è una commemorazione (fa parte di un ciclo di rivisitazioni autobiografiche del passato dello stesso Hou) di una famiglia povera di immigrati cinesi a Fengshan, una piccola cittadina nella parte meridionale di Taiwan, sul finire degli anni '40.

Seguiamo le peripezie del piccolo di casa, protetto della nonna, che soffre per il rapporto distaccato con il padre e che, cresciuto e diventato adolescente, impara a conoscere le asperità della vita, attraverso le gang giovanili, la morte per cancro della madre e il desiderio di entrare all'accademia militare. La morte della nonna chiude il cerchio, pone fine alla sua giovinezza spensierata e costringe il ragazzo a diventare uomo.
In patria (e a Hong Kong e in Cina) fu un disastro commerciale, troppo difficile e troppo poco immediato. Presentato a diversi festival (Cannes, Berlino, Torino, Pesaro, Locarno; solo Gian Luigi Rondi lo rifiutò a Venezia) e vincitore del Golden Horse per la migliore sceneggiatura e per l'attrice non protagonista (nonché del premio come miglior film al Festival di Rotterdam), arrivato anche in Italia, per vie traverse - circuiti d'essai e retrospettive -, con il bel titolo Le passate cose dell'infanzia, è sicuramente uno dei più importanti capolavori del cinema orientale. Intransigente, riverente e Pasoliniano (per stessa ammissione di Hou: «È il suo cinema che mi ha insegnato a liberarmi delle costrizioni della logica, degli obblighi del montaggio, delle inquadrature inutili»), The Time to Live, the Time to Die è uno struggente atto di dolore, dove la dimensione del ricordo e del passato coincidono; un'opera che si attacca addosso allo spettatore e non lo molla, colpendolo (soprattutto) a posteriori per la sua forza e per la sua purezza. E' anche un film molto lento (appena 200 inquadrature in più di due ore), che richiede pazienza e fiducia: filmato senza urgenze stilistiche, è un esempio indiscutibile di cinema moderno, maturo, umile, che sfrutta i difetti dell'universo che riprende per sottolinearne l'estrema vitalità.

 


paese: Taiwan
anno: 1985
regia: Hou Hsiao-hsien
sceneggiatura: Hou Hsiao-hsien, Chu Tien-wen
attori: Tin Fung, Mei Fang, Tang Yu-yuen, Siu Ngai, Yau On Shun, Hsin Shu-fen

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