Lhorn (Thailandia, 2003)

lhorn_0Anche la Thailandia, nell'ennesimo tentativo di crearsi una tradizione horror decente, prova la strada della tripartizione narrativa a base di fantasmi. Lhorn, traducibile come Soul, riprende l'esperimento Bangkok Haunted e lo ripropone in versione giovanile mantendone inalterato la spirito.

I tre episodi, diretti da tre registi diversi, non si discostano da un'idea di fiaba ancestrale che affonda a piene mani nel folklore e nella superstizione popolare collettiva, e in tal senso è corretto che non facciano né paura né tentino di stupire la platea con effetti speciali o colpi di scena. Lo scenario fantastico si sposa dunque ad un impeto didattico che, forse senza neanche rendersene conto, vuole prima di tutto tramandare una tradizione orale acquisita a livello inconscio e metterla nero su bianco per renderla pubblica e conoscibile.
Lhorn parte come Creepshow - o, volendo scegliere un termine di paragone meno illustre, come una versione istintiva e primitiva di Troublesome Night -, con una serie di racconti del terrore, divisi però geograficamente a seconda del territorio di provenienza dello spirito che infesta la storia e che tormenta i malcapitati protagonisti. L'immaturità dell'assunto non preclude un interesse di tipo esplorativo, conoscitivo, e nonostante regia, effetti speciali e recitazione non siano di alto livello il ritmo è sufficiente a tenere l'attenzione della platea sopra la soglia di guardia.


paese: Thailandia
anno: 2003
regia: Apichati Phothiphairo, Bunsong Nakpoo, Sirawut Phaireepinad
sceneggiatura:
attori: Wipwanee Sutthichuen, Julalak Kridtiyarat, Utthakorn Choyleu, Somrak Khamsing, Suchao Pongwilai