February (Thailandia, 2003)

february_0Il Sippapak che non ti aspetti tira fuori un melodramma dell'emigrazione giocato tra l'innocenza della fiaba e lo sbilenco spirito maudit. Racchiuso tra la bolla di sapone pulp di Killer Tattoo (2001) e l'effervescenza caricatural-horror di Buppah Rahtree (2004), February (conosciuto anche con l'originale Kumpapan) si distingue per l'empatia profusa e per l'approccio frontale al genere.

In vista della fine, in attesa di una pericolosa operazione al cervello, Kaewta decide di lasciare la sicurezza della Thailandia per sperimentare l'ebbrezza della vita newyorchese. Il fato è però beffardo, e appena arrivata viene travolta da un auto in corsa. Al suo risveglio si rende conto di aver perso la memoria, ma il connazionale Jeeradech, coinvolto in loschi affari criminosi, è deciso ad aiutarla - ospitandola in casa e ridandole speranza nella vita. L'incedere è di stampo classico: una malattia debilitante, una coppia impossibile, un amore a termine. Anche gli elementi di contorno sono di facciata. Lei è una pittrice, e nonostante l'amnesia torna alla sua passione, vendendo persino dei quadri esposti per caso a Central Park; lui fa l'autista per la mafia cinese, finendo schiacciato in oscuri giri di vendette incrociate. Lo sguardo di Sippapak è comunque sufficientemente schietto e diretto da reggere il gioco: anche i toni esasperati trovano una loro collocazione logica, e il ritmo si fa incalzante, fino a toccare corde scoperte. Il senso di esclusione dalla società statunitense, la barriera linguistica, l'emarginazione e la disperazione contribuiscono a ricolorare d'incanto l'incontro tra Kaewta e J, un confortante microcosmo fatto di solitudine e bisogno reciproco. L'unico peccato è allora un finale prolungato, di maniera, improvvisamente virato verso un happy ending posticcio, di cui non si sentiva il bisogno.


paese: Thailandia
anno: 2003
regia: Yuthlert Sippapak
sceneggiatura:
attori: Shahkrit Yamnam (Jeeradech), Sopitnapa Dabbaransi (Kaewta)