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Last Love (Thailandia, 2003)

Tuesday, 01 November 2011 00:00 Matteo Di Giulio Film - AltrAsia
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last_love_0Rose, artista sulla trentina, divorziata e con tre figli a carico, è contesa dal giovane Pat, cui è legata da un'amicizia molto intima, e dal più maturo insegnate Chidchua. Prima è Pat ad avere la meglio, ma quando nella vita del ragazzo subentra Mattain, una ricca coetanea, il suo rapporto con Rose si interrompe (troppo) bruscamente. Chidchua coglia la palla al balzo e conquista l'amata sfruttandone il momento di depressione. Ma il destino è contro Rose: Chidchua, anche lui pittore, vince una borsa di studio e vola in tutta fretta a Firenze, lasciando momentaneamente la compagna che ha promesso senza troppa convinzione di raggiungerlo in Italia. Pat, a sua volta abbandonato da Mattain, emigrata all'estero per proseguire gli studi, torna alla carica, forte della sua gioia di vivere, della sua spontaneità e del fascino paterno che esercita sui tre bambini della donna, che in lui, cui sono fortemente affezionati, vedono un fratello maggiore.

Remake dell'omonimo film del 1975, diretto dallo stesso Chatrichalerm Yukol, Last Love è un deliberato atto di autocelebrazione, un classico ripescaggio nella memoria dello stesso cinema thailandese. Tanto che il pubblico lo ha snobbato definendolo datato. Ma è anche, alla stessa maniera del prototipo, un tentativo di riflettere su un personaggio scomodo, una donna non più giovane, fondamentalmente sola, in cerca degli stimoli quotidiani necessari a tirare avanti, una vedova nera che le malelingue non possono vedere di buon'occhio. Nel rimaneggiare materiali d'annata il principe Yukol sceglie un approccio curioso, da sperimentatore. Si affida a dialoghi posticci, insistiti, volutamente teatrali, per sottolineare la difficoltà di mettere nero su bianco le complicate sfumature dei sentimenti controversi. E a situazioni altrettanto artificiose, rigidamente impostate, che sembrano guardare a Manuel De Oliveira, di cui però non possiede la sottile ironia.
I personaggi sono il fulcro dello studio, animali sgraziati che ipoteticamente incarnano un ideale melodrammatico che fisicamente non rappresentano correttamente: basti pensare alla protagonista Siriprapa Chumsai, bramata da tutti, non giovane, non bella, non simpatica, non sensuale, né brillante; o al suo amante Sarawut Martthong, statuario e passionale, a metà tra adone greco dalla lunga chiona e insaziabile divo delle soap. Il medesimo ossimoro è riprodotto, ancora più marcato, nella dialettica del triangolo / quadrilatero amoroso perennemente sul punto di implodere e di scadere nella retorica da romanzo Harmony. Il che stride con la contemporanea esibizione di stile e con le ambizioni intellettuali di un film d'autore strenuamente concettuale. Nel gioco dei contrasti rientra soprattutto la regia metamorfica, insistente, che alterna fotografia sgranata, step framing, fermi immagine, ralenti e bianco e nero, spesso senza che ad ogni singola scelta corrisponda una motivazione plausibile o un maggiore coinvolgimento della platea. Eppure, in tanta incertezza d'intenti, in tanto scrutare nell'ombra alla ricerca della giusta sintonia emotiva, la razionalizzazione impossibile in qualche modo si compie. Il folle circo, quasi pacchiano, quasi raffinato, dilatato a dismisura e appesantito da tutti i clichés del caso (il mondo degli artisti e il loro malessere esistenziale; le tragedie che colpiscono all'improvviso; la colonna sonora classicissima; le tentazioni della carne; il gap sociale e d'età), nel tentativo incessante di farsi ammirare non stanca, semmai incuriosisce, trae in tentazione per poi appagare soltanto in parte.


paese: Thailandia
anno: 2003
regia: Chatrichalerm Yukol
sceneggiatura: Chatrichalerm Yukol
attori: Siriprapa Chumsai (Rose), Sarawut Martthong (Pat), Kamol Siritaranon (Chidchua), Chanthonladda Yukol, Deelok Thongwattana

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